Amante single

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Qui però secondo me si entra sul terreno scivolosissimo delle aspettative non espresse e che vengono inevase, generando risentimenti reciproci a raffica, meglio esprimere un'aspettativa in più e avere un tantino meno complicità IMHO
Aspettativa per me è il di più, quelle "coccole" che non arrivano.
Parlo di problematiche nella quotidianità, dove riscontro assenza invece di collaborazione.
Per me la complicità implica un affetto, fai una cosa per alleggerire le incombenze dell'altro e lo faccio perché gli voglio bene e mi spiace vederlo schiacciato o preoccupato.
Collaborazione è il planning col coinquilino con cui condivido l'appartamento e del quale non mi frega niente.
 

Brunetta

Utente di lunga data
È complicità se il partner fa qualcosa perché ti vede in difficoltà, la responsabilità comune spesso non viene minimamente percepita e se devi chiedere capisci che non c'è complicità tanto meno senso di responsabilità.
Complicità è la gentilezza, supporto e cura che ti regala chi hai al tuo fianco e tiene a te.
Attraverso i gesti si comunica affetto.
Ma se una persona non vede queste cose, te lo sposi?
 

danny

Utente di lunga data
Allora se non ti convincono loro, prova a pensare agli Addams: per me la coppia più sana della storia della pop culture. Vivono in un universo privato con regole ed estetica del tutto personali, ma la loro complicità è priva di qualsiasi tossicità, c'è devozione assoluta, sostegno reciproco, divertimento condiviso e zero leziosità. La loro intesa protegge la famiglia e non fa del male a nessuno, a parte scandalizzare ogni tanto qualche vicino conformista.
Li adoro.
Il mio ideale di coppia.
Lei, poi, stragnocca.
 

danny

Utente di lunga data
Scusate, ma la complicità è qualcosa che si sviluppa TRA DUE PERSONE che sono in relazione tra loro, così come i sentimenti che nascono tra loro. Cosa dovrebbero entrarci i “nemici”?
Per me complicità significa riconoscersi, capirsi, vedere davvero l’altro e sentirsi visti, fino ad arrivare persino a prevederne certe reazioni, pensieri o comportamenti. È un’intesa che nasce dalla conoscenza reciproca e dalla relazione. Tutto ciò che è esterno alla coppia può magari creare un’alleanza o rafforzare un senso di appartenenza, ma secondo me non ha nulla a che vedere con la complicità in sé.
Anche a me sembra sia così.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ma se una persona non vede queste cose, te lo sposi?
Eh ma ti fregano comunque, come quelli che in Esselunga durante il primo anno e mezzo/due di formazione, a tempo determinato, vengono tutti i giorni h24, ma poi non appena gli confermi il contratto a tempo indeterminato spariscono perchè hanno tutti i cancheri di questo mondo, alcuni dei quali nemmeno stanno ancora sull'ICD11, il manuale universale delle malattie, di tutti i medici del mondo mondiale. Anzi, è l'OMS che ogni tanto si sente con i capurioni Esselunga per aggiornare l'ICD
 
Ultima modifica:

danny

Utente di lunga data
Penso ai miei nonni... Alle coppie di un tempo.
Mica si facevano tutte queste domande.
Eppure stavano insieme una vita, facevano figli, sacrifici, si volevano bene.
A modo loro, senza che ci fosse un modello a cui aspirare, ma seguendo le tracce di tutte le generazioni che li avevano preceduti.
Un tempo quando eri ragazzo non avevi tanta scelta.
Lavoro, matrimonio, figli e moglie da mantenere per un uomo.
A volte l'amante o del sesso mercenario, perché si sa, l'uomo ha certe esigenze
Per la donna fare figli, diventare mamma, riversare tutto il bisogno d'amore su loro e aspettarselo da loro.

Adesso siamo liberi.
Possiamo fare e essere quel che vogliamo.
Ma la libertà di poter scegliere richiede consapevolezza, responsabilità, capacità...
E produce ansia, di necessità, e talvolta bisogni senza soluzioni.

