Etta
Utente di lunga data
Ha un po’ i suoi pro e contro. E’ spesso trafficata.Ci lavoravo anch'io una volta.
Se la Milano fosse solo quella sarebbe uno spettacolo.
Ha un po’ i suoi pro e contro. E’ spesso trafficata.Ci lavoravo anch'io una volta.
Se la Milano fosse solo quella sarebbe uno spettacolo.
Anche la zona di Pagano e Conciliazione non sono male neh!Nemmeno ieri, ma oggi mi sembra una città sempre meno inclusiva.
Ha dei begli angoli ancora, io vivrei in zona porta Romana o San Gottardo.
Ma sono zone inavvicinabili e ciò che resta è la periferia o l'hinterland, che non hanno alcun appeal.
Volutamente l'esclusività viene accentuata da piano traffico e parcheggi.
Lo scopo, unico, è aumentare la rendita immobiliare.
Vale per qualunque città. Non è proprio possibile pensare a una città che abbia solo zone storiche o eleganti, la bellezza delle città è il fatto di essere vive, caotiche, irregolari.Ci lavoravo anch'io una volta.
Se la Milano fosse solo quella sarebbe uno spettacolo.
Anche verso l'ex zona fiera ci sono palazzi molto belli.Anche la zona di Pagano e Conciliazione non sono male neh!![]()
Vale anche per la mia.Vale per qualunque città. Non è proprio possibile pensare a una città che abbia solo zone storiche o eleganti, la bellezza delle città è il fatto di essere vive, caotiche, irregolari.
Altrimenti ci sono i piccoli borghi, i paesi.
È la comunità a vederli come tali, non certo gli urbanisti. Tralasciando il fatto che il modo in cui si è stato urbanizzato il territorio cambia drasticamente in certe zone, in alcune meglio ed in altre peggioVale anche per la mia.
La cosa che contesto agli architetti e agli urbanisti è l'avere sempre considerato le zone dedicate all'edilizia popolare come ghetti.
E' stato ed è un errore imperdonabile che ha condizionato e condiziona la vita di milioni di persone.
Immagino. credo che molti errori in quel senso risalgano agli anni settanta.Vale anche per la mia.
La cosa che contesto agli architetti e agli urbanisti è l'avere sempre considerato le zone dedicate all'edilizia popolare come ghetti.
E' stato ed è un errore imperdonabile che ha condizionato e condiziona la vita di milioni di persone.
È la comunità a vederli come tali, non certo gli urbanisti. Tralasciando il fatto che il modo in cui si è stato urbanizzato il territorio cambia drasticamente in certe zone, in alcune meglio ed in altre peggio
it.wikipedia.org
Per certi aspetti hai ragione.Immagino. credo che molti errori in quel senso risalgano agli anni settanta.
A Milano la storia dell'edilizia residenziale pubblica parte dai primi del novecento ed molto interessante, nel corso degli anni è stata affidata anche ad architetti importanti, ma alla fine degli anni sessanta hanno iniziato a essere realizzati quartieri privi di un disegno unitario, di qualità scarsa.
Ora, poi, non c'è nessuna idea di città che abbia spazi anche popolari.
Cosa vorresti dire con questo esempio che ha poco a che vedere con quello che hai detto prima ? Sai definire il termine "edilizia popolare" e il ruolo di un urbanista ? Senza controllate in internet![]()
Vele di Scampia - Wikipedia
it.wikipedia.org
Pur essendoci stata più volte, non conosco bene Catania, perciò non ho presente il quartiere. Di certo, però, non basta un nome, che a volte viene speso semplicemente per darsi lustro. Ci vogliono idee coerenti e soprattutto persistenza, cura dei progetti, cose che mancano da anni.Per certi aspetti hai ragione.
A Catania, per progettare il più grande ghetto della città, venne chiamato l'architetto giapponese Kenzo Tange.
Non ho il tempo, ma ho dato incarico ai miei collaboratori di preparare una relazione che ti invierò quanto prima.Cosa vorresti dire con questo esempio che ha poco a che vedere con quello che hai detto prima ? Sai definire il termine "edilizia popolare" e il ruolo di un urbanista ? Senza controllate in internet![]()
Pur essendoci stata più volte, non conosco bene Catania, perciò non ho presente il quartiere. Di certo, però, non basta un nome, che a volte viene speso semplicemente per darsi lustro. Ci vogliono idee coerenti e soprattutto persistenza, cura dei progetti, cose che mancano da anni.
it.wikipedia.org
Per me le Vele e altre realizzazioni simili sono proprio assurde. Strutture che favoriscono gli interessi della criminalità.Per certi aspetti hai ragione.
