Amante single

Nicky

Utente di lunga data
Tu sei stato sfortunato a genitori, ma fortunato a nonni. Per me l'opposto, il papà di mia mamma pare avesse una famiglia parallela, e in casa era simpatico come un gatto incazzato attaccato ai maroni, tale che mia nonna ha cominciato a vivere dopo i 60 anni quando lui è morto, il papà di mio papà, buono come il pane, invece dovette sposare in gioventù per questioni economiche che non ho mai ben capito, mia nonna, che era una figa spaziale, ma mezza matta, e gli ha fatto passare decenni d'inferno, botte comprese con oggetti contundenti, decenni tali che mio padre di fatto ha cresciuto i suoi 2 fratelli. Quindi c'era tanta merda anche prima, eccome se c'era
È perchè è vero che una volta stavano insieme una vita, ma la durata non dice nulla sulla qualità di una relazione, se è imposta.
La famiglia, però, per me dovrebbe restare importante e questo vuol dire che dovremmo ripensare anche ai modi di separarci e imporci di restare in un rapporto rispettoso per consentire ai nuovi nati di avere una stabilità.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Sono due linee di collaborazione completamente diverse sia come mentalità dietro che come esiti.
Fai qualche esempio, così sembri solo la scassacazzi di turno che da sola non si sa gestire.
Come dicevo prima se ho un grosso problema al lavoro te lo dico e ci sono i figli da portare a scuola, mi aspetto che tu mi dica domani non ti preoccupare se vuoi andare via prima ci penso io. Invece glielo dovevo chiedere e mi sentivo dire ma li devo portare tutti e due.
No uno lo tieni nel bagagliaio.
Lui non vuole cucinare,non è nelle sue corde, ma non è nelle sue corde neanche portare l'immondizia giù quindi prima di andare a dormire scendo io.
Non è essere scassacazzi e condivisione di carichi, se mi vuoi veramente bene certe cose le fai senza che te lo chieda, mi vedi sfinita o fai finta di non vedere o meglio non te ne frega.
Non ho mai chiesto niente mi sono sempre fatta tutto da sola, però poi non c'è da stupirsi se mi allontano
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Come dicevo prima se ho un grosso problema al lavoro te lo dico e ci sono i figli da portare a scuola, mi aspetto che tu mi dica domani non ti preoccupare se vuoi andare via prima ci penso io. Invece glielo dovevo chiedere e mi sentivo dire ma li devo portare tutti e due.

No uno lo tieni nel bagagliaio.

Lui non vuole cucinare,non è nelle sue corde, ma non è nelle sue corde neanche portare l'immondizia giù quindi prima di andare a dormire scendo io.

Non è essere scassacazzi e condivisione di carichi, se mi vuoi veramente bene certe cose le fai senza che te lo chieda, mi vedi sfinita o fai finta di non vedere o meglio non te ne frega.

Non ho mai chiesto niente mi sono sempre fatta tutto da sola, però poi non c'è da stupirsi se mi allontano
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito minestrone con dentro amore, immondizia, figli, corna, stanchezza, cesso da pulire e marito che pare assunto part-time dalla propria famiglia.

Sul primo punto hai ragione.

Se ti voglio bene, ti alleggerisco la vita. Ti vedo stanca e mi muovo. Non aspetto il modulo, la richiesta formale, la PEC, il sollecito e il decreto ingiuntivo emotivo. Se ci sono due figli da portare a scuola, li porto tutti e due. Non è che uno lo metto nel bagagliaio perché oggi mi sento sovraccarico di genitorialità.

Quella è cura pratica. E senza cura pratica, dopo un po’, l’affetto diventa una cornice vuota.

Però secondo punto: questa roba non c’entra necessariamente col desiderio.

Io questo comportamento me lo aspetto da chiunque mi voglia bene: compagna, figlia, fratello, amico, socio, vicino di casa con un minimo di sangue in circolo. Se mi vedi in difficoltà e puoi alleggerirmi, lo fai. Non perché vuoi scoparmi. Perché non sei un comodino con il codice fiscale.

Terzo punto, quello che vi frega sempre: non trasformiamo la mancata raccolta dell’immondizia nella genealogia delle corna.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché sei stufa di dover chiedere tutto, perché l’altro vive nella casa come un ospite pagante male, perché la sciatteria ti ha prosciugata. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra bestia.

Le corna non nascono perché lui non cucina o non porta giù il sacchetto. Quelle sono ragioni ottime per mandarlo a vivere da solo con la pattumiera in salotto. Le corna, quando partono davvero, sono sangue, carnazza, pelle, fame, bisogno di tornare corpo e non coordinatrice logistica del nucleo familiare.

