Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito minestrone con dentro amore, immondizia, figli, corna, stanchezza, cesso da pulire e marito che pare assunto part-time dalla propria famiglia.
Sul primo punto hai ragione.
Se ti voglio bene, ti alleggerisco la vita. Ti vedo stanca e mi muovo. Non aspetto il modulo, la richiesta formale, la PEC, il sollecito e il decreto ingiuntivo emotivo. Se ci sono due figli da portare a scuola, li porto tutti e due. Non è che uno lo metto nel bagagliaio perché oggi mi sento sovraccarico di genitorialità.
Quella è cura pratica. E senza cura pratica, dopo un po’, l’affetto diventa una cornice vuota.
Però secondo punto: questa roba non c’entra necessariamente col desiderio.
Io questo comportamento me lo aspetto da chiunque mi voglia bene: compagna, figlia, fratello, amico, socio, vicino di casa con un minimo di sangue in circolo. Se mi vedi in difficoltà e puoi alleggerirmi, lo fai. Non perché vuoi scoparmi. Perché non sei un comodino con il codice fiscale.
Terzo punto, quello che vi frega sempre: non trasformiamo la mancata raccolta dell’immondizia nella genealogia delle corna.
Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché sei stufa di dover chiedere tutto, perché l’altro vive nella casa come un ospite pagante male, perché la sciatteria ti ha prosciugata. Su questo con me sfondi una porta aperta.
Ma le corna sono un’altra bestia.
Le corna non nascono perché lui non cucina o non porta giù il sacchetto. Quelle sono ragioni ottime per mandarlo a vivere da solo con la pattumiera in salotto. Le corna, quando partono davvero, sono sangue, carnazza, pelle, fame, bisogno di tornare corpo e non coordinatrice logistica del nucleo familiare.
E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli dell’uomo-Concetta, sfruttando esattamente questo bias cognitivo: “mio marito non mi vede, non mi aiuta, non mi alleggerisce, quindi io mi allontano”. Vero. Ma l’amante non arriva perché manca il turno dell’umido. Arriva perché in quel vuoto qualcuno ti fa di nuovo sangue.
La verità più semplice è che tu e tuo marito non vi piacete più e vi date per scontati.
La mancata cura reciproca è una conseguenza, non la causa prima. Quando uno ti fa ancora sangue, quando ti interessa davvero, quando lo senti vivo nella stanza, trovi modo di essere presente. Ti muovi. Ti organizzi. Ti fai in quattro, anche solo per tenere acceso il campo.
Se invece ogni gesto diventa fatica, ogni favore una concessione, ogni richiesta una rottura di coglioni, non siete davanti al problema dell’immondizia.
Siete già dopo.
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito mischione dove dentro finiscono amore, immondizia, figli, cesso, corna e risentimento matrimoniale, tutto nello stesso pentolone.
Sul primo punto hai ragione. Se mi vuoi bene, certe cose le vedi. Se hai davanti una persona sfinita, la alleggerisci. Prendi i figli, porti giù l’immondizia, cucini due uova, fai quello che serve senza trasformare ogni gesto in una concessione regale. L’affetto si vede anche lì: nella capacità di togliere peso all’altro senza presentare il conto o rinfacciare. Mai.
Però questa cosa non c’entra niente con l’attrazione sessuale.
Io un comportamento del genere me lo aspetto in qualunque rapporto affettivo serio: figli, fratelli, amici, compagni, genitori. Se ti voglio bene e ti vedo col fiato corto, mi muovo. Non perché mi arrapi, ma perché esisti nel mio cerchio.
Il problema nasce quando da lì si passa al sillogismo: non mi aiuta, quindi mi allontano, quindi le corna diventano quasi la conseguenza naturale del bidone dell’umido lasciato in cucina.
No.
Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché si comporta da parassita domestico, perché ti dà per scontata, perché ogni giorno ti scarica addosso una quota di vita che dovrebbe portarsi da solo. Su questo con me sfondi una porta aperta.
Ma le corna sono un’altra partita.
Le corna sono sangue, carnazza, fame, desiderio, conferma, fuga, odore di vita fuori dalla stanza morta. Non sono la supplenza della conchetta sul divano. E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli di uomini conchetta sfruttando proprio questo equivoco: con la scusa di cercare qualcuno che finalmente le vedesse, le ascoltasse, le alleggerisse, si ascoltavano nelle mutande.
La verità, secondo me, è più semplice: tu e tuo marito non vi piacete più, vi siete dati per scontati. La mancanza di aiuto reciproco non è la causa profonda, è il sintomo visibile. Se tu a tuo marito facessi ancora sangue, ma sangue vero, non evasione della pratica coniugale ogni tanto per non far morire del tutto il reparto, vedi come si farebbe in quattro per renderti contenta e disponibile.
Quando uno desidera davvero, l’immondizia la porta giù pure cantando.