La scelta

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
A mio parere (che poi non è mio ma una cosa abbastanza ovvia se guardiamo ai numeri) tornerà ad essere più dignitosa e più remunerativa quando una grossa fetta degli attuali sarà morta o in pensione, il che avverrà non prima di una quindicina d'anni.
Durante i quali magari l'AI si sarà già mangiata tutto.
Naah.
I vecchi sono legati ad una modalità di fare la professione che è morta già adesso.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Capito. Il dramma mio non è che il desiderio è solo mio, anzi. Loro sono genuinamente convinti di essere interessati alla mia vita, peccato che è troppo faticosa da capire.
È chiaro cosa ti manda la pressione a 240 :D

Da me semplicemente non esiste altro all'infuori di loro, ergo ogni interesse è finalizzato ad un loro tornaconto identitario. Il motto è "i figli devono servire".
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mio marito la prende sul personale solo per il fuoco😆...ormai mi conosce e sa che prendermi di petto non porta a niente di buono...lui e mio padre sono sempre riusciti a farmi cambiare idea se c'era da farlo senza darmi addosso, senza imporre, mio padre specialmente è sempre stato bravissimo in questo, non si è mai scomposto...mi ritrovavo a fare il contrario di quello che mi ero imposta senza neppure capire da dove ero arrivata a quel punto.
G. ha semplicemente capito che quel tratto è una parte bambina e giocosa di me. :D
E quindi come tale la colloca nella nostra relazione. Rompo i coglioni, ma come diceva un mio vecchio amante, basta mettermi il cazzo in bocca! G. è di una scuola simile! 😋

Quando si tratta di confrontarsi seriamente, se ci sono in ballo idee, posizioni, opinioni sono una analista fredda, è proprio un altro mood.

Quindi no, non mi è mai successo che discutessi una idea e la cambiassi perchè qualcuno mi aveva suggerito di farlo in modo più o meno aperto.
Io confronto i dati e quindi mi documento, se non so. :)

Sono abituata fin da bambina a ragionare da sola e a rendere conto a me stessa.
Con mio padre in particolare sono sempre stata sul chi va là anche istintivamente: è un manipolatore passivo che si mette nella posizione della vittima per impietosire e scaricare su altri le rotture di coglioni e ha seri problemi con la femminilità fra l'altro.

G. per fortuna è profondamente diverso da mio padre e anche lui argomenta con dati alla mano e pure le fonti!
Se si fossero somigliati, non mi sarei sposata con lui. Sarebbe stato il trappolone finale per me.
 
Ultima modifica:

Jim Cain

Utente di lunga data
Naah.
I vecchi sono legati ad una modalità di fare la professione che è morta già adesso.
Parlo di numeri.

Invecchiamento: La professione sta invecchiando, con un numero crescente di pensionati.
Calo Iscritti: Si registra una diminuzione generale degli iscritti alla Cassa Forense.
 

CIRCE74

Utente di lunga data
G. ha semplicemente capito che quel tratto è una parte bambina e giocosa di me. :D
E quindi come tale la colloca nella nostra relazione. Rompo i coglioni, ma come diceva un mio vecchio amante, basta mettermi il cazzo in bocca! G. è di una scuola simile! 😋

Quando si tratta di confrontarsi seriamente, se ci sono in ballo idee, posizioni, opinioni sono una analista fredda, è proprio un altro mood.

Quindi no, non mi è mai successo che discutessi una idea e la cambiassi perchè qualcuno mi aveva suggerito di farlo in modo più o meno aperto.
Io confronto i dati e quindi mi documento, se non so. :)

Sono abituata fin da bambina a ragionare da sola e a rendere conto a me stessa.
Con mio padre in particolare sono sempre stata sul chi va là anche istintivamente: è un manipolatore passivo che si mette nella posizione della vittima per impietosire e scaricare su altri le rotture di coglioni e ha seri problemi con la femminilità fra l'altro.

