Agnelli in galera?

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peccato che oggi l'adolescenza riguardi anche i quasi trentenni
 

CIRCE74

Utente di lunga data
peccato che oggi l'adolescenza riguardi anche i quasi trentenni
Spesso mi sono ritrovata con adolescenti che parlavano di cose anche troppo "grandi" per loro e trentenni che invece sembravano ambire a tornare quindicenni... c'è quasi una corsa a voler diventare grandi nei ragazzini con un conseguente rimpianto intorno ai trenta della spensieratezza persa prima.
 

danny

Utente di lunga data
Spesso mi sono ritrovata con adolescenti che parlavano di cose anche troppo "grandi" per loro e trentenni che invece sembravano ambire a tornare quindicenni... c'è quasi una corsa a voler diventare grandi nei ragazzini con un conseguente rimpianto intorno ai trenta della spensieratezza persa prima.
E ci credo.
A casa dei genitori si sta bene, non ci sono bollette del gas da pagare, lo stipendio se c'è serve per le rate della macchina e i viaggi e puoi anche vivere senza pensieri. .
Poi, da adulti, con una casa propria in una zona di merda, il mutuo, la spesa, le tasse, il lavoro del cazzo che non c'è e le rate della macchina che non ce la fai, rimpiangi anche quando giocavi a Subbuteo.
È questo modo triste di essere adulti che fa paura ai giovani.
Perché essere adulti vuol dire crescere, avere prospettive, libertà.
Non peggiorare.
 

CIRCE74

Utente di lunga data
E ci credo.
A casa dei genitori si sta bene, non ci sono bollette del gas da pagare, lo stipendio se c'è serve per le rate della macchina e i viaggi e puoi anche vivere senza pensieri. .
Poi, da adulti, con una casa propria, il mutuo, la spesa, le tasse, il lavoro del cazzo che non c'è e le rate della macchina che non ce la fai, rimpiangi anche quando giocavi a Subbuteo.
Sembra facile essere grandi....
 

spleen

utente ?
Il corpo sociale a cui sei appartenuto perseguiva gli stessi bisogni di chi partecipa ad un rave.
Ed è fisiologica che passata l'adolescenza quei bisogni cambino.

Anche voi frammentavate il vostro io (il conflitto fra il vecchio e il nuovo) e stordivate la vostra coscienza.
E' una forma della ritualità vecchia come il mondo.

Come ci sta che il bisogno di appartenenza cambi mano a mano che passano gli anni.
Da adolescente e giovane adulto immagino invece che fosse forte quel bisogno. Non a caso ti racconti come appartenente alla generazione dibattuta e dibattente.
E' un compito evolutivo. Inevitabile.
Che poi venga tradotto a seconda della cultura di appartenenza, del tempo storica, dello stato psicologico e biologico sono variabili poco importanti.

Paradossalmente il passaggio di appartenenza che manifesti da quando ti conosco è nel tuo grassetto...è da quando ti leggo si manifesta in modo sempre più marcato.

Il sottolineato è semplicemente individuazione.

Fin da bambina, e penso sia quello che mi ha permesso di non finire rinchiusa da qualche parte nei deliri adolescenziali, è stato il mio istintivo senso di appartenenza non tanto al genere umano quanto alla Natura e ai cicli di Vita/Morte/Vita.
Ho avuto la fortuna di avere una parte di famiglia più o meno inconsapevolmente pagana. Animista potrei quasi dire.
Che a suo modo ha celebrato la Morte e la Vita legata alla Morte.
Ho avuto un istintivo rigetto per la superstizione cattolica, che anche faceva parte della famiglia.

E ho avuto la fortuna di incontrare, fra quelli che tu mi hai suggerito potessero essere altri padri oltre al mio, persone che mi hanno mostrato una spiritualità che si sposta dalla religiosità e si apre...al deserto dell'anima.
Ero poco più che adolescente. E penso che quella persona mi abbia dato una sorta di rimedio per il mio mal di anima.
Per brevissimo tempo ho fatto affidamento su un unico dio, non mi ha mai convinta fino in fondo, neanche nel mio momento di massima vicinanza a quella forma di religiosità...e anzi, proprio in quel momento ho colto quanto fosse riduttivo e dispotico e soprattutto distopico.
Soprattutto per brevissimo tempo ho fatto affidamento sul nuovo dio.