E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli dell’uomo-Concetta, sfruttando esattamente questo bias cognitivo: “mio marito non mi vede, non mi aiuta, non mi alleggerisce, quindi io mi allontano”. Vero. Ma l’amante non arriva perché manca il turno dell’umido. Arriva perché in quel vuoto qualcuno ti fa di nuovo sangue.

La verità più semplice è che tu e tuo marito non vi piacete più e vi date per scontati.

La mancata cura reciproca è una conseguenza, non la causa prima. Quando uno ti fa ancora sangue, quando ti interessa davvero, quando lo senti vivo nella stanza, trovi modo di essere presente. Ti muovi. Ti organizzi. Ti fai in quattro, anche solo per tenere acceso il campo.

Se invece ogni gesto diventa fatica, ogni favore una concessione, ogni richiesta una rottura di coglioni, non siete davanti al problema dell’immondizia.

Siete già dopo.

Come dicevo prima se ho un grosso problema al lavoro te lo dico e ci sono i figli da portare a scuola, mi aspetto che tu mi dica domani non ti preoccupare se vuoi andare via prima ci penso io. Invece glielo dovevo chiedere e mi sentivo dire ma li devo portare tutti e due.

No uno lo tieni nel bagagliaio.

Lui non vuole cucinare,non è nelle sue corde, ma non è nelle sue corde neanche portare l'immondizia giù quindi prima di andare a dormire scendo io.

Non è essere scassacazzi e condivisione di carichi, se mi vuoi veramente bene certe cose le fai senza che te lo chieda, mi vedi sfinita o fai finta di non vedere o meglio non te ne frega.

Non ho mai chiesto niente mi sono sempre fatta tutto da sola, però poi non c'è da stupirsi se mi allontano
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito mischione dove dentro finiscono amore, immondizia, figli, cesso, corna e risentimento matrimoniale, tutto nello stesso pentolone.

Sul primo punto hai ragione. Se mi vuoi bene, certe cose le vedi. Se hai davanti una persona sfinita, la alleggerisci. Prendi i figli, porti giù l’immondizia, cucini due uova, fai quello che serve senza trasformare ogni gesto in una concessione regale. L’affetto si vede anche lì: nella capacità di togliere peso all’altro senza presentare il conto o rinfacciare. Mai.

Però questa cosa non c’entra niente con l’attrazione sessuale.

Io un comportamento del genere me lo aspetto in qualunque rapporto affettivo serio: figli, fratelli, amici, compagni, genitori. Se ti voglio bene e ti vedo col fiato corto, mi muovo. Non perché mi arrapi, ma perché esisti nel mio cerchio.

Il problema nasce quando da lì si passa al sillogismo: non mi aiuta, quindi mi allontano, quindi le corna diventano quasi la conseguenza naturale del bidone dell’umido lasciato in cucina.

No.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché si comporta da parassita domestico, perché ti dà per scontata, perché ogni giorno ti scarica addosso una quota di vita che dovrebbe portarsi da solo. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra partita.

Le corna sono sangue, carnazza, fame, desiderio, conferma, fuga, odore di vita fuori dalla stanza morta. Non sono la supplenza della conchetta sul divano. E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli di uomini conchetta sfruttando proprio questo equivoco: con la scusa di cercare qualcuno che finalmente le vedesse, le ascoltasse, le alleggerisse, si ascoltavano nelle mutande.

La verità, secondo me, è più semplice: tu e tuo marito non vi piacete più, vi siete dati per scontati. La mancanza di aiuto reciproco non è la causa profonda, è il sintomo visibile. Se tu a tuo marito facessi ancora sangue, ma sangue vero, non evasione della pratica coniugale ogni tanto per non far morire del tutto il reparto, vedi come si farebbe in quattro per renderti contenta e disponibile.

Quando uno desidera davvero, l’immondizia la porta giù pure cantando. :LOL:
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito minestrone con dentro amore, immondizia, figli, corna, stanchezza, cesso da pulire e marito che pare assunto part-time dalla propria famiglia.

Sul primo punto hai ragione.

Se ti voglio bene, ti alleggerisco la vita. Ti vedo stanca e mi muovo. Non aspetto il modulo, la richiesta formale, la PEC, il sollecito e il decreto ingiuntivo emotivo. Se ci sono due figli da portare a scuola, li porto tutti e due. Non è che uno lo metto nel bagagliaio perché oggi mi sento sovraccarico di genitorialità.

Quella è cura pratica. E senza cura pratica, dopo un po’, l’affetto diventa una cornice vuota.