G. per fortuna è profondamente diverso da mio padre e anche lui argomenta con dati alla mano e pure le fonti!
Se si fossero somigliati, non mi sarei sposata con lui. Sarebbe stato il trappolone finale per me.
Mio marito per certi versi è invece molto simile a mio padre, ma a me sinceramente non dispiace...ho sempre amato mio padre, ha sempre fatto del suo meglio per essere un buon genitore, come tutti avrà sbagliato ma c'è sempre stato e già questo per me vale molto.
Nella mia vita ho sempre fatto di testa mia ma ho imparato che specialmente da ragazzini e anche dopo alle volte capita di sbagliare, mio padre è riuscito a farmi capire l'errore semplicemente dialogando con me, raccontandomi il suo punto di vista sempre però senza cercare di farmi cambiare idea per forza, che è quello che faccio io con le mie figlie...loro mi cercano se in difficoltà, io ci sono, le ascolto, dico loro come vedo la cosa ma tante volte non voglio neppure sapere alla fine cosa hanno deciso di fare... è un discorso di fiducia e stima verso chi abbiamo accanto, se si ha la fortuna di avere questi tipi di rapporti perché non ascoltare e decidere usando anche un punto di vista che da soli non avremmo avuto? Pe me è un valore aggiunto.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
G. ha semplicemente capito che quel tratto è una parte bambina e giocosa di me. :D
E quindi come tale la colloca nella nostra relazione. Rompo i coglioni, ma come diceva un mio vecchio amante, basta mettermi il cazzo in bocca! G. è di una scuola simile! 😋

Quando si tratta di confrontarsi seriamente, se ci sono in ballo idee, posizioni, opinioni sono una analista fredda, è proprio un altro mood.

Quindi no, non mi è mai successo che discutessi una idea e la cambiassi perchè qualcuno mi aveva suggerito di farlo in modo più o meno aperto.
Io confronto i dati e quindi mi documento, se non so. :)

Sono abituata fin da bambina a ragionare da sola e a rendere conto a me stessa.
Con mio padre in particolare sono sempre stata sul chi va là anche istintivamente: è un manipolatore passivo che si mette nella posizione della vittima per impietosire e scaricare su altri le rotture di coglioni e ha seri problemi con la femminilità fra l'altro.

G. per fortuna è profondamente diverso da mio padre e anche lui argomenta con dati alla mano e pure le fonti!
Se si fossero somigliati, non mi sarei sposata con lui. Sarebbe stato il trappolone finale per me.
no quello lo si fa solo per vedere se almeno così stai zitta n'attimo
 

Etta

Utente di lunga data
Dovrebbe essere già tornato in Italia. Probabilmente è impegnato nelle pastoie legali o in un confronto con sua moglie. Vediamo se nei prossimi giorni @PrimaVoce ci dà qualche aggiornamento della situazione.
Secondo me è schifato dal fatto che abbiamo fatto i cazzi nostri sul suo 3d, in realtà lo abbiamo tenuto vivo in sua attesa. 😂
Magari si è semplicemente rotto il cazzo di stare qua. 😂
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mio marito per certi versi è invece molto simile a mio padre, ma a me sinceramente non dispiace...ho sempre amato mio padre, ha sempre fatto del suo meglio per essere un buon genitore, come tutti avrà sbagliato ma c'è sempre stato e già questo per me vale molto.
Nella mia vita ho sempre fatto di testa mia ma ho imparato che specialmente da ragazzini e anche dopo alle volte capita di sbagliare, mio padre è riuscito a farmi capire l'errore semplicemente dialogando con me, raccontandomi il suo punto di vista sempre però senza cercare di farmi cambiare idea per forza, che è quello che faccio io con le mie figlie...loro mi cercano se in difficoltà, io ci sono, le ascolto, dico loro come vedo la cosa ma tante volte non voglio neppure sapere alla fine cosa hanno deciso di fare... è un discorso di fiducia e stima verso chi abbiamo accanto, se si ha la fortuna di avere questi tipi di rapporti perché non ascoltare e decidere usando anche un punto di vista che da soli non avremmo avuto? Pe me è un valore aggiunto.
Sono approcci e servono a far star bene chi li usa per sè :)

Io ho semplicemente imparato molto presto che la fiducia non è una discriminante fondante quando si tratta di fare scelte che riguardano me.