Ho sempre preferito i vecchi dei. E continuo a preferirli.

La vedi la differenza?😁

In relazione all'appartenenza al corpo sociale, e in relazione alla relazione con me stessa e con gli altri individui.
Dunque:

Etologicamente parlando, visto che mi consideri un novello Conrad Lorenz, :) penso (come lui ) che ai giovani mammiferi, compresi quelli del genere umano, sia riservato il compito della negazione dello status e dell’ esplorazione. Il presunto vantaggio che la specie ne trae è l’acquisizione di nuovi territori, la diffusione. L’insuccesso ha riempito di ossa le praterie del passato remoto, ed i cimiteri del passato prossimo di quelli che se ne sono andati di overdose.

La mia generazione, identificata adesso per –boomer- ( spesso in senso dispregiativo, neanche fossimo una massa di deficenti decerebrati), si è perlopiù sbattuta senza costrutto tra chi aveva archiviato il sistema valoriale borghese e né voleva uno nuovo, (secondo me fallendo nell’ obbiettivo) e tra chi invece si ammazzava di eroina (secondo me fallendo ancora peggio).

Detto ciò, conosco gente che si è immolata nelle cazzate, da quelli che scimmiottavano la febbre del sabato sera a quelli che dopo aver visto “Christiane F.” si mettevano nelle mani dei pusher. Non vedere però la differenza (ed io la vedevo chiaramente) sarebbe riduttivo, se non per il fatto che perlomeno, tra i primi, c’è ancora un sacco di gente viva.

Appartenere ad una generazione, non significa automaticamente condividerne né l’agito né il destino.

Io mi trovai nel mezzo, ad osservare a distanza gli uni e gli altri e a valutarne col tempo la sorte. La distanza era una vera e propria distanza fisica, sono cresciuto non dico nell ‘isolamento, ma quasi. Il paesino, i pochi amici ed i libri (tanti) erano la mia personale realtà. Questa situazione non mi ha risparmiato lo stato di confusione mentale tipico degli adolescenti e post adolescenti ma mi ha risparmiato (per impotenza a parteciparvi ) quanto sopra. La distopia consisteva perlopiù nella constatazione della distanza che intercorreva tra Platone ed il mio amico che mi spiegava come abbordare le ragazze.

Per venire al punto, penso che manifestare un bisogno di appartenenza sia profondamente diverso dallo scoprire le verità che animano il comportamento umano. Capire non è identificarsi, è capire, è introiettare, fare proprio qualcosa che dia una spiegazione razionale, ponderata, a quanto succede. Identificazione e comprensione, corrispondono a piani e situazioni diverse. Si, poi è chiaro che io ho capito poco, ma non posso mica fare finta di non vedere ad esempio che il bisogno di appartenenza un tempo al clan di cacciatori, oggi all’elenco di follower di qualche disgrazia, è perlopiù un modo di acquietare le coscienze, spegnere il senso critico, affidarsi e legarsi mani e piedi a chi pensa al posto nostro.

Perché pensare mica è solo faticoso, no no, è anche pericoloso, destabilizzante, e isolante, e siccome siamo una specie gregaria, mai contraddirre il gruppo.

Spero come al solito di essermi spiegato, trovo in questo una crescente difficoltà, probabilmente dovuta allo spegnimento progressivo dei neuroni.

Nota al margine inferiore: La tua famiglia, come la mia, era pervasa da superstizione cattolica. Di superstizione l’umanità, tutta, in qualsiasi tempo, in qualsiasi luogo, compresi i più emancipati, ha da sempre avuto bisogno per interrompere quei circuiti mentali che un tempo l’avrebbero indotta a morire di terrore, ed oggi invece….. lo stesso. Se vuoi sulle moderne superstizioni possiamo discuterne ad oltranza (ma sai che palle! 😁 ).

Ma attenzione nel liquidare i vecchi dei, compreso quello cattolico come stupida superstizione. Vedo che hai ben capito che il bisogno etologico non si ferma di fronte a quello ma è ben più largo e complesso e risponde alle arcaiche domande che sono sempre le stesse: Chi sono, da dove vengo, dove vado….