Però secondo punto: questa roba non c’entra necessariamente col desiderio.

Io questo comportamento me lo aspetto da chiunque mi voglia bene: compagna, figlia, fratello, amico, socio, vicino di casa con un minimo di sangue in circolo. Se mi vedi in difficoltà e puoi alleggerirmi, lo fai. Non perché vuoi scoparmi. Perché non sei un comodino con il codice fiscale.

Terzo punto, quello che vi frega sempre: non trasformiamo la mancata raccolta dell’immondizia nella genealogia delle corna.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché sei stufa di dover chiedere tutto, perché l’altro vive nella casa come un ospite pagante male, perché la sciatteria ti ha prosciugata. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra bestia.

Le corna non nascono perché lui non cucina o non porta giù il sacchetto. Quelle sono ragioni ottime per mandarlo a vivere da solo con la pattumiera in salotto. Le corna, quando partono davvero, sono sangue, carnazza, pelle, fame, bisogno di tornare corpo e non coordinatrice logistica del nucleo familiare.

E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli dell’uomo-Concetta, sfruttando esattamente questo bias cognitivo: “mio marito non mi vede, non mi aiuta, non mi alleggerisce, quindi io mi allontano”. Vero. Ma l’amante non arriva perché manca il turno dell’umido. Arriva perché in quel vuoto qualcuno ti fa di nuovo sangue.

La verità più semplice è che tu e tuo marito non vi piacete più e vi date per scontati.

La mancata cura reciproca è una conseguenza, non la causa prima. Quando uno ti fa ancora sangue, quando ti interessa davvero, quando lo senti vivo nella stanza, trovi modo di essere presente. Ti muovi. Ti organizzi. Ti fai in quattro, anche solo per tenere acceso il campo.

Se invece ogni gesto diventa fatica, ogni favore una concessione, ogni richiesta una rottura di coglioni, non siete davanti al problema dell’immondizia.

Siete già dopo.



Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito mischione dove dentro finiscono amore, immondizia, figli, cesso, corna e risentimento matrimoniale, tutto nello stesso pentolone.

Sul primo punto hai ragione. Se mi vuoi bene, certe cose le vedi. Se hai davanti una persona sfinita, la alleggerisci. Prendi i figli, porti giù l’immondizia, cucini due uova, fai quello che serve senza trasformare ogni gesto in una concessione regale. L’affetto si vede anche lì: nella capacità di togliere peso all’altro senza presentare il conto o rinfacciare. Mai.

Però questa cosa non c’entra niente con l’attrazione sessuale.

Io un comportamento del genere me lo aspetto in qualunque rapporto affettivo serio: figli, fratelli, amici, compagni, genitori. Se ti voglio bene e ti vedo col fiato corto, mi muovo. Non perché mi arrapi, ma perché esisti nel mio cerchio.

Il problema nasce quando da lì si passa al sillogismo: non mi aiuta, quindi mi allontano, quindi le corna diventano quasi la conseguenza naturale del bidone dell’umido lasciato in cucina.

No.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché si comporta da parassita domestico, perché ti dà per scontata, perché ogni giorno ti scarica addosso una quota di vita che dovrebbe portarsi da solo. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra partita.

Le corna sono sangue, carnazza, fame, desiderio, conferma, fuga, odore di vita fuori dalla stanza morta. Non sono la supplenza della conchetta sul divano. E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli di uomini conchetta sfruttando proprio questo equivoco: con la scusa di cercare qualcuno che finalmente le vedesse, le ascoltasse, le alleggerisse, si ascoltavano nelle mutande.

La verità, secondo me, è più semplice: tu e tuo marito non vi piacete più, vi siete dati per scontati. La mancanza di aiuto reciproco non è la causa profonda, è il sintomo visibile. Se tu a tuo marito facessi ancora sangue, ma sangue vero, non evasione della pratica coniugale ogni tanto per non far morire del tutto il reparto, vedi come si farebbe in quattro per renderti contenta e disponibile.

Quando uno desidera davvero, l’immondizia la porta giù pure cantando. :LOL:
Non si tratta solo di farsi sangue, ma di ignorare che lui è anche padre e la famiglia è anche la sua (quando si tratta di occuparsi di loro). La cosa è più seria onestamente e prescinde dalla coppia stessa..
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito minestrone con dentro amore, immondizia, figli, corna, stanchezza, cesso da pulire e marito che pare assunto part-time dalla propria famiglia.

Sul primo punto hai ragione.