Questo non significa non confrontarsi con altri, anzi.

Significa semplicemente che dopo essersi confrontati, è comunque con se stessi che si parla e si discute per arrivare ad una scelta.
E se non si hanno abbastanza dati, anche e soprattutto a seguito del confronto, si va a verificare e ad approfondire.

Far di testa mia non significa intestardirmi per tenere una posizione di principio.
Significa che sono fin da bambina abituata a gestire da sola le conseguenze delle mie scelte.
E quando impari questo, impari anche che le conseguenze di scelte tue sono Tue e come tali sono una risorsa e anche gli errori allora sono utili e funzionali.

Le conseguenze di scelte fatte con la testa degli altri sono zavorra inutile che rallenta.
Quelle fatte sulla fiducia verso qualcun altro sono una bestia ancora peggiore.

Di contro non desidero che vengano fatte scelte sulla scorta della fiducia in me.

So che se G. mi dice cose, non solo le ha valutate, non solo le ha approfondite se non a livello pro ma quasi, ma è pure certo di quello che sta dicendo. Diversamente sta zitto.
E la maggior parte delle volte so già che le sue sono dritte sensate. Ci prende la maggior parte delle volte. Potrei fidarmi sulla scorta dell'esperienza.
Ma a me interessa il mio processo decisionale perchè è in quel processo che cresco e divento io bella!
Le cose declinate a modo suo mi servono per ampliare il mio sguardo, ma il mio sguardo è il mio sguardo e non potrà mai essere il suo e viceversa.
È uno dei motivi per cui il suo sguardo non smette di affascinarmi. E uno dei motivi per cui il mio essere come sono continua ad affascinarlo.
Lui dice che è come guardare esplodere una stella. E trovo bellissima non la parte romantica (che non c'è fra l'altro) ma il significato astronomico che c'è dietro la sua affermazione.

Mio padre fondamentalmente consiglia sulla scorta di quello che gli serve per non avere rotture di coglioni.
E non ci sarebbe niente di male in sè in una direzione come questa, se fosse dichiarata apertamente.
Invece lui non solo non la sa dichiarare apertamente, ma la ammanta di assoluto dogmatico e quando lo sveli scappa rifugiandosi o nella rabbia o nel silenzio.
Il che non solo lo rende un consigliere inaffidabile e inutile, perchè è incapace di condividere il suo sguardo e il suo pensiero, ma è anche pericoloso perchè ha paura sempre.
Da piccola non capivo e semplicemente sentivo una vocina nella mia testa "non parlare, non parlare", e mi facevo i cazzi miei.
Adesso so come mai ho fatto bene ad ascoltare la vocina nella mia testa (con annessi e connessi) :D

Mio padre, avendo sempre paura, non vede stelle che esplodono, e quando le intravede scappa.
Presente che brutta roba se G. gli somigliasse?
 
Ultima modifica:

CIRCE74

Utente di lunga data
Sono approcci e servono a far star bene chi li usa per sè :)

Io ho semplicemente imparato molto presto che la fiducia non è una discriminante fondante quando si tratta di fare scelte che riguardano me.

Questo non significa non confrontarsi con altri, anzi.

Significa semplicemente che dopo essersi confrontati, è comunque con se stessi che si parla e si discute per arrivare ad una scelta.
E se non si hanno abbastanza dati, anche e soprattutto a seguito del confronto, si va a verificare e ad approfondire.

Far di testa mia non significa intestardirmi per tenere una posizione di principio.
Significa che sono fin da bambina abituata a gestire da sola le conseguenze delle mie scelte.
E quando impari questo, impari anche che le conseguenze di scelte tue sono Tue e come tali sono una risorsa e anche gli errori allora sono utili e funzionali.

Le conseguenze di scelte fatte con la testa degli altri sono zavorra inutile che rallenta.
Quelle fatte sulla fiducia verso qualcun altro sono una bestia ancora peggiore.

Di contro non desidero che vengano fatte scelte sulla scorta della fiducia in me.