-A vedere la partita- Risponde al solito il mio amico Marco…😁
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Dunque:

Etologicamente parlando, visto che mi consideri un novello Conrad Lorenz, :) penso (come lui ) che ai giovani mammiferi, compresi quelli del genere umano, sia riservato il compito della negazione dello status e dell’ esplorazione. Il presunto vantaggio che la specie ne trae è l’acquisizione di nuovi territori, la diffusione. L’insuccesso ha riempito di ossa le praterie del passato remoto, ed i cimiteri del passato prossimo di quelli che se ne sono andati di overdose.

La mia generazione, identificata adesso per –boomer- ( spesso in senso dispregiativo, neanche fossimo una massa di deficenti decerebrati), si è perlopiù sbattuta senza costrutto tra chi aveva archiviato il sistema valoriale borghese e né voleva uno nuovo, (secondo me fallendo nell’ obbiettivo) e tra chi invece si ammazzava di eroina (secondo me fallendo ancora peggio).

Detto ciò, conosco gente che si è immolata nelle cazzate, da quelli che scimmiottavano la febbre del sabato sera a quelli che dopo aver visto “Christiane F.” si mettevano nelle mani dei pusher. Non vedere però la differenza (ed io la vedevo chiaramente) sarebbe riduttivo, se non per il fatto che perlomeno, tra i primi, c’è ancora un sacco di gente viva.

Appartenere ad una generazione, non significa automaticamente condividerne né l’agito né il destino.

Io mi trovai nel mezzo, ad osservare a distanza gli uni e gli altri e a valutarne col tempo la sorte. La distanza era una vera e propria distanza fisica, sono cresciuto non dico nell ‘isolamento, ma quasi. Il paesino, i pochi amici ed i libri (tanti) erano la mia personale realtà. Questa situazione non mi ha risparmiato lo stato di confusione mentale tipico degli adolescenti e post adolescenti ma mi ha risparmiato (per impotenza a parteciparvi ) quanto sopra. La distopia consisteva perlopiù nella constatazione della distanza che intercorreva tra Platone ed il mio amico che mi spiegava come abbordare le ragazze.

Per venire al punto, penso che manifestare un bisogno di appartenenza sia profondamente diverso dallo scoprire le verità che animano il comportamento umano. Capire non è identificarsi, è capire, è introiettare, fare proprio qualcosa che dia una spiegazione razionale, ponderata, a quanto succede. Identificazione e comprensione, corrispondono a piani e situazioni diverse. Si, poi è chiaro che io ho capito poco, ma non posso mica fare finta di non vedere ad esempio che il bisogno di appartenenza un tempo al clan di cacciatori, oggi all’elenco di follower di qualche disgrazia, è perlopiù un modo di acquietare le coscienze, spegnere il senso critico, affidarsi e legarsi mani e piedi a chi pensa al posto nostro.

Perché pensare mica è solo faticoso, no no, è anche pericoloso, destabilizzante, e isolante, e siccome siamo una specie gregaria, mai contraddirre il gruppo.

Spero come al solito di essermi spiegato, trovo in questo una crescente difficoltà, probabilmente dovuta allo spegnimento progressivo dei neuroni.

Nota al margine inferiore: La tua famiglia, come la mia, era pervasa da superstizione cattolica. Di superstizione l’umanità, tutta, in qualsiasi tempo, in qualsiasi luogo, compresi i più emancipati, ha da sempre avuto bisogno per interrompere quei circuiti mentali che un tempo l’avrebbero indotta a morire di terrore, ed oggi invece….. lo stesso. Se vuoi sulle moderne superstizioni possiamo discuterne ad oltranza (ma sai che palle! 😁 ).

Ma attenzione nel liquidare i vecchi dei, compreso quello cattolico come stupida superstizione. Vedo che hai ben capito che il bisogno etologico non si ferma di fronte a quello ma è ben più largo e complesso e risponde alle arcaiche domande che sono sempre le stesse: Chi sono, da dove vengo, dove vado….

-A vedere la partita- Risponde al solito il mio amico Marco…😁
Riguardo la questione boomer questo è un articolo interessante, e che onestamente condivido parecchio.

https://alleyoop.ilsole24ore.com/2022/04/13/boomer/?refresh_ce=1

I riti collettivi, in particolare i riti tribali, considerano la morte come una possibilità nei passaggi.
So che conosci bene i riti di passaggio dall'adolescenza all'età adulta in certe culture.

La negazione della morte come esistenza ed esistente, porta a negare anche la simbolizzazione di quel passaggio.

Che emotivamente è invece presente a livello profondo.