Noto sempre che ci si infila in un loop complicato anche per le cose più semplici.
Siamo diventati esigenti, vogliamo ciò che ci corrisponde e in questo culturalmente godiamo dell'approvazione delle idee del nostro tempo, per cui tutto deve essere plasmato secondo la nostra visione.

Ma abbiamo perso il punto di vista più semplice delle cose.
 
Ultima modifica:

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Penso ai miei nonni... Alle coppie di un tempo.
Mica si facevano tutte queste domande.
Eppure stavano insieme una vita, facevano figli, sacrifici, si volevano bene.
A modo loro, senza che ci fosse un modello a cui aspirare, ma seguendo le tracce di tutte le generazioni che li avevano preceduti.
Un tempo quando eri ragazzo non avevi tanta scelta.
Lavoro, matrimonio, figli e moglie da mantenere per un uomo.
A volte l'amante o del sesso mercenario, perché si sa, l'uomo ha certe esigenze
Per la donna fare figli, diventare mamma, riversare tutto il bisogno d'amore su loro e aspettarselo da loro.

Adesso siamo liberi.
Possiamo fare e essere quel che vogliamo.
Ma la libertà di poter scegliere richiede consapevolezza, responsabilità, capacità...
E produce ansia, di necessità, e talvolta bisogni senza soluzioni.

Noto sempre che ci si infila in un loop complicato anche per le cose più semplici.
Siamo diventati esigenti, vogliamo ciò che ci corrisponde e in questo culturalmente godiamo dell'approvazione delle idee del nostro tempo, per cui tutto deve essere plasmato secondo la nostra visione.

Ma abbiamo perso il punto di vista più semplice delle cose.
Tu sei stato sfortunato a genitori, ma fortunato a nonni. Per me l'opposto, il papà di mia mamma pare avesse una famiglia parallela, e in casa era simpatico come un gatto incazzato attaccato ai maroni, tale che mia nonna ha cominciato a vivere dopo i 60 anni quando lui è morto, il papà di mio papà, buono come il pane, invece dovette sposare in gioventù per questioni economiche che non ho mai ben capito, mia nonna, che era una figa spaziale, ma mezza matta, e gli ha fatto passare decenni d'inferno, botte comprese con oggetti contundenti, decenni tali che mio padre di fatto ha cresciuto i suoi 2 fratelli. Quindi c'era tanta merda anche prima, eccome se c'era
 

ologramma

Utente di lunga data
Io sono stato ancora più fortunato sia per i nonni da parte di papà che di nonno ,di zii ,tutti rimasti insieme una vita intera ,mai saputo di tradimenti , tutte famiglie che mi hanno voluto bene , vi parlo di cinque figli da parte di mio padre di nove da parte di mamma io ne ho conosciuti due ma due sono morti piccoli , per problemi che oggi si potevano curare con l'antibiotici.
Tutti con famiglie e figli chi si chi non sono venuti, con vite avvincenti che ricordo benissimo.
 

The Reverend

Utente di lunga data
Io sono stato ancora più fortunato sia per i nonni da parte di papà che di nonno ,di zii ,tutti rimasti insieme una vita intera ,mai saputo di tradimenti , tutte famiglie che mi hanno voluto bene , vi parlo di cinque figli da parte di mio padre di nove da parte di mamma io ne ho conosciuti due ma due sono morti piccoli , per problemi che oggi si potevano curare con l'antibiotici.
Tutti con famiglie e figli chi si chi non sono venuti, con vite avvincenti che ricordo benissimo.
A chi va bene dear Olo, a chi no.
Io una famiglia di merda. Alcolizzati, drogati, suicidio, violenze, pedofilie. Ho dovuto tagliare i ponti con tutti per salvare la pelle. E ringrazio Dio ogni mattina che non sono come loro.
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Io sono stato ancora più fortunato sia per i nonni da parte di papà che di nonno ,di zii ,tutti rimasti insieme una vita intera ,mai saputo di tradimenti , tutte famiglie che mi hanno voluto bene , vi parlo di cinque figli da parte di mio padre di nove da parte di mamma io ne ho conosciuti due ma due sono morti piccoli , per problemi che oggi si potevano curare con l'antibiotici.
Tutti con famiglie e figli chi si chi non sono venuti, con vite avvincenti che ricordo benissimo.
Che bello che eravate così numerosi. Io nemmeno ho un cugino di primo grado.
 