Se ti voglio bene, ti alleggerisco la vita. Ti vedo stanca e mi muovo. Non aspetto il modulo, la richiesta formale, la PEC, il sollecito e il decreto ingiuntivo emotivo. Se ci sono due figli da portare a scuola, li porto tutti e due. Non è che uno lo metto nel bagagliaio perché oggi mi sento sovraccarico di genitorialità.

Quella è cura pratica. E senza cura pratica, dopo un po’, l’affetto diventa una cornice vuota.

Però secondo punto: questa roba non c’entra necessariamente col desiderio.

Io questo comportamento me lo aspetto da chiunque mi voglia bene: compagna, figlia, fratello, amico, socio, vicino di casa con un minimo di sangue in circolo. Se mi vedi in difficoltà e puoi alleggerirmi, lo fai. Non perché vuoi scoparmi. Perché non sei un comodino con il codice fiscale.

Terzo punto, quello che vi frega sempre: non trasformiamo la mancata raccolta dell’immondizia nella genealogia delle corna.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché sei stufa di dover chiedere tutto, perché l’altro vive nella casa come un ospite pagante male, perché la sciatteria ti ha prosciugata. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra bestia.

Le corna non nascono perché lui non cucina o non porta giù il sacchetto. Quelle sono ragioni ottime per mandarlo a vivere da solo con la pattumiera in salotto. Le corna, quando partono davvero, sono sangue, carnazza, pelle, fame, bisogno di tornare corpo e non coordinatrice logistica del nucleo familiare.

E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli dell’uomo-Concetta, sfruttando esattamente questo bias cognitivo: “mio marito non mi vede, non mi aiuta, non mi alleggerisce, quindi io mi allontano”. Vero. Ma l’amante non arriva perché manca il turno dell’umido. Arriva perché in quel vuoto qualcuno ti fa di nuovo sangue.

La verità più semplice è che tu e tuo marito non vi piacete più e vi date per scontati.

La mancata cura reciproca è una conseguenza, non la causa prima. Quando uno ti fa ancora sangue, quando ti interessa davvero, quando lo senti vivo nella stanza, trovi modo di essere presente. Ti muovi. Ti organizzi. Ti fai in quattro, anche solo per tenere acceso il campo.

Se invece ogni gesto diventa fatica, ogni favore una concessione, ogni richiesta una rottura di coglioni, non siete davanti al problema dell’immondizia.

Siete già dopo.



Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito mischione dove dentro finiscono amore, immondizia, figli, cesso, corna e risentimento matrimoniale, tutto nello stesso pentolone.

Sul primo punto hai ragione. Se mi vuoi bene, certe cose le vedi. Se hai davanti una persona sfinita, la alleggerisci. Prendi i figli, porti giù l’immondizia, cucini due uova, fai quello che serve senza trasformare ogni gesto in una concessione regale. L’affetto si vede anche lì: nella capacità di togliere peso all’altro senza presentare il conto o rinfacciare. Mai.

Però questa cosa non c’entra niente con l’attrazione sessuale.

Io un comportamento del genere me lo aspetto in qualunque rapporto affettivo serio: figli, fratelli, amici, compagni, genitori. Se ti voglio bene e ti vedo col fiato corto, mi muovo. Non perché mi arrapi, ma perché esisti nel mio cerchio.

Il problema nasce quando da lì si passa al sillogismo: non mi aiuta, quindi mi allontano, quindi le corna diventano quasi la conseguenza naturale del bidone dell’umido lasciato in cucina.

No.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché si comporta da parassita domestico, perché ti dà per scontata, perché ogni giorno ti scarica addosso una quota di vita che dovrebbe portarsi da solo. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra partita.

Le corna sono sangue, carnazza, fame, desiderio, conferma, fuga, odore di vita fuori dalla stanza morta. Non sono la supplenza della conchetta sul divano. E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli di uomini conchetta sfruttando proprio questo equivoco: con la scusa di cercare qualcuno che finalmente le vedesse, le ascoltasse, le alleggerisse, si ascoltavano nelle mutande.

La verità, secondo me, è più semplice: tu e tuo marito non vi piacete più, vi siete dati per scontati. La mancanza di aiuto reciproco non è la causa profonda, è il sintomo visibile. Se tu a tuo marito facessi ancora sangue, ma sangue vero, non evasione della pratica coniugale ogni tanto per non far morire del tutto il reparto, vedi come si farebbe in quattro per renderti contenta e disponibile.