Un adolescente cresce uccidendo idealmente i genitori e anche sè stesso bambino.
Lascia quel che è stato per andare in quello che sarà, senza sapere quello che sarà.

E' un compito evolutivo fondamentale per uscire dall'identificazione, passare attraverso la differenziazione e dirigersi verso l'individuazione.
Che permetterebbe una forma di pensiero autonomo. E rivolto a sè come individuo prima e appartenente al corpo sociale poi.

Una delle funzioni dei riti di passaggio era esattamente la sottolineatura del cammino verso l'ignoto. Verso lo sconosciuto.
Del lanciarsi nell'ignoto. Come quel tuffatore.

L'insuccesso era una parte integrante di quei riti.
Ed era una lezione ed un apprendimento.

L'appartenenza, come ben sai, è un bisogno fondante, legato al calore delle notti senza luci e al terrore di quello che fuori si nasconde nell'ombra.
Non è cambiato e non cambierà.

Nonostante la walt disney. E per fortuna non cambierà.

Perchè è la paura uno dei motori fondamentali della creatività e della vita.

Poi c'è qualcosa che somiglia all'appartenenza, ma non è appartenenza.

Etimo, giusto per rompere un po' i coglioni

appartenere deriva da ad pertinere...stendersi, giungere.

E' un processo attivo e proattivo ed in fieri.

Poi c'è l'allineamento, che è quello che descrivi nel tuo post.
Che non è un processo, ma un posizionamento statico.

Concordo sull'allineamento.
Non sull'appartenenza.

Se non si appartiene non si può stare e neppure andare.
Non c'è possibilità di scelta.

Ed è qui che nasce la creatività.
E il desiderio di conoscere e approfondire.
Nel processo di appartenere.

non in quello di allinearsi.

Ma, se ci si pensa, cosa avete chiesto, se non allineamento? Cosa avete insegnato?
Dove essere stati dibattuti e dibattenti?
E sconfitti da voi stessi?

Parlo al plurale...perchè per quanto ci si possa sentire assolti, si è lo stesso coinvolti. (cit)

La maggioranza...dicevamo.
E pure la minoranza.

Che si definiscono reciprocamente.


Non liquido i vecchi dei. Anzi.
Basta non sia un dio e non pretenda di dare un'unica e univoca descrizione del mondo. Univoca rappresentazione del potere. (non divino, ovviamente.)
Ricoprendola di fiocchetti oppiati per render più digeribile l'oppressione.

Ormai...è provato scientificamente...le visioni sono molteplici, la realtà stessa non è certa ed ognuno crea la propria.
Un unico dio è anacronistico. Come è anacronistica un'unica sessualità e la distinzione fra generi...a proposito, hai sentito del gattino nato neutro? :)

confido nella generazione Z.

La vostra potrebbe farsi da parte, che sarebbe tempo, senza offesa ma non ci vedete più un cazzo, siete leeeenti 😜 e continuate a proporre visioni del passato, la mia si è fottuta il cervello nel political correct e con gli elisir della giovinezza e di lunga vita inseguendo il mito dell'immortalità e uccidendo un dio che non esiste, i millenials poveri cristi si barcamenano cercando di ritagliarsi uno spazietto senza riuscire a definirsi in modo completo a cavallo fra epoche che non riconoscono se stesse, copincollando qui e là e nel bel mezzo di una accelerazione che a fatica reggono....

Le domande sono sempre le stesse...purtroppo son sempre le stesse anche le risposte.
E questo è uno dei fulcri del problema umano. Sapiens...

EDIT: io proporrei un babbo natale in * :D , non solo in riferimento al genere sessuale, ma anche al genere culturale, al genere psicobiologico...un babbo natale che scompaia in se stesso...con le lucine che invece di accendersi si spengono. C'è troppa luce, per vedere le ombre. E senza ombra...non c'è vita.
 
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spleen

utente ?
confido nella generazione Z.

