La lettura è un punto di vista, e non esiste quello giusto e quello sbagliato, per me
Mi sei venuta in mente l'altro giorno quando su Instagram scorreva un reel dove la Sardone si incazzava con una col velo e le diceva che era una schiava che doveva andare a giro col velo. E quella gli urlava e le rispondeva che lei era libera proprio perché portava il velo.
Scrivesti qualcosa di simile, chissà quanti anni fa, parlando di una tua amica o conoscente
La lettura è una opzione
E la mia chiave di lettura secondo me regge, nella misura in cui poi arriva il riscontro dei fatti, a partire dal giudizio dei figli, che, come efficacemente hai evidenziato oggi, è il più implacabile e temibile banco di prova per un genitore.
In 2 parole.. "Tutto quello che conta" al di là delle più ampie e interessanti considerazioni che si possano fare
Sono d’accordo: ogni lettura è un punto di vista.
Il punto resta dichiarare con quali parametri stiamo leggendo la realtà. I parametri ci sono sempre: non esplicitarli significa solo usarli implicitamente - rendendo opaca la comunicazione -.
Lo stesso fenomeno può essere letto da prospettive diverse (come la questione del velo,
non nell’esempio della Sardone). Il problema nasce quando una di queste viene assunta come chiave unica di interpretazione.
Il mio intervento sui miei genitori, un controesempio, proprio perché la mia esperienza è fuori standard, è un pessimo parametro di generalizzazione. Non può funzionare come criterio interpretativo generale.
Il giudizio dei figli può essere un elemento rilevante, ma il fatto stesso di attribuirgli quel peso è un prodotto storico, quindi non neutro.
Il suo ruolo oggi è diverso rispetto a qualche decennio fa, quando l’autorità genitoriale lo rendeva quantomeno marginale. ( i bambini erano più inquadrati, cit.)
Oggi è un parametro possibile proprio perché è cambiato il modo di leggere le relazioni familiari e gli individui.
Per questo i parametri, o vengono esplicitati, oppure agiscono comunque in modo implicito.
Non cambiano solo i fenomeni. Cambiano le categorie con cui li osserviamo e i criteri con cui li valutiamo.
Oggi è sempre più visibile il racconto di distanze dai genitori come forma di tutela personale.
Non è detto che il fenomeno sia aumentato: è certo che è più dicibile.
Non necessariamente famiglie peggiori, ma minore capacità sociale di nascondere o assorbire le contraddizioni.
Per molto tempo la realtà è stata letta in modo lineare: causa, effetto, conferma. Un modello coerente con una società più stabile e normalizzante.
Oggi questo schema regge sempre meno perché forza il presente dentro categorie del passato.
Per questo continuo a preferire una lettura per processi. (e non per chiavi, come si usava qualche decennio fa).
Comunque...questi giovani....così infantili e persi in un mondo tutto loro!!
Mi è capitato questo short dei Green Day nei primi anni '90.
Fa sorridere pensare che quelli che allora erano il simbolo del "dove andremo a finire" oggi vengano spesso raccontati con nostalgia.
A naso direi che non è il presente che peggiora sempre, ma che il passato migliora ogni volta che lo guardiamo da lontano. (e ovviamente a casa propria ognuno è il top dei top!)
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