Quando uno desidera davvero, l’immondizia la porta giù pure cantando. :LOL:
Basandomi sul tuo discorso allora la mia convinzione che mia abbia sposato perché la sua ex lo ha lasciato per un altro trova fondamento.Gli piacevo giusto il minimo indispensabile.
Perché questo atteggiamento lo ha avuto subito dopo pochi mesi di matrimonio e non avevamo ancora figli. Se percepisci la mancanza di sentimento inizia un forte disagio, all'inizio mi sono anche attribuita la colpa,forse ero poco espansiva o pretendevo.
Ma non ho mai capito il distacco che ha nei confronti dei figli, lui dice che non lo dà a vedere,ma non è così,la prova è che a fronte di una visita che dava preoccupazione lui non ha chiesto niente di come fosse andata.
Posso capire che di me frega un cazzo ma di un figlio,non è possibile.
Forse il costruirsi una famiglia era un dovere sociale.
Si le corna sono attrazione, sangue, chimica, desiderio.Ma se fossi stata bene con mio marito mi sarei sentita in colpa ci avrei pensato,cosa che non è minimamente avvenuta anzi l'ho provocato.
Il minestrone viene fuori per forza se la situazione non appaga minimamente.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Basandomi sul tuo discorso allora la mia convinzione che mia abbia sposato perché la sua ex lo ha lasciato per un altro trova fondamento.Gli piacevo giusto il minimo indispensabile.
Perché questo atteggiamento lo ha avuto subito dopo pochi mesi di matrimonio e non avevamo ancora figli. Se percepisci la mancanza di sentimento inizia un forte disagio, all'inizio mi sono anche attribuita la colpa,forse ero poco espansiva o pretendevo.
Ma non ho mai capito il distacco che ha nei confronti dei figli, lui dice che non lo dà a vedere,ma non è così,la prova è che a fronte di una visita che dava preoccupazione lui non ha chiesto niente di come fosse andata.
Posso capire che di me frega un cazzo ma di un figlio,non è possibile.
Forse il costruirsi una famiglia era un dovere sociale.
Si le corna sono attrazione, sangue, chimica, desiderio.Ma se fossi stata bene con mio marito mi sarei sentita in colpa ci avrei pensato,cosa che non è minimamente avvenuta anzi l'ho provocato.
Il minestrone viene fuori per forza se la situazione non appaga minimamente.
Ma lui quanto piaceva a te?
 

Nicky

Utente di lunga data
Basandomi sul tuo discorso allora la mia convinzione che mia abbia sposato perché la sua ex lo ha lasciato per un altro trova fondamento.Gli piacevo giusto il minimo indispensabile.
Perché questo atteggiamento lo ha avuto subito dopo pochi mesi di matrimonio e non avevamo ancora figli. Se percepisci la mancanza di sentimento inizia un forte disagio, all'inizio mi sono anche attribuita la colpa,forse ero poco espansiva o pretendevo.
Ma non ho mai capito il distacco che ha nei confronti dei figli, lui dice che non lo dà a vedere,ma non è così,la prova è che a fronte di una visita che dava preoccupazione lui non ha chiesto niente di come fosse andata.
Posso capire che di me frega un cazzo ma di un figlio,non è possibile.
Forse il costruirsi una famiglia era un dovere sociale.
Si le corna sono attrazione, sangue, chimica, desiderio.Ma se fossi stata bene con mio marito mi sarei sentita in colpa ci avrei pensato,cosa che non è minimamente avvenuta anzi l'ho provocato.
Il minestrone viene fuori per forza se la situazione non appaga minimamente.
Io invece penso che tuo marito sia fatto così e che per quello la ex si sia diretta altrove.
Perchè sia così, non lo so, educazione, famiglia, forse.
Comunque mio marito, di cui non mi lamento perchè cucina e fa la spesa, è stato avvisato che appena trovo un uomo che porta giù l'immondizia se lo ritroverà a casa, diventerò bigama 😄
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Io invece penso che tuo marito sia fatto così e che per quello la ex si sia diretta altrove.
Perchè sia così, non lo so, educazione, famiglia, forse.
Comunque mio marito, di cui non mi lamento perchè cucina e fa la spesa, è stato avvisato che appena trovo un uomo che porta giù l'immondizia se lo ritroverà a casa, diventerò bigama 😄
Ehi io cucino, faccio spesa, porto via immondizia, faccio lavatrici anche indumenti extra delicati, pulisco e stiro all'occorrenza, faccio riparazioni serramenti, idraulica, pittura pareti anche di un certo livello... ecco perchè con me tutte vogliono mettere su casa, stoviglie, masserizie. Meglio fingere di non saper fare un tubo
 