La vostra potrebbe farsi da parte, che sarebbe tempo, senza offesa ma non ci vedete più un cazzo, siete leeeenti 😜 e continuate a proporre visioni del passato, la mia si è fottuta il cervello nel political correct e con gli elisir della giovinezza e di lunga vita inseguendo il mito dell'immortalità e uccidendo un dio che non esiste, i millenials poveri cristi si barcamenano cercando di ritagliarsi uno spazietto senza riuscire a definirsi in modo completo a cavallo fra epoche che non riconoscono se stesse, copincollando qui e là e nel bel mezzo di una accelerazione che a fatica reggono....
Spero tu colga la fondamentale contraddizione che ti porta a distinguere le persone in base al periodo di nascita, cercando di sottolineare delle differenze sostanziali quando in realtà non ce ne sono, cosa spiegata da te stessa nella prima parte del messaggio e ampiamente da me condivisa. Tu ti sei da mo resa conto che le categorizzazioni non “tengono il vento”, non fosse altro per il fatto che vengono fatte per arrivare a qualche considerazione accessoria, che tutto sommato a me non è che appassioni molto. Se un giornalista del sole 24 ore cerca di spiegarmi la società a fette, beh scusa ma a me viene un po’ di orticaria.

Quello che ti ho raccontato della mia giovinezza è mio, unico, irripetibile, come quello di qualsiasi altra persona. Ho citato i boomer proprio perché ritenevo queste categorizzazioni riduttive. Sarebbe del tutto illogico accostare ad esempio un nato nel 1965 in un paesino della Sicilia ad uno nato nel 1965 a Milano. Come, secondo me è assurdo parlare di un boomer a capo di un governo o miliardario, senza valutare che ci sono tanti boomer che fanno fatica a “campare la vita”.

Le vere differenze, secondo me sono quasi sempre di carattere economico tra chi “dispone” e chi non dispone. E poi culturali, certo, dato che il 70% delle persone a cui viene sottoposto in lettura un testo, non lo capisce, voglio dire, di cosa stiamo parlando?

Lo vedi bene anche tu lo scivolamento progressivo di quella classe media che era il nerbo della società verso la povertà e la vedi anche tu la progressiva sottrazione di risorse alla scuola e alla sanità. E pensi che questo sia forse l’effetto di una generazione al potere? Ah si? Quale generazione, e soprattutto chi in quella generazione?

Poi… parlo di me, che è l’unica cosa che so a malapena fare:

Mi sono già fatto da parte, che ti credi? Il sottoscritto è già da mo che ha mollato ai più giovani la gestione di cose che facevo. Dietro l’angolo, tra non molto mi aspetta la morte, e forse, visto quello che mi è successo l’anno scorso, non è nemmeno poi così lontana. Sul lavoro cerco inutilmente un erede, non ne trovo, chi ha più voglia di smazzarsi a imparare cose quando servono anni?

Che mi resta da fare? Veder vivere i miei figli, possibilmente i miei nipoti, bere qualche bicchiere di buon vino, stare in compagnia degli amici, e guardare il mondo, sì, guardarlo ogni giorno con nostalgia ed ammirazione, sentire il vento ed il freddo, sedermi al sole. Cosa credi resti di un essere umano e cosa pensi che conti davvero della nostra vita? Diventare miliardari? No l’unica cosa che conta è vedere il mondo, la contemplazione.
Sono lo stesso coinvolto? Certo che lo sono, non mi sono mica mai tirato indietro. Solo il mio essere coinvolto, in questa stagione di vita non significa andare con i cartelli in piazza, significa indirizzare e credimi, io sono uno di quei orgoglioni che hanno indirizzato, cribbio se hanno indirizzato. Come ho potuto, per quello che avevo capito, meglio che ho potuto. Con lo spirito proteso a quel “bene” o a quel "meglio" generico che oggi si guarda in modo confuso perché tutti dicono che non esista, mentre io sono certo invece che tutti sotto sotto lo sanno, cosa significhi, altrimenti smetterebbero di botto di fare qualsiasi considerazione. Il giudizio, in qualsiasi dibattito può a volte essere esplicito, ma implicito lo è sempre.

Pensi che i dibattiti della mia gioventù, ad oltranza, per ore ed ore, fossero inutili? Li facessero adesso quei dibattiti, in questo mondo polarizzato al massimo dove se dici che un gatto nato senza sesso è solo uno dei tanti scherzi di natura, diventi automaticamente un fascio retrogrado e se invece offri del te ad un imigrato sei un sinistrato. Io criticavo queste identificazioni, queste schematizzazioni, questo schierarsi. Non la ricerca del'introvabile centro di gravità permanente che è l'essenza della vita stessa. Sono certo che hai capito la differenza, per quello che mi concerne.

Ed in fondo, pensi che quello che vedi del mondo adesso sia il lascito solo della mia di generazione? Pensi che quelle che ci hanno preceduto e seguito siano state migliori o lo saranno?