Nicky

Utente di lunga data
Tu sei stato sfortunato a genitori, ma fortunato a nonni. Per me l'opposto, il papà di mia mamma pare avesse una famiglia parallela, e in casa era simpatico come un gatto incazzato attaccato ai maroni, tale che mia nonna ha cominciato a vivere dopo i 60 anni quando lui è morto, il papà di mio papà, buono come il pane, invece dovette sposare in gioventù per questioni economiche che non ho mai ben capito, mia nonna, che era una figa spaziale, ma mezza matta, e gli ha fatto passare decenni d'inferno, botte comprese con oggetti contundenti, decenni tali che mio padre di fatto ha cresciuto i suoi 2 fratelli. Quindi c'era tanta merda anche prima, eccome se c'era
È perchè è vero che una volta stavano insieme una vita, ma la durata non dice nulla sulla qualità di una relazione, se è imposta.
La famiglia, però, per me dovrebbe restare importante e questo vuol dire che dovremmo ripensare anche ai modi di separarci e imporci di restare in un rapporto rispettoso per consentire ai nuovi nati di avere una stabilità.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Sono due linee di collaborazione completamente diverse sia come mentalità dietro che come esiti.
Fai qualche esempio, così sembri solo la scassacazzi di turno che da sola non si sa gestire.
Come dicevo prima se ho un grosso problema al lavoro te lo dico e ci sono i figli da portare a scuola, mi aspetto che tu mi dica domani non ti preoccupare se vuoi andare via prima ci penso io. Invece glielo dovevo chiedere e mi sentivo dire ma li devo portare tutti e due.
No uno lo tieni nel bagagliaio.
Lui non vuole cucinare,non è nelle sue corde, ma non è nelle sue corde neanche portare l'immondizia giù quindi prima di andare a dormire scendo io.
Non è essere scassacazzi e condivisione di carichi, se mi vuoi veramente bene certe cose le fai senza che te lo chieda, mi vedi sfinita o fai finta di non vedere o meglio non te ne frega.
Non ho mai chiesto niente mi sono sempre fatta tutto da sola, però poi non c'è da stupirsi se mi allontano
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Come dicevo prima se ho un grosso problema al lavoro te lo dico e ci sono i figli da portare a scuola, mi aspetto che tu mi dica domani non ti preoccupare se vuoi andare via prima ci penso io. Invece glielo dovevo chiedere e mi sentivo dire ma li devo portare tutti e due.

No uno lo tieni nel bagagliaio.

Lui non vuole cucinare,non è nelle sue corde, ma non è nelle sue corde neanche portare l'immondizia giù quindi prima di andare a dormire scendo io.

Non è essere scassacazzi e condivisione di carichi, se mi vuoi veramente bene certe cose le fai senza che te lo chieda, mi vedi sfinita o fai finta di non vedere o meglio non te ne frega.

Non ho mai chiesto niente mi sono sempre fatta tutto da sola, però poi non c'è da stupirsi se mi allontano
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito minestrone con dentro amore, immondizia, figli, corna, stanchezza, cesso da pulire e marito che pare assunto part-time dalla propria famiglia.

Sul primo punto hai ragione.

Se ti voglio bene, ti alleggerisco la vita. Ti vedo stanca e mi muovo. Non aspetto il modulo, la richiesta formale, la PEC, il sollecito e il decreto ingiuntivo emotivo. Se ci sono due figli da portare a scuola, li porto tutti e due. Non è che uno lo metto nel bagagliaio perché oggi mi sento sovraccarico di genitorialità.

Quella è cura pratica. E senza cura pratica, dopo un po’, l’affetto diventa una cornice vuota.