A Catania, per progettare il più grande ghetto della città, venne chiamato l'architetto giapponese Kenzo Tange.
Il parallelismo con la scuola è perfettamente aderente.Per me le Vele e altre realizzazioni simili sono proprio assurde. Strutture che favoriscono gli interessi della criminalità.
Ma anche dove sono state fatte case diverse, il problema è avere l’idea ci concentrare tutte le persone con difficoltà, innanzitutto economiche, in uno spazio.
L’edilizia popolare è fondamentale, ma va pensata.
Scusate se uso l’esempio della scuola, ma è una esperienza che tutti hanno vissuto.
Se si mettono nella stessa classe tutti gli alunni con difficoltà o problematici, quella classe diventa un inferno. Eppure questa fesseria era la norma fino al 77. C’erano le classi differenziali e le scuole speciali.
Questa cosa assurda derivava paradossalmente da una idea di dare più risorse a chi ne aveva bisogno e classi meno numerose.
Ma è perché non veniva considerato il peso della socialità e dell’apprendimento tra pari.
Poi nella scuola esiste tuttora con la differenziazione nella scuola secondaria tra professionali, tecnici e licei.
Al di là degli interessi individuali che possono far preferire prepararsi a fare il parrucchiere invece di studiare greco o matematica astratta, si creano scuole che vengono frequentate da ragazzi che sono già stati emarginati nelle scuole precedenti, fin dalla Primaria, e altre scuole che vengono frequentate da ragazzi sempre valorizzati nello studio.
Il rapporto tra gli studenti dentro la scuola e poi fuori (la maggior parte delle persone adulte ha i migliori amici i compagni di scuola) porta a creare una scuola parallela per finalità e obiettivi.
È la stessa cosa che avviene nei quartieri popolari dove si concentrano persone con difficoltà economiche e, di conseguenza, sociali.
A Milano esistono piccolissimi quartieri di case popolari comunali che sono davvero molto piacevoli. Ma sono piccoli.
I grandi interventi di edilizia popolare a Milano, ma ovunque (tra i quali vi è Scampia) sono stati realizzati in condizioni di sviluppo frenetico e forse non era pensabile fare diversamente. Lo sviluppo economico richiedeva una quantità enorme di manodopera che veniva attratta dalla campagna e da quartieri fatiscenti delle città, ma insieme a tantissime brave persone che volevano solo migliorare, lavorando e con il piacere di “lavarsi in casa“, ma anche persone incapaci di trovare un loro posto senza delinquere. È l’influenza dell’amico che ostenta simboli di benessere ottenuti in modo illegale crea le bande delinquenziali, famose come la banda della Comasina o la banda della Magliana e ha favorito lo sviluppo industriale di mafia e camorra e ‘Ndrangheta ecc.
Invece la pedagogia insegna che gli alunni in difficoltà vanno distribuiti nelle classi, così come i miti e i fortemente motivati.
A livello urbanistico è complicato rimediare. A Milano si sta cercando di fare espandere la parte benestante e mooolto benestante. Ma le persone non abbienti restano e vengono “spinte” alla periferia che oggi è hinterland.
Non si impara nulla dal passato.
Cioè non si vuole imparare, perché fare soldi è ciò che si mette al centro della propria azione personale e politica.
Però le “brutture” sono tali inizialmente perché, per questioni di risparmio, sono costruite addossate, senza spazi di socialità sana. Poi chi gestisce le case popolari che, per definizione, hanno abitanti che non hanno i soldi per la manutenzione, pensa prevalentemente agli interessi economici personali e la manutenzione non viene proprio fatta, per cui case già fatte al risparmio, finiscono per cadere a pezzi .Il parallelismo con la scuola è perfettamente aderente.
Concentrare persone con le stesse difficoltà, nei quartieri come nelle scuole, finisce ovviamente per amplificare i problemi invece di risolverli.
Servono scelte che mescolino e includano, non soluzioni comode guidate solo dalla inconsapevole (spero) necessità di suddividere i cittadini in caste.
A prescindere dal fatto che realizzare brutture urbanistiche non ha certo costi inferiori rispetto la realizzazione di strutture pensate meglio.
Ho già citato in proposito un bellissimo documentario, lungo, disponibile su YouTube sulla Public Library di New York. Racconta anche di tutti gli interventi fatti in periferia per il sostegno allo studio dei bambini e i ragazzi e sulla proposta attuata, non so in quale misura, di obbligare i costruttori a riservare alcuni appartamenti ai non abbienti, pagati poi dal comune. Lo stesso ho visto in un altro documento è stato realizzato in Svezia e perfino a Torino.Il parallelismo con la scuola è perfettamente aderente.