Consentimi di dubitarne. Guarda che la scimmia è sempre quella, quello che eravamo e quello che siamo diventati non è tanto meglio o tanto peggio della gen Z su cui speri.

Che poi, io gli Z li conosco molto bene, ne ho due splendidi esemplari a casa. :)
 
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danny

Utente di lunga data
confido nella generazione Z.

La vostra potrebbe farsi da parte, che sarebbe tempo, senza offesa ma non ci vedete più un cazzo, siete leeeenti 😜 e continuate a proporre visioni del passato, la mia si è fottuta il cervello nel political correct e con gli elisir della giovinezza e di lunga vita inseguendo il mito dell'immortalità e uccidendo un dio che non esiste, i millenials poveri cristi si barcamenano cercando di ritagliarsi uno spazietto senza riuscire a definirsi in modo completo a cavallo fra epoche che non riconoscono se stesse, copincollando qui e là e nel bel mezzo di una accelerazione che a fatica reggono....

Le domande sono sempre le stesse...purtroppo son sempre le stesse anche le risposte.
E questo è uno dei fulcri del problema umano. Sapiens...
Il medico ucciso a San Donato aveva 76 anni.
Se si fanno fa parte i vecchi - andando in pensione, come sarebbe giusto - mi sa che qui crolla tutto.
A parte questo, il tuo è un discorso generico.
Vivi in Italia, dove la crescita è sotto zero e di conseguenza la popolazione è invecchiata, per cui chiudono le discoteche e aprono ambulatori privati..
Non è così ovunque nel mondo.
Io non vedo un cazzo comunque da quando avevo 6 anni.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Spero tu colga la fondamentale contraddizione che ti porta a distinguere le persone in base al periodo di nascita, cercando di sottolineare delle differenze sostanziali quando in realtà non ce ne sono, cosa spiegata da te stessa nella prima parte del messaggio e ampiamente da me condivisa. Tu ti sei da mo resa conto che le categorizzazioni non “tengono il vento”, non fosse altro per il fatto che vengono fatte per arrivare a qualche considerazione accessoria, che tutto sommato a me non è che appassioni molto. Se un giornalista del sole 24 ore cerca di spiegarmi la società a fette, beh scusa ma a me viene un po’ di orticaria.

Quello che ti ho raccontato della mia giovinezza è mio, unico, irripetibile, come quello di qualsiasi altra persona. Ho citato i boomer proprio perché ritenevo queste categorizzazioni riduttive. Sarebbe del tutto illogico accostare ad esempio un nato nel 1965 in un paesino della Sicilia ad uno nato nel 1965 a Milano. Come, secondo me è assurdo parlare di un boomer a capo di un governo o miliardario, senza valutare che ci sono tanti boomer che fanno fatica a “campare la vita”.

Le vere differenze, secondo me sono quasi sempre di carattere economico tra chi “dispone” e chi non dispone. E poi culturali, certo, dato che il 70% delle persone a cui viene sottoposto in lettura un testo, non lo capisce, voglio dire, di cosa stiamo parlando?

Lo vedi bene anche tu lo scivolamento progressivo di quella classe media che era il nerbo della società verso la povertà e la vedi anche tu la progressiva sottrazione di risorse alla scuola e alla sanità. E pensi che questo sia forse l’effetto di una generazione al potere? Ah si? Quale generazione, e soprattutto chi in quella generazione?

Poi… parlo di me, che è l’unica cosa che so a malapena fare:

Mi sono già fatto da parte, che ti credi? Il sottoscritto è già da mo che ha mollato ai più giovani la gestione di cose che facevo. Dietro l’angolo, tra non molto mi aspetta la morte, e forse, visto quello che mi è successo l’anno scorso, non è nemmeno poi così lontana. Sul lavoro cerco inutilmente un erede, non ne trovo, chi ha più voglia di smazzarsi a imparare cose quando servono anni?