So che se G. mi dice cose, non solo le ha valutate, non solo le ha approfondite se non a livello pro ma quasi, ma è pure certo di quello che sta dicendo. Diversamente sta zitto.
E la maggior parte delle volte so già che le sue sono dritte sensate. Ci prende la maggior parte delle volte. Potrei fidarmi sulla scorta dell'esperienza.
Ma a me interessa il mio processo decisionale perchè è in quel processo che cresco e divento io bella!
Le cose declinate a modo suo mi servono per ampliare il mio sguardo, ma il mio sguardo è il mio sguardo e non potrà mai essere il suo e viceversa.
È uno dei motivi per cui il suo sguardo non smette di affascinarmi. E uno dei motivi per cui il mio essere come sono continua ad affascinarlo.
Lui dice che è come guardare esplodere una stella. E trovo bellissima non la parte romantica (che non c'è fra l'altro) ma il significato astronomico che c'è dietro la sua affermazione.

Mio padre fondamentalmente consiglia sulla scorta di quello che gli serve per non avere rotture di coglioni.
E non ci sarebbe niente di male in sè in una direzione come questa, se fosse dichiarata apertamente.
Invece lui non solo non la sa dichiarare apertamente, ma la ammanta di assoluto dogmatico e quando lo sveli scappa rifugiandosi o nella rabbia o nel silenzio.
Il che non solo lo rende un consigliere inaffidabile e inutile, perchè è incapace di condividere il suo sguardo e il suo pensiero, ma è anche pericoloso perchè ha paura sempre.
Da piccola non capivo e semplicemente sentivo una vocina nella mia testa "non parlare, non parlare", e mi facevo i cazzi miei.
Adesso so come mai ho fatto bene ad ascoltare la vocina nella mia testa (con annessi e connessi) :D

Mio padre, avendo sempre paura, non vede stelle che esplodono, e quando le intravede scappa.
Presente che brutta roba se G. gli somigliasse?
No no, hai fatto bene a decidere di testa tua, io ascolto volentieri le poche persone di cui mi fido ciecamente e comunque come ho anche scritto pochi giorni fa preferisco che anche le mie figlie sbaglino da sole, uno sbaglio dettato da un mio cattivo consiglio sarebbe ben più difficile da digerire che uno fatto pensando con la propria testa...io sono una persona a cui piace il confronto (sempre con persone che so potrebbero anche sorprendermi) e non ho difficoltà a rivedere il mio punto di vista ma ovviamente dopo avere soppesato tutto ciò che ho a disposizione per decidere perché appunto non vorrei mai rovinare un bel rapporto attraverso il malumore generato da un parere che con il senno di poi mi ha portato su una strada che non avrei voluto percorrere.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Parlo di numeri.

Invecchiamento: La professione sta invecchiando, con un numero crescente di pensionati.

Calo Iscritti: Si registra una diminuzione generale degli iscritti alla Cassa Forense.
Stavo facendo un discorso diverso.
E, se vuoi, posso raccontarti la parabola dei miei ultimi venticinque anni di avvocatura — ventotto, se contiamo il praticantato.

Spoiler: pippone lungo, probabilmente non interessante, e non si parla di scopare.

Partiamo dall’inizio.

Chi è diventato avvocato fino al 1980 si è fatto gli anni d’oro della professione. Partivi con lo studietto che faceva i sinistri stradali della via di casa e, dopo quattro o cinque anni, se non eri un completo idiota diventavi fiduciario di una banca, di un’assicurazione, o prendevi il contenzioso passivo di un ministero, delle Poste, dell’ANAS. E lì eri sistemato per tutta la vita.

La consulenza aziendale la facevi di sponda con i commercialisti, che all’epoca non erano funzionari dell’Agenzia delle Entrate pagati coi soldi del contribuente, ma consulenti fiscali veri, gente che gestiva il rapporto col fisco.
La compliance aziendale non sapevano neanche cosa fosse, salvo pochissimi settori regolamentati — banche e assicurazioni — e parliamo di dieci studi in tutta Italia.