danny

Utente di lunga data
Tu sei stato sfortunato a genitori, ma fortunato a nonni. Per me l'opposto, il papà di mia mamma pare avesse una famiglia parallela, e in casa era simpatico come un gatto incazzato attaccato ai maroni, tale che mia nonna ha cominciato a vivere dopo i 60 anni quando lui è morto, il papà di mio papà, buono come il pane, invece dovette sposare in gioventù per questioni economiche che non ho mai ben capito, mia nonna, che era una figa spaziale, ma mezza matta, e gli ha fatto passare decenni d'inferno, botte comprese con oggetti contundenti, decenni tali che mio padre di fatto ha cresciuto i suoi 2 fratelli. Quindi c'era tanta merda anche prima, eccome se c'era
Certo, mica siamo cambiati dentro.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Io invece penso che tuo marito sia fatto così e che per quello la ex si sia diretta altrove.
Perchè sia così, non lo so, educazione, famiglia, forse.
Comunque mio marito, di cui non mi lamento perchè cucina e fa la spesa, è stato avvisato che appena trovo un uomo che porta giù l'immondizia se lo ritroverà a casa, diventerò bigama 😄
Io dovrei essere bigama da decenni 🤣🤣
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Basandomi sul tuo discorso allora la mia convinzione che mia abbia sposato perché la sua ex lo ha lasciato per un altro trova fondamento.Gli piacevo giusto il minimo indispensabile.
Perché questo atteggiamento lo ha avuto subito dopo pochi mesi di matrimonio e non avevamo ancora figli. Se percepisci la mancanza di sentimento inizia un forte disagio, all'inizio mi sono anche attribuita la colpa,forse ero poco espansiva o pretendevo.
Ma non ho mai capito il distacco che ha nei confronti dei figli, lui dice che non lo dà a vedere,ma non è così,la prova è che a fronte di una visita che dava preoccupazione lui non ha chiesto niente di come fosse andata.
Posso capire che di me frega un cazzo ma di un figlio,non è possibile.
Forse il costruirsi una famiglia era un dovere sociale.
Si le corna sono attrazione, sangue, chimica, desiderio.Ma se fossi stata bene con mio marito mi sarei sentita in colpa ci avrei pensato,cosa che non è minimamente avvenuta anzi l'ho provocato.
Il minestrone viene fuori per forza se la situazione non appaga minimamente.
Ognuno può avere certe tolleranze verso ciò che può piacere o meno ma se fossi così sarebbe una condanna quando si tratta di una relazione per non parlare del matrimonio, a mio modo di vedere
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Sarebbe curioso sapere quanto lui vive male
Da quel hai detto pare di accontentarsi, magari non di te nello specifico ma di quel che ha in termini relazionali/famigliari, diciamo che della tua storia ho letto quel poco che ogni tanto racconti per cui si deduce questo.
Ho un conoscente, invece, che siccome a suo dire non è (era) all'altezza di una ragazza di un certo spessore è sempre rimasto passivo nel senso che prendeva quel che arrivava, mai fatto il primo passo. Ha avuto però brevi relazioni con ragazze belle e spigliate ma non durava sempre a causa del suo modo di pensare, e non è un tipo brutto.
Oggi vive a casa di una con cui ha fatto anche un figlio, lei praticamente gli si è lanciata addosso ed è nulla di che rispetto ad alcune delle precedenti, ma siccome, sempre in base al suo ragionamento, è una non troppo vistosa e ha dovuto fare tutto lei si è preso quel che gli è arrivato.
 