Però secondo punto: questa roba non c’entra necessariamente col desiderio.

Io questo comportamento me lo aspetto da chiunque mi voglia bene: compagna, figlia, fratello, amico, socio, vicino di casa con un minimo di sangue in circolo. Se mi vedi in difficoltà e puoi alleggerirmi, lo fai. Non perché vuoi scoparmi. Perché non sei un comodino con il codice fiscale.

Terzo punto, quello che vi frega sempre: non trasformiamo la mancata raccolta dell’immondizia nella genealogia delle corna.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché sei stufa di dover chiedere tutto, perché l’altro vive nella casa come un ospite pagante male, perché la sciatteria ti ha prosciugata. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra bestia.

Le corna non nascono perché lui non cucina o non porta giù il sacchetto. Quelle sono ragioni ottime per mandarlo a vivere da solo con la pattumiera in salotto. Le corna, quando partono davvero, sono sangue, carnazza, pelle, fame, bisogno di tornare corpo e non coordinatrice logistica del nucleo familiare.

E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli dell’uomo-Concetta, sfruttando esattamente questo bias cognitivo: “mio marito non mi vede, non mi aiuta, non mi alleggerisce, quindi io mi allontano”. Vero. Ma l’amante non arriva perché manca il turno dell’umido. Arriva perché in quel vuoto qualcuno ti fa di nuovo sangue.

La verità più semplice è che tu e tuo marito non vi piacete più e vi date per scontati.

La mancata cura reciproca è una conseguenza, non la causa prima. Quando uno ti fa ancora sangue, quando ti interessa davvero, quando lo senti vivo nella stanza, trovi modo di essere presente. Ti muovi. Ti organizzi. Ti fai in quattro, anche solo per tenere acceso il campo.

Se invece ogni gesto diventa fatica, ogni favore una concessione, ogni richiesta una rottura di coglioni, non siete davanti al problema dell’immondizia.

Siete già dopo.

Come dicevo prima se ho un grosso problema al lavoro te lo dico e ci sono i figli da portare a scuola, mi aspetto che tu mi dica domani non ti preoccupare se vuoi andare via prima ci penso io. Invece glielo dovevo chiedere e mi sentivo dire ma li devo portare tutti e due.

No uno lo tieni nel bagagliaio.

Lui non vuole cucinare,non è nelle sue corde, ma non è nelle sue corde neanche portare l'immondizia giù quindi prima di andare a dormire scendo io.

Non è essere scassacazzi e condivisione di carichi, se mi vuoi veramente bene certe cose le fai senza che te lo chieda, mi vedi sfinita o fai finta di non vedere o meglio non te ne frega.

Non ho mai chiesto niente mi sono sempre fatta tutto da sola, però poi non c'è da stupirsi se mi allontano
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito mischione dove dentro finiscono amore, immondizia, figli, cesso, corna e risentimento matrimoniale, tutto nello stesso pentolone.

Sul primo punto hai ragione. Se mi vuoi bene, certe cose le vedi. Se hai davanti una persona sfinita, la alleggerisci. Prendi i figli, porti giù l’immondizia, cucini due uova, fai quello che serve senza trasformare ogni gesto in una concessione regale. L’affetto si vede anche lì: nella capacità di togliere peso all’altro senza presentare il conto o rinfacciare. Mai.

Però questa cosa non c’entra niente con l’attrazione sessuale.

Io un comportamento del genere me lo aspetto in qualunque rapporto affettivo serio: figli, fratelli, amici, compagni, genitori. Se ti voglio bene e ti vedo col fiato corto, mi muovo. Non perché mi arrapi, ma perché esisti nel mio cerchio.

Il problema nasce quando da lì si passa al sillogismo: non mi aiuta, quindi mi allontano, quindi le corna diventano quasi la conseguenza naturale del bidone dell’umido lasciato in cucina.

No.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché si comporta da parassita domestico, perché ti dà per scontata, perché ogni giorno ti scarica addosso una quota di vita che dovrebbe portarsi da solo. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra partita.