Concentrare persone con le stesse difficoltà, nei quartieri come nelle scuole, finisce ovviamente per amplificare i problemi invece di risolverli.
Servono scelte che mescolino e includano, non soluzioni comode guidate solo dalla inconsapevole (spero) necessità di suddividere i cittadini in caste.
A prescindere dal fatto che realizzare brutture urbanistiche non ha certo costi inferiori rispetto la realizzazione di strutture pensate meglio.
Oggi nessuno propone più di realizzare i palazzoni popolari ed è giustissimo.Il parallelismo con la scuola è perfettamente aderente.
Concentrare persone con le stesse difficoltà, nei quartieri come nelle scuole, finisce ovviamente per amplificare i problemi invece di risolverli.
Servono scelte che mescolino e includano, non soluzioni comode guidate solo dalla inconsapevole (spero) necessità di suddividere i cittadini in caste.
A prescindere dal fatto che realizzare brutture urbanistiche non ha certo costi inferiori rispetto la realizzazione di strutture pensate meglio.
Esattamente.Per me le Vele e altre realizzazioni simili sono proprio assurde. Strutture che favoriscono gli interessi della criminalità.
Ma anche dove sono state fatte case diverse, il problema è avere l’idea ci concentrare tutte le persone con difficoltà, innanzitutto economiche, in uno spazio.
L’edilizia popolare è fondamentale, ma va pensata.
Scusate se uso l’esempio della scuola, ma è una esperienza che tutti hanno vissuto.
Se si mettono nella stessa classe tutti gli alunni con difficoltà o problematici, quella classe diventa un inferno. Eppure questa fesseria era la norma fino al 77. C’erano le classi differenziali e le scuole speciali.
Questa cosa assurda derivava paradossalmente da una idea di dare più risorse a chi ne aveva bisogno e classi meno numerose.
Ma è perché non veniva considerato il peso della socialità e dell’apprendimento tra pari.
Poi nella scuola esiste tuttora con la differenziazione nella scuola secondaria tra professionali, tecnici e licei.
Al di là degli interessi individuali che possono far preferire prepararsi a fare il parrucchiere invece di studiare greco o matematica astratta, si creano scuole che vengono frequentate da ragazzi che sono già stati emarginati nelle scuole precedenti, fin dalla Primaria, e altre scuole che vengono frequentate da ragazzi sempre valorizzati nello studio.
Il rapporto tra gli studenti dentro la scuola e poi fuori (la maggior parte delle persone adulte ha i migliori amici i compagni di scuola) porta a creare una scuola parallela per finalità e obiettivi.
È la stessa cosa che avviene nei quartieri popolari dove si concentrano persone con difficoltà economiche e, di conseguenza, sociali.
A Milano esistono piccolissimi quartieri di case popolari comunali che sono davvero molto piacevoli. Ma sono piccoli.
I grandi interventi di edilizia popolare a Milano, ma ovunque (tra i quali vi è Scampia) sono stati realizzati in condizioni di sviluppo frenetico e forse non era pensabile fare diversamente. Lo sviluppo economico richiedeva una quantità enorme di manodopera che veniva attratta dalla campagna e da quartieri fatiscenti delle città, ma insieme a tantissime brave persone che volevano solo migliorare, lavorando e con il piacere di “lavarsi in casa“, ma anche persone incapaci di trovare un loro posto senza delinquere. È l’influenza dell’amico che ostenta simboli di benessere ottenuti in modo illegale crea le bande delinquenziali, famose come la banda della Comasina o la banda della Magliana e ha favorito lo sviluppo industriale di mafia e camorra e ‘Ndrangheta ecc.
Invece la pedagogia insegna che gli alunni in difficoltà vanno distribuiti nelle classi, così come i miti e i fortemente motivati.
A livello urbanistico è complicato rimediare. A Milano si sta cercando di fare espandere la parte benestante e mooolto benestante. Ma le persone non abbienti restano e vengono “spinte” alla periferia che oggi è hinterland.
Non si impara nulla dal passato.
Cioè non si vuole imparare, perché fare soldi è ciò che si mette al centro della propria azione personale e politica.

Questo è avvenuto perché gradualmente si è diffusa l’idea che non si possono mantenere attività in perdita.Oggi nessuno propone più di realizzare i palazzoni popolari ed è giustissimo.
Però non propongono nulla in assoluto per mantenere la città vivibile per tutti.
Per fare un esempio tra tanti, l'anno scorso ero andata a un incontro, perché a Milano c'erano delle bellissime piscine comunali all'aperto, accessibili a tutti e utili d'estate, quando qui c'è un caldo folle; via via hanno chiuso quasi tutte.