Quella è stata l’ultima generazione delle vacche grasse. E hanno saturato la domanda dei clienti “buoni”.

Chi è diventato avvocato negli anni Novanta ha fatto pratica da quegli avvocati lì. E, fondamentalmente, non ha imparato un cazzo, se non a fare lo spicciarogne: lavorare le pratiche per chi aveva i mandati interessanti, tralasciando due aspetti fondamentali del mestiere — andare a caccia di clienti e farsi pagare.
Gente che ha scelto di fare un lavoro da dipendente con le garanzie del libero professionista. Qualche spazio c’era, perché quelli svegli la strada la trovano sempre. In più, dagli anni ’90 in poi, c’è stato l’arrembaggio degli avvocati del Sud che passavano gli esami a Reggio Calabria coi bollini della Mira Lanza, mentre a Roma restava fisso il 17% di promossi.

Poi arriviamo a me e ai miei amici, avvocati intorno al 2000. Usciti devastati da studi di rincoglioniti dove il titolare non lo vedevi mai perché stava in giro a tessere rapporti, e gli spicciarogne — oltre al contenzioso — non avevano nulla da insegnarti. Nel frattempo il contenzioso si saturava, i clienti buoni scarseggiavano e le persone fisiche ti chiedevano un ammontare immenso di lavoro per quattro spicci.

Sono stati gli anni della proletarizzazione dell’avvocatura: separazioni a 500 euro con l’avvocato del CAF.

Io mi sono salvato perché ho sempre avuto la capacità innata di portare lavoro allo studio e di assumere gente che lavorasse al posto mio. Salvo due o tre settori dove le mani ce le posso mettere solo io, mi sono reinventato consulente, docente, imprenditore. Ho fatto più chilometri in macchina di un corriere DHL, onestamente per cifre che vent’anni prima si facevano comodamente stando a casa e andando a letto presto.

Oggi ho amici che, dopo vent’anni sui libri, si sentono fighi il mese in cui portano a casa 5.000 euro.

Il mercato sta cambiando adesso, perché finalmente gli avvocati hanno smesso di fare solo gli avvocati e hanno iniziato a fare i consulenti. Hanno preso settori che prima non esistevano e, soprattutto, hanno capito che l’acquisizione del cliente conta più di quanto sei bravo, perché le competenze si comprano.

È una nuova generazione che vive di collaborazioni: si va a caccia insieme per abbattere il mammut. Non come i vecchi studi dove c’era il grande professore con dodici persone sotto perché aveva il rapporto personale con l’amministratore delegato di turno.
Io oggi, con una quindicina di persone su Roma, sono uno studio medio-grande. Quando ho iniziato, o eri l’avvocato artigianino o eri Tonucci, che aveva 170 persone solo nell’ufficio di Roma.

Adesso persino i grandi studi fanno fatica a trovare gente disposta a lavorare a quelle condizioni.

Quindi no: non è un dato anagrafico sugli iscritti alla Cassa Forense.
Il dato vero riguarda il numero dei clienti buoni e la concentrazione dei mandati remunerativi in poche mani, che per fortuna sta migliorando, semplicemente ci sono più opportunità per tutti.

Ci sono meno iscritti anche perché l’avvocatura ha perso fascino. Le orde di laureati “per forza” in giurisprudenza — siciliani, calabresi, pugliesi — che venivano al Nord con competenze scarse ma reti familiari forti, si sono accorti che forse conviene fare l’avvocato a Reggio Calabria: con 2.000 euro al mese tieni aperto lo studio. A Roma ne servono 5, a Milano 10.

Scusa per il pippone ma è una storia che conosco bene.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Stavo facendo un discorso diverso.
E, se vuoi, posso raccontarti la parabola dei miei ultimi venticinque anni di avvocatura — ventotto, se contiamo il praticantato.

Spoiler: pippone lungo, probabilmente non interessante, e non si parla di scopare.

Partiamo dall’inizio.