Le corna sono sangue, carnazza, fame, desiderio, conferma, fuga, odore di vita fuori dalla stanza morta. Non sono la supplenza della conchetta sul divano. E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli di uomini conchetta sfruttando proprio questo equivoco: con la scusa di cercare qualcuno che finalmente le vedesse, le ascoltasse, le alleggerisse, si ascoltavano nelle mutande.

La verità, secondo me, è più semplice: tu e tuo marito non vi piacete più, vi siete dati per scontati. La mancanza di aiuto reciproco non è la causa profonda, è il sintomo visibile. Se tu a tuo marito facessi ancora sangue, ma sangue vero, non evasione della pratica coniugale ogni tanto per non far morire del tutto il reparto, vedi come si farebbe in quattro per renderti contenta e disponibile.

Quando uno desidera davvero, l’immondizia la porta giù pure cantando. :LOL:
 

Martina Bianchi

Hallowed be thy name
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito minestrone con dentro amore, immondizia, figli, corna, stanchezza, cesso da pulire e marito che pare assunto part-time dalla propria famiglia.

Sul primo punto hai ragione.

Se ti voglio bene, ti alleggerisco la vita. Ti vedo stanca e mi muovo. Non aspetto il modulo, la richiesta formale, la PEC, il sollecito e il decreto ingiuntivo emotivo. Se ci sono due figli da portare a scuola, li porto tutti e due. Non è che uno lo metto nel bagagliaio perché oggi mi sento sovraccarico di genitorialità.

Quella è cura pratica. E senza cura pratica, dopo un po’, l’affetto diventa una cornice vuota.

Però secondo punto: questa roba non c’entra necessariamente col desiderio.

Io questo comportamento me lo aspetto da chiunque mi voglia bene: compagna, figlia, fratello, amico, socio, vicino di casa con un minimo di sangue in circolo. Se mi vedi in difficoltà e puoi alleggerirmi, lo fai. Non perché vuoi scoparmi. Perché non sei un comodino con il codice fiscale.

Terzo punto, quello che vi frega sempre: non trasformiamo la mancata raccolta dell’immondizia nella genealogia delle corna.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché sei stufa di dover chiedere tutto, perché l’altro vive nella casa come un ospite pagante male, perché la sciatteria ti ha prosciugata. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra bestia.

Le corna non nascono perché lui non cucina o non porta giù il sacchetto. Quelle sono ragioni ottime per mandarlo a vivere da solo con la pattumiera in salotto. Le corna, quando partono davvero, sono sangue, carnazza, pelle, fame, bisogno di tornare corpo e non coordinatrice logistica del nucleo familiare.

E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli dell’uomo-Concetta, sfruttando esattamente questo bias cognitivo: “mio marito non mi vede, non mi aiuta, non mi alleggerisce, quindi io mi allontano”. Vero. Ma l’amante non arriva perché manca il turno dell’umido. Arriva perché in quel vuoto qualcuno ti fa di nuovo sangue.

La verità più semplice è che tu e tuo marito non vi piacete più e vi date per scontati.

La mancata cura reciproca è una conseguenza, non la causa prima. Quando uno ti fa ancora sangue, quando ti interessa davvero, quando lo senti vivo nella stanza, trovi modo di essere presente. Ti muovi. Ti organizzi. Ti fai in quattro, anche solo per tenere acceso il campo.

Se invece ogni gesto diventa fatica, ogni favore una concessione, ogni richiesta una rottura di coglioni, non siete davanti al problema dell’immondizia.

Siete già dopo.



Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito mischione dove dentro finiscono amore, immondizia, figli, cesso, corna e risentimento matrimoniale, tutto nello stesso pentolone.

Sul primo punto hai ragione. Se mi vuoi bene, certe cose le vedi. Se hai davanti una persona sfinita, la alleggerisci. Prendi i figli, porti giù l’immondizia, cucini due uova, fai quello che serve senza trasformare ogni gesto in una concessione regale. L’affetto si vede anche lì: nella capacità di togliere peso all’altro senza presentare il conto o rinfacciare. Mai.