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Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Basandomi sul tuo discorso allora la mia convinzione che mia abbia sposato perché la sua ex lo ha lasciato per un altro trova fondamento. Gli piacevo giusto il minimo indispensabile.
Perché questo atteggiamento lo ha avuto subito dopo pochi mesi di matrimonio e non avevamo ancora figli. Se percepisci la mancanza di sentimento inizia un forte disagio, all'inizio mi sono anche attribuita la colpa, forse ero poco espansiva o pretendevo.
Ma non ho mai capito il distacco che ha nei confronti dei figli, lui dice che non lo dà a vedere, ma non è così, la prova è che a fronte di una visita che dava preoccupazione lui non ha chiesto niente di come fosse andata.
Posso capire che di me frega un cazzo ma di un figlio, non è possibile.
Forse il costruirsi una famiglia era un dovere sociale.
Si le corna sono attrazione, sangue, chimica, desiderio. Ma se fossi stata bene con mio marito mi sarei sentita in colpa ci avrei pensato, cosa che non è minimamente avvenuta anzi l'ho provocato.
Il minestrone viene fuori per forza se la situazione non appaga minimamente.
No, il minestrone viene dal fatto che continui a girare intorno alla parola giusta.
Anaffettivo.
Le relazioni, quando non sono solo convenienza, protezione reciproca, gestione della casa, figli, soldi e favori materiali, si reggono su una cosa molto semplice: capacità di produrre affetto, scambiare affetto, gestire affetto.
Cura, attenzione, tempo perso volentieri. Quelle cose inutili, improduttive, non rendicontabili, che però fanno la differenza tra vivere con una persona e condividere il perimetro con un elettrodomestico.
Se una persona non sa dare affetto — per infanzia, carattere, traumi, educazione, padre assente, madre fredda, il cazzo che vuoi — non la devi infilare dentro una relazione sperando che il sacramento, i figli, la pazienza o la tua ostinazione la trasformino.
Non vai a scalare l’Everest con una Panda 4x4 per dimostrare che ci credi abbastanza.
Alla fine cosa ottieni? Bicchierate di fiele, solitudine in compagnia, anni passati a chiederti se pretendi troppo, se sei tu poco espansiva, se magari lui “a modo suo” ci tiene, se non sa dimostrarlo, se sotto sotto.
Sotto sotto un cazzo.
Se uno non chiede com’è andata una visita preoccupante di suo figlio, il problema non è il suo “modo diverso di amare”. È che non sa stare dentro l’affetto in modo decente. Poi magari paga, organizza, accompagna, fa il padre sul piano logistico. Benissimo. Ma l’affettività è un’altra stanza, e lui quella stanza sembra non sapere nemmeno dove sia.
E tu ci hai costruito intorno una statua di fango. Con tigna, fatica, testardaggine, senso del dovere, figli, casa, anni, giustificazioni. Solo che il fango resta fango. Quando non ci sarai più tu a tenerlo in forma con le mani, dopo tre piogge non rimarrà niente di tutto lo sforzo.
Il motivo per cui poi una resta nel tradimento invece di lasciare può essere qualunque cosa: autostima bassa, valore percepito basso, paura di perdere la partita, figli usati come argomento nobile, abitudine, convenienza, terrore del vuoto, idea che il risultato conti meno dell’essere arrivata fino in fondo.
Una mia amica psicologa mi ha detto una volta della mia ex moglie con aria da saputella: ognuno è fatto a modo suo, non ti dice ti amo ma ti va a fare la spesa. Il consiglio di reinventarsi come massaggiatrice con le pietre calde è nato lì. Io la spesa me la faccio benissimo da solo, anzi probabilmente pure meglio, visto che non devo pensare e decidere per due, modificando i miei processi decisionali per includere te.
Se le parole non ti escono, vuol dire che le cose non le provi.
Basta con ste favole, se non hai problemi a mettere un capezzolo su facebook, hai problemi a dire ti amo o ad abbracciarmi quando torno devastato dopo 14 ore di ufficio? Ma vaffanculo, va :LOL:
Però attenzione alla favola più tossica: quella dei figli felici perché i genitori fanno finta.
I figli non sono scemi. Sentono l’aria. Vedono il distacco. Registrano chi chiede e chi non chiede, chi c’è e chi galleggia, chi protegge e chi recita presenza.
La cosa peggiore che una madre possa fare, in questi casi, è diventare il tappo del padre anaffettivo. Passare la vita a dire: “Ma no, papà ti vuole bene, solo che non lo sa dimostrare”.
No.
Papà non sa voler bene in quel modo. O non ci riesce. O non gli viene. E questo non significa sputargli addosso davanti ai figli. Significa smettere di fargli da scudo.
Perché a forza di proteggere l’immagine dell’altro, spesso finisci per lasciare soli proprio quelli che volevi proteggere.
 