Chi è diventato avvocato fino al 1980 si è fatto gli anni d’oro della professione. Partivi con lo studietto che faceva i sinistri stradali della via di casa e, dopo quattro o cinque anni, se non eri un completo idiota diventavi fiduciario di una banca, di un’assicurazione, o prendevi il contenzioso passivo di un ministero, delle Poste, dell’ANAS. E lì eri sistemato per tutta la vita.

La consulenza aziendale la facevi di sponda con i commercialisti, che all’epoca non erano funzionari dell’Agenzia delle Entrate pagati coi soldi del contribuente, ma consulenti fiscali veri, gente che gestiva il rapporto col fisco.
La compliance aziendale non sapevano neanche cosa fosse, salvo pochissimi settori regolamentati — banche e assicurazioni — e parliamo di dieci studi in tutta Italia.

Quella è stata l’ultima generazione delle vacche grasse. E hanno saturato la domanda dei clienti “buoni”.

Chi è diventato avvocato negli anni Novanta ha fatto pratica da quegli avvocati lì. E, fondamentalmente, non ha imparato un cazzo, se non a fare lo spicciarogne: lavorare le pratiche per chi aveva i mandati interessanti, tralasciando due aspetti fondamentali del mestiere — andare a caccia di clienti e farsi pagare.
Gente che ha scelto di fare un lavoro da dipendente con le garanzie del libero professionista. Qualche spazio c’era, perché quelli svegli la strada la trovano sempre. In più, dagli anni ’90 in poi, c’è stato l’arrembaggio degli avvocati del Sud che passavano gli esami a Reggio Calabria coi bollini della Mira Lanza, mentre a Roma restava fisso il 17% di promossi.

Poi arriviamo a me e ai miei amici, avvocati intorno al 2000. Usciti devastati da studi di rincoglioniti dove il titolare non lo vedevi mai perché stava in giro a tessere rapporti, e gli spicciarogne — oltre al contenzioso — non avevano nulla da insegnarti. Nel frattempo il contenzioso si saturava, i clienti buoni scarseggiavano e le persone fisiche ti chiedevano un ammontare immenso di lavoro per quattro spicci.

Sono stati gli anni della proletarizzazione dell’avvocatura: separazioni a 500 euro con l’avvocato del CAF.

Io mi sono salvato perché ho sempre avuto la capacità innata di portare lavoro allo studio e di assumere gente che lavorasse al posto mio. Salvo due o tre settori dove le mani ce le posso mettere solo io, mi sono reinventato consulente, docente, imprenditore. Ho fatto più chilometri in macchina di un corriere DHL, onestamente per cifre che vent’anni prima si facevano comodamente stando a casa e andando a letto presto.

Oggi ho amici che, dopo vent’anni sui libri, si sentono fighi il mese in cui portano a casa 5.000 euro.

Il mercato sta cambiando adesso, perché finalmente gli avvocati hanno smesso di fare solo gli avvocati e hanno iniziato a fare i consulenti. Hanno preso settori che prima non esistevano e, soprattutto, hanno capito che l’acquisizione del cliente conta più di quanto sei bravo, perché le competenze si comprano.

È una nuova generazione che vive di collaborazioni: si va a caccia insieme per abbattere il mammut. Non come i vecchi studi dove c’era il grande professore con dodici persone sotto perché aveva il rapporto personale con l’amministratore delegato di turno.
Io oggi, con una quindicina di persone su Roma, sono uno studio medio-grande. Quando ho iniziato, o eri l’avvocato artigianino o eri Tonucci, che aveva 170 persone solo nell’ufficio di Roma.

Adesso persino i grandi studi fanno fatica a trovare gente disposta a lavorare a quelle condizioni.

Quindi no: non è un dato anagrafico sugli iscritti alla Cassa Forense.
Il dato vero riguarda il numero dei clienti buoni e la concentrazione dei mandati remunerativi in poche mani, che per fortuna sta migliorando, semplicemente ci sono più opportunità per tutti.

Ci sono meno iscritti anche perché l’avvocatura ha perso fascino. Le orde di laureati “per forza” in giurisprudenza — siciliani, calabresi, pugliesi — che venivano al Nord con competenze scarse ma reti familiari forti, si sono accorti che forse conviene fare l’avvocato a Reggio Calabria: con 2.000 euro al mese tieni aperto lo studio. A Roma ne servono 5, a Milano 10.