Però questa cosa non c’entra niente con l’attrazione sessuale.

Io un comportamento del genere me lo aspetto in qualunque rapporto affettivo serio: figli, fratelli, amici, compagni, genitori. Se ti voglio bene e ti vedo col fiato corto, mi muovo. Non perché mi arrapi, ma perché esisti nel mio cerchio.

Il problema nasce quando da lì si passa al sillogismo: non mi aiuta, quindi mi allontano, quindi le corna diventano quasi la conseguenza naturale del bidone dell’umido lasciato in cucina.

No.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché si comporta da parassita domestico, perché ti dà per scontata, perché ogni giorno ti scarica addosso una quota di vita che dovrebbe portarsi da solo. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra partita.

Le corna sono sangue, carnazza, fame, desiderio, conferma, fuga, odore di vita fuori dalla stanza morta. Non sono la supplenza della conchetta sul divano. E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli di uomini conchetta sfruttando proprio questo equivoco: con la scusa di cercare qualcuno che finalmente le vedesse, le ascoltasse, le alleggerisse, si ascoltavano nelle mutande.

La verità, secondo me, è più semplice: tu e tuo marito non vi piacete più, vi siete dati per scontati. La mancanza di aiuto reciproco non è la causa profonda, è il sintomo visibile. Se tu a tuo marito facessi ancora sangue, ma sangue vero, non evasione della pratica coniugale ogni tanto per non far morire del tutto il reparto, vedi come si farebbe in quattro per renderti contenta e disponibile.

Quando uno desidera davvero, l’immondizia la porta giù pure cantando. :LOL:
Non si tratta solo di farsi sangue, ma di ignorare che lui è anche padre e la famiglia è anche la sua (quando si tratta di occuparsi di loro). La cosa è più seria onestamente e prescinde dalla coppia stessa..
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito minestrone con dentro amore, immondizia, figli, corna, stanchezza, cesso da pulire e marito che pare assunto part-time dalla propria famiglia.

Sul primo punto hai ragione.

Se ti voglio bene, ti alleggerisco la vita. Ti vedo stanca e mi muovo. Non aspetto il modulo, la richiesta formale, la PEC, il sollecito e il decreto ingiuntivo emotivo. Se ci sono due figli da portare a scuola, li porto tutti e due. Non è che uno lo metto nel bagagliaio perché oggi mi sento sovraccarico di genitorialità.

Quella è cura pratica. E senza cura pratica, dopo un po’, l’affetto diventa una cornice vuota.

Però secondo punto: questa roba non c’entra necessariamente col desiderio.

Io questo comportamento me lo aspetto da chiunque mi voglia bene: compagna, figlia, fratello, amico, socio, vicino di casa con un minimo di sangue in circolo. Se mi vedi in difficoltà e puoi alleggerirmi, lo fai. Non perché vuoi scoparmi. Perché non sei un comodino con il codice fiscale.

Terzo punto, quello che vi frega sempre: non trasformiamo la mancata raccolta dell’immondizia nella genealogia delle corna.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché sei stufa di dover chiedere tutto, perché l’altro vive nella casa come un ospite pagante male, perché la sciatteria ti ha prosciugata. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra bestia.

Le corna non nascono perché lui non cucina o non porta giù il sacchetto. Quelle sono ragioni ottime per mandarlo a vivere da solo con la pattumiera in salotto. Le corna, quando partono davvero, sono sangue, carnazza, pelle, fame, bisogno di tornare corpo e non coordinatrice logistica del nucleo familiare.

E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli dell’uomo-Concetta, sfruttando esattamente questo bias cognitivo: “mio marito non mi vede, non mi aiuta, non mi alleggerisce, quindi io mi allontano”. Vero. Ma l’amante non arriva perché manca il turno dell’umido. Arriva perché in quel vuoto qualcuno ti fa di nuovo sangue.

La verità più semplice è che tu e tuo marito non vi piacete più e vi date per scontati.