Pastorello666

Utente di lunga data
No, il minestrone viene dal fatto che continui a girare intorno alla parola giusta.
Anaffettivo.
Le relazioni, quando non sono solo convenienza, protezione reciproca, gestione della casa, figli, soldi e favori materiali, si reggono su una cosa molto semplice: capacità di produrre affetto, scambiare affetto, gestire affetto.
Cura, attenzione, tempo perso volentieri. Quelle cose inutili, improduttive, non rendicontabili, che però fanno la differenza tra vivere con una persona e condividere il perimetro con un elettrodomestico.
Se una persona non sa dare affetto — per infanzia, carattere, traumi, educazione, padre assente, madre fredda, il cazzo che vuoi — non la devi infilare dentro una relazione sperando che il sacramento, i figli, la pazienza o la tua ostinazione la trasformino.
Non vai a scalare l’Everest con una Panda 4x4 per dimostrare che ci credi abbastanza.
Alla fine cosa ottieni? Bicchierate di fiele, solitudine in compagnia, anni passati a chiederti se pretendi troppo, se sei tu poco espansiva, se magari lui “a modo suo” ci tiene, se non sa dimostrarlo, se sotto sotto.
Sotto sotto un cazzo.
Se uno non chiede com’è andata una visita preoccupante di suo figlio, il problema non è il suo “modo diverso di amare”. È che non sa stare dentro l’affetto in modo decente. Poi magari paga, organizza, accompagna, fa il padre sul piano logistico. Benissimo. Ma l’affettività è un’altra stanza, e lui quella stanza sembra non sapere nemmeno dove sia.
E tu ci hai costruito intorno una statua di fango. Con tigna, fatica, testardaggine, senso del dovere, figli, casa, anni, giustificazioni. Solo che il fango resta fango. Quando non ci sarai più tu a tenerlo in forma con le mani, dopo tre piogge non rimarrà niente di tutto lo sforzo.
Il motivo per cui poi una resta nel tradimento invece di lasciare può essere qualunque cosa: autostima bassa, valore percepito basso, paura di perdere la partita, figli usati come argomento nobile, abitudine, convenienza, terrore del vuoto, idea che il risultato conti meno dell’essere arrivata fino in fondo.
Una mia amica psicologa mi ha detto una volta della mia ex moglie con aria da saputella: ognuno è fatto a modo suo, non ti dice ti amo ma ti va a fare la spesa. Il consiglio di reinventarsi come massaggiatrice con le pietre calde è nato lì. Io la spesa me la faccio benissimo da solo, anzi probabilmente pure meglio, visto che non devo pensare e decidere per due, modificando i miei processi decisionali per includere te.
Se le parole non ti escono, vuol dire che le cose non le provi.
Basta con ste favole, se non hai problemi a mettere un capezzolo su facebook, hai problemi a dire ti amo o ad abbracciarmi quando torno devastato dopo 14 ore di ufficio? Ma vaffanculo, va :LOL:
Però attenzione alla favola più tossica: quella dei figli felici perché i genitori fanno finta.
I figli non sono scemi. Sentono l’aria. Vedono il distacco. Registrano chi chiede e chi non chiede, chi c’è e chi galleggia, chi protegge e chi recita presenza.
La cosa peggiore che una madre possa fare, in questi casi, è diventare il tappo del padre anaffettivo. Passare la vita a dire: “Ma no, papà ti vuole bene, solo che non lo sa dimostrare”.
No.
Papà non sa voler bene in quel modo. O non ci riesce. O non gli viene. E questo non significa sputargli addosso davanti ai figli. Significa smettere di fargli da scudo.
Perché a forza di proteggere l’immagine dell’altro, spesso finisci per lasciare soli proprio quelli che volevi proteggere.
Anaffettivo.
Ho usato questo termine proprio in questi giorni con mia moglie. Le ho detto: te sei anaffettiva.
Sei una mamma attenta, buona gestione della casa, molto socievole ma anaffettiva.
Si qualche bacio ogni tanto, qualche abbraccio se proprio capita, ma mai quel qualcosa in più che ti faccia rimanere con la bocca aperta.
Cosa che invece non sono io. Io che entro in casa con un mazzo di fiori senza motivo, io che le mando un messaggio alle 5 del pomeriggio scrivendo quanto è bella, io che faccio una carezza senza motivo.
Anche con i figli, pur facendo tutto quello che è necessario, non ha mai uno slancio di affetto o di coccole. Cosa che invece io faccio spesso. Infatti loro sono alla ricerca continua di attenzioni da lei.
Anaffettivo.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Anaffettivo.
Ho usato questo termine proprio in questi giorni con mia moglie. Le ho detto: te sei anaffettiva.
Sei una mamma attenta, buona gestione della casa, molto socievole ma anaffettiva.
Si qualche bacio ogni tanto, qualche abbraccio se proprio capita, ma mai quel qualcosa in più che ti faccia rimanere con la bocca aperta.
Cosa che invece non sono io. Io che entro in casa con un mazzo di fiori senza motivo, io che le mando un messaggio alle 5 del pomeriggio scrivendo quanto è bella, io che faccio una carezza senza motivo.
Anche con i figli, pur facendo tutto quello che è necessario, non ha mai uno slancio di affetto o di coccole. Cosa che invece io faccio spesso. Infatti loro sono alla ricerca continua di attenzioni da lei.
Anaffettivo.
Si ma sei in grado di strutturare i concetti dietro le razionalizzazioni lessicali? Altrimenti sei una @Brunetta qualsiasi.
Non serve che lo ripeti due volte.
Inoltre quello che ho detto moooolto chiaramente a @Ginevra65 è che le persone anaffettive vanno lasciate. Il tradimento serve a poco.
Gli anaffettivi fanno male pure da cornuti.
 
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