Scusa per il pippone ma è una storia che conosco bene.
Comincio dalla fine.
Ci sono meno iscritti perché ce ne sono troppi, soprattutto al centro sud.
E la professione è diventata, per forza di cose, molto meno remunerativa che in passato.
Se la torta è quella e la dividi per quindici non è come quando dividevi per cinque.
Per cui, a fronte di sforzi non indifferenti e precarietà prolungata e tangibile, i neolaureati già da tempo scelgono altro (e i numeri parlano chiaro, basta andarsi a vedere quanti candidati all'esame da avvocato c'erano negli anni 90 rispetto ad ora : più del doppio, forse il triplo).
Quindi, tempo di pensionare gli attuali over 65, e ci sarà molta meno concorrenza.

L'arrembaggio agli esami andava nella direzione opposta a quella da te descritta : e trovavi il praticante di Brescia a fare l'esame a Reggio Calabria proprio perché a Reggio era più facile passarlo : solo che quello di Reggio restava a Reggio insieme ad altre migliaia di colleghi, il bresciano tornava su col titolo preso giù e doveva sgomitare con qualche decina di colleghi.

C'è gente che dal sud è andata presto al nord ad esercitare la professione, di tutti quelli di cui ho notizia non ne è tornato uno e molti hanno fatto carriere brillanti, di base per un motivo molto semplice : quando sei abituato a sgomitare e ti ritrovi catapultato in un ambiente dove il 'sistema' funziona molto meglio del posto dal quale provieni, generalmente metti le palle in testa a parecchi concorrenti.
 
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Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Comincio dalla fine.
Ci sono meno iscritti perché ce ne sono troppi, soprattutto al centro sud.
E la professione è diventata, per forza di cose, molto meno remunerativa che in passato.
Se la torta è quella e la dividi per quindici non è come quando dividevi per cinque.
Per cui, a fronte di sforzi non indifferenti e precarietà prolungata e tangibile, i neolaureati già da tempo scelgono altro (e i numeri parlano chiaro, basta andarsi a vedere quanti candidati all'esame da avvocato c'erano negli anni 90 rispetto ad ora : più del doppio, forse il triplo).
Quindi, tempo di pensionare gli attuali over 65, e ci sarà molta meno concorrenza.

L'arrembaggio agli esami andava nella direzione opposta a quella da te descritta : e trovavi il praticante di Brescia a fare l'esame a Reggio Calabria proprio perché a Reggio era più facile passarlo : solo che quello di Reggio restava a Reggio insieme ad altre migliaia di colleghi, il bresciano tornava su col titolo preso giù e doveva sgomitare con qualche decina di colleghi.

C'è gente che dal sud è andata presto al nord ad esercitare la professione, di tutti quelli di cui ho notizia non ne è tornato uno e molti hanno fatto carriere brillanti, di base per un motivo molto semplice : quando sei abituato a sgomitare e ti ritrovi catapultato in un ambiente dove il 'sistema' funziona molto meglio del posto dal quale provieni, generalmente metti le palle in testa a parecchi concorrenti.
Ma stai scherzando? Solo a Roma sono iscritti qualcosa come 13.000 avvocati calabresi, di cui buona parte non capiscono un cazzo :LOL:
Solo che siccome il calabrese si aiuta con l'altro calabrese e sono infiltrati nelle istituzioni da ogni parte si pigliano i mandati fra di loro.
La concentrazione dei mandati di banche e assicurazioni in mano agli ottantenni l'ho vissuta in prima persona, e quando hanno riformato le tasse forense ero in commissione all'ordine degli avvocati di Roma.
Stai sereno che sta roba me la sono vissuta tutta da addetto ai lavori.
Non conosco tutte le piazze d'Italia, ma quando ero al massimo del fare la trottola avevo studi a Catania, Napoli, Roma, Bologna & Padova, più un appoggio a Milano dove andavo ogni tre o quattro mesi . Poi ho chiuso Catania e Napoli.
E il polso della situazione su quelle piazze lo ricordo bene.
 