Che mi resta da fare? Veder vivere i miei figli, possibilmente i miei nipoti, bere qualche bicchiere di buon vino, stare in compagnia degli amici, e guardare il mondo, sì, guardarlo ogni giorno con nostalgia ed ammirazione, sentire il vento ed il freddo, sedermi al sole. Cosa credi resti di un essere umano e cosa pensi che conti davvero della nostra vita? Diventare miliardari? No l’unica cosa che conta è vedere il mondo, la contemplazione.
Sono lo stesso coinvolto? Certo che lo sono, non mi sono mica mai tirato indietro. Solo il mio essere coinvolto, in questa stagione di vita non significa andare con i cartelli in piazza, significa indirizzare e credimi, io sono uno di quei orgoglioni che hanno indirizzato, cribbio se hanno indirizzato. Come ho potuto, per quello che avevo capito, meglio che ho potuto. Con lo spirito proteso a quel “bene” o a quel "meglio" generico che oggi si guarda in modo confuso perché tutti dicono che non esista, mentre io sono certo invece che tutti sotto sotto lo sanno, cosa significhi, altrimenti smetterebbero di botto di fare qualsiasi considerazione. Il giudizio, in qualsiasi dibattito può a volte essere esplicito, ma implicito lo è sempre.

Pensi che i dibattiti della mia gioventù, ad oltranza, per ore ed ore, fossero inutili? Li facessero adesso quei dibattiti, in questo mondo polarizzato al massimo dove se dici che un gatto nato senza sesso è solo uno dei tanti scherzi di natura, diventi automaticamente un fascio retrogrado e se invece offri del te ad un imigrato sei un sinistrato. Io criticavo queste identificazioni, queste schematizzazioni, questo schierarsi. Non la ricerca del'introvabile centro di gravità permanente che è l'essenza della vita stessa. Sono certo che hai capito la differenza, per quello che mi concerne.

Ed in fondo, pensi che quello che vedi del mondo adesso sia il lascito solo della mia di generazione? Pensi che quelle che ci hanno preceduto e seguito siano state migliori o lo saranno?

Consentimi di dubitarne. Guarda che la scimmia è sempre quella, quello che eravamo e quello che siamo diventati non è tanto meglio o tanto peggio della gen Z su cui speri.

Che poi, io gli Z li conosco molto bene, ne ho due splendidi esemplari a casa. :)
Le categorizzazioni sono interessanti e hanno una loro utilità.
Senza non saremmo storicamente riusciti a descriverci il mondo.

Come è vero, al contempo, che non tengono il vento.
Che è poi il motivo per cui sono utili fin tanto che non divengono dogmatiche.

Fin tanto che sono strumento e non fine.
Sono intrinsecamente riduttive, è una loro caratteristica.
Ma permettono l'accorpamento di dati.

Un po' come le categorie norma e devianza. Bene e male. Giusto sbagliato. Buono cattivo.
Definiscono alcuni assetti, ma hanno un valore solo nella considerazione per cui si sa che si sta tenendo conto degli estremi come rappresentazioni della media. :)
Ma, come ben dici, non possono riassumere le particolarità e le varianti. Men che meno la complessità.



Ogni giovinezza, e ogni età, è unica e irripetibile nell'esperienza di chi l'ha vissuta ma è altrettanto vero che esistono "linee temporali" di appartenenza da cui non è semplicemente possibile dirsi esenti.

Il sottolineato è un'altra categorizzazione.
Valida. Ma non dogmatica.
Significativa solo se correlata ad altre categorizzazioni.

A me quell'articolo invece piace perchè fa una bella descrizione di una categorizzazione interessante in un tempo in cui il conflitto generazionale, necessario al rinnovamento, è decaduto.

Sono curiosa di vedere il rinnovamento del conflitto generazionale. SE si rinnoverà.
E in cosa si trasformerà per potersi rinnovare.

La media sociale, la diffusione della ricchezza, è un momento storico.
Io penso fosse inevitabile che decadesse. Era solo questione di tempo.
Non è semplicemente possibile una diffusione equa della ricchezza.
Come non è possibile una diffusione equa della conoscenza.

La forbice è sempre stata parecchio aperta fra chi poteva prendere decisioni e chi non poteva prenderle.
Credo fosse una illusione condivisa la chiusura di quella forbice. Onestamente.
Come credo che stiamo semplicemente assistendo alla caduta di quell'illusione.

La vedo bene, l'erosione. Era inevitabile.
E penso che siamo solo all'inizio.

Noi ragioniamo avendo il nostro contesto, temporale soprattutto e spaziale, come punto di riferimento.
Che è piccolo.

Tu mi insegni che la nostra specie arraffa risorse.
Penetra un territorio, prende tutto quello che può, lo svuota e lo sterilizza e poi se ne va.
Le risorse però non sono infinite. Come non sono infiniti i territori da colonizzare.