La mancata cura reciproca è una conseguenza, non la causa prima. Quando uno ti fa ancora sangue, quando ti interessa davvero, quando lo senti vivo nella stanza, trovi modo di essere presente. Ti muovi. Ti organizzi. Ti fai in quattro, anche solo per tenere acceso il campo.

Se invece ogni gesto diventa fatica, ogni favore una concessione, ogni richiesta una rottura di coglioni, non siete davanti al problema dell’immondizia.

Siete già dopo.



Questo discorso va separato, altrimenti diventa il solito mischione dove dentro finiscono amore, immondizia, figli, cesso, corna e risentimento matrimoniale, tutto nello stesso pentolone.

Sul primo punto hai ragione. Se mi vuoi bene, certe cose le vedi. Se hai davanti una persona sfinita, la alleggerisci. Prendi i figli, porti giù l’immondizia, cucini due uova, fai quello che serve senza trasformare ogni gesto in una concessione regale. L’affetto si vede anche lì: nella capacità di togliere peso all’altro senza presentare il conto o rinfacciare. Mai.

Però questa cosa non c’entra niente con l’attrazione sessuale.

Io un comportamento del genere me lo aspetto in qualunque rapporto affettivo serio: figli, fratelli, amici, compagni, genitori. Se ti voglio bene e ti vedo col fiato corto, mi muovo. Non perché mi arrapi, ma perché esisti nel mio cerchio.

Il problema nasce quando da lì si passa al sillogismo: non mi aiuta, quindi mi allontano, quindi le corna diventano quasi la conseguenza naturale del bidone dell’umido lasciato in cucina.

No.

Puoi lasciare una persona perché la convivenza è diventata pesante, perché si comporta da parassita domestico, perché ti dà per scontata, perché ogni giorno ti scarica addosso una quota di vita che dovrebbe portarsi da solo. Su questo con me sfondi una porta aperta.

Ma le corna sono un’altra partita.

Le corna sono sangue, carnazza, fame, desiderio, conferma, fuga, odore di vita fuori dalla stanza morta. Non sono la supplenza della conchetta sul divano. E te lo dice uno che per anni si è accompagnato con mogli di uomini conchetta sfruttando proprio questo equivoco: con la scusa di cercare qualcuno che finalmente le vedesse, le ascoltasse, le alleggerisse, si ascoltavano nelle mutande.

La verità, secondo me, è più semplice: tu e tuo marito non vi piacete più, vi siete dati per scontati. La mancanza di aiuto reciproco non è la causa profonda, è il sintomo visibile. Se tu a tuo marito facessi ancora sangue, ma sangue vero, non evasione della pratica coniugale ogni tanto per non far morire del tutto il reparto, vedi come si farebbe in quattro per renderti contenta e disponibile.

Quando uno desidera davvero, l’immondizia la porta giù pure cantando. :LOL:
Basandomi sul tuo discorso allora la mia convinzione che mia abbia sposato perché la sua ex lo ha lasciato per un altro trova fondamento.Gli piacevo giusto il minimo indispensabile.
Perché questo atteggiamento lo ha avuto subito dopo pochi mesi di matrimonio e non avevamo ancora figli. Se percepisci la mancanza di sentimento inizia un forte disagio, all'inizio mi sono anche attribuita la colpa,forse ero poco espansiva o pretendevo.
Ma non ho mai capito il distacco che ha nei confronti dei figli, lui dice che non lo dà a vedere,ma non è così,la prova è che a fronte di una visita che dava preoccupazione lui non ha chiesto niente di come fosse andata.
Posso capire che di me frega un cazzo ma di un figlio,non è possibile.
Forse il costruirsi una famiglia era un dovere sociale.
Si le corna sono attrazione, sangue, chimica, desiderio.Ma se fossi stata bene con mio marito mi sarei sentita in colpa ci avrei pensato,cosa che non è minimamente avvenuta anzi l'ho provocato.
Il minestrone viene fuori per forza se la situazione non appaga minimamente.
 
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