feather

Utente tardo
quando sei abituato a sgomitare e ti ritrovi catapultato in un ambiente dove il 'sistema' funziona molto meglio del posto dal quale provieni, generalmente metti le palle in testa a parecchi concorrenti
Questo lo vedo bene anche io, gente con competenze mediocri ma che viene da posti dove farsi largo a pugni nei denti è la norma veleggiano bene, nel mentre locali (gente del posto) che invece è abituata a vivere di rendita va a piagnucolare dal governo che, per tenersi i voti, legifera obbligando le aziende ad assumere solo locali che però non hanno voglia di sbattersi. I risultati te li lascio immaginare.
E non sono neanche sicuro una soluzione esista
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
No no, hai fatto bene a decidere di testa tua, io ascolto volentieri le poche persone di cui mi fido ciecamente e comunque come ho anche scritto pochi giorni fa preferisco che anche le mie figlie sbaglino da sole, uno sbaglio dettato da un mio cattivo consiglio sarebbe ben più difficile da digerire che uno fatto pensando con la propria testa...io sono una persona a cui piace il confronto (sempre con persone che so potrebbero anche sorprendermi) e non ho difficoltà a rivedere il mio punto di vista ma ovviamente dopo avere soppesato tutto ciò che ho a disposizione per decidere perché appunto non vorrei mai rovinare un bel rapporto attraverso il malumore generato da un parere che con il senno di poi mi ha portato su una strada che non avrei voluto percorrere.
Ciecamente non mi fido di nessuno.
Somiglia troppo alla fede dal mio punto di vista.

Diciamo che mi fido, a fronte dell'osservazione e della pratica concreta e quotidiana, della mia capacità di giudizio.

Di certo per me la fiducia non è qualcosa che data una volta, stretto il patto.
Sono una traditrice e non ho mai pensato che fosse una mia esclusiva esserlo e includo il tradimento nelle relazioni.
Anzi ti dico di più, il tradimento senza relazione non esiste perchè non avrebbe lo spazio in cui esprimersi. Il tradimento è connaturato alle relazioni.

Per me quindi la fiducia è un processo di costruzione lungo quanto la relazione in cui la colloco, è qualcosa di vivo e mutabile e che segue le trasformazioni degli individui e della relazione, tradimenti inclusi.

Il confronto aperto e chiaro, senza trattenere informazioni o almeno dichiarando che alcune le si stanno trattenendo, è la benzina per me.

E questo è il motivo per cui la questione della fiducia riguarda pochissime persone. Meno delle dita di una mano.

Col resto del mondo, va benissimo l'affidabilità funzionale agli obiettivi. :)

Il punto per me non è sbagliare o fare giusto, che è comunque qualcosa di relativo alla persona e al suo percorso.
Il punto è la titolarità delle scelte, conoscere il percorso attraverso cui si è arrivati ad una scelta piuttosto che ad un altra. Al netto del risultato.
È la considerazione del percorso come proprio.

Ho letto di là la questione dei figli. Ed è complessa, in particolare se si sta parlando di adolescenti che hanno innanzitutto un funzionamento neurologico diverso sia dai bambini sia dagli adulti, è una fase evolutiva che funziona in un certo modo e che si può dire venga attraversata svolgendo diversi compiti evolutivi finalizzati all'individuazione dell'individuo. Fra questi compiti c'è la trasgressione del sistema di riferimento.
In questi termini più che i consigli, dal mio punto di vista funziona la condivisione e la graduale assunzione di responsabilità delle proprie esperienze.
L'esperienza non è trasferibile. È un racconto da cui prender spunto.

Mi ha sempre affascinato il significato etimologico di e-ducare: ex ducere, che significa condurre fuori.
Per anni si è pensato che invece l'educazione fosse il processo esattamente contrario, ossia mettere dentro.
A partire dalla concezione dei bambini come tabula rasa e passando dall'idea degli adolescenti come adulti inesperti.
 
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