Quindi io sono curiosa di vedere, e penso che lo vedrò almeno in parte prima di morire, cosa succederà quando emergerà il fatto che semplicemente non ci sono risorse necessarie per tutti dove tutti pensano di avere il diritto ad una certa qualità della vita.

No, non penso che sia colpa di una generazione piuttosto che di un'altra.
Penso semplicemente che il progresso lineare in cui si è creduto dal positivismo in poi sia una favola. E i fatti stanno semplicemente mostrando questo. Come specie stiamo arrivando semplicemente ad un punto di penetrazione di risorse e territori vicino al punto critico. Superata una certa soglia accadrà quello che accade negli ecosistemi in cui decade l'equilibrio fra specie. :)

...onestamente...sì, penso che i dibattiti siano profondamente inutili da un punto di vista pratico.
Ma sono utili come forma di contemplazione. Non del mondo ma dell'ego.
Quindi utili agli individui e al corpo sociale in cui gli individui si rappresentano.

Io e te per esempio stiamo dibattendo.
E' utile?
Non penso.
E' divertente per i nostri rispettivi ego?
Sì, lo è.
E' il piacere del confronto, dell'opposizione di immagini e visioni, lo scambio di conoscenze.
Ma è un qualcosa che è utile fine al piacere che io e te ne ricaviamo.

Sarà utile a qualcun altro?
No. Non penso.
Sarà interessante per qualcun altro?
No. Non penso.

I dibatti sono utili per chi li anima. E per gli aderenti alle visioni che ne emergono.
Nulla più.

Per tirarsi indietro, mi riferivo ironicamente al farsi da parte in termini valoriali.
Cosa che è ancora parecchio di là da venire, ma che inevitabilmente accadrà.

Sarà ad opera di chi non sa leggere un testo? Molto probabile.
Con un collega, ironicamente, scherzavamo in questi giorni riguardo il fatto che il prossimo apprendimento della nostra sarà specie sarà imparare e a leggere e a scrivere :D

Io spero nella genZ non per "salvare" la nostra specie.
Io spero nella genZ per la creatività. Tenendo fermo che la scimmia, resta scimmia. Non diviene altro. :)

E, mi conosci, non parlo della creatività romantica, parlo della creatività di specie in correlazione con le altre specie...la corsa agli armamenti, fondamentalmente.
Ora, in questo luogo, come puoi vedere, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere nello stesso posto; se si vuole andare da qualche altra parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così!” (cit).
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il medico ucciso a San Donato aveva 76 anni.
Se si fanno fa parte i vecchi - andando in pensione, come sarebbe giusto - mi sa che qui crolla tutto.
A parte questo, il tuo è un discorso generico.
Vivi in Italia, dove la crescita è sotto zero e di conseguenza la popolazione è invecchiata, per cui chiudono le discoteche e aprono ambulatori privati..
Non è così ovunque nel mondo.
Io non vedo un cazzo comunque da quando avevo 6 anni.
Se non sbaglio, quello che l'ha ucciso ne ha 62, giusto?

Certo che il mio è un discorso generico. Non vuol esser conclusivo di nulla.
Ci mancherebbe.

Ma al proposito di quel che scrivi, è interessante come i giovani siano provenienti da paesi che hanno un bassissimo impatto politico ed economico.
Ed al contempo una gran fame di quello che è considerato benessere.

Con le risorse che scarseggiano.
Non c'è stata altra epoca storica in cui la nostra specie ha raggiunto i numeri a cui siamo arrivati ora.

Chiudere le discoteche, aprire il privato, ossia rendere accessibile la cura a chi se la può permettere è una novità per noi.
Per mia nonna era la norma. E penso che la finestra di welfare così come lo abbiamo conosciuto noi si stia necessariamente chiudendo.

Cosa vuol dire che non vedi un cazzo da quando hai 6 anni?
 

danny

Utente di lunga data
Se non sbaglio, quello che l'ha ucciso ne ha 62, giusto?

Certo che il mio è un discorso generico. Non vuol esser conclusivo di nulla.
Ci mancherebbe.

Ma al proposito di quel che scrivi, è interessante come i giovani siano provenienti da paesi che hanno un bassissimo impatto politico ed economico.
Ed al contempo una gran fame di quello che è considerato benessere.

Con le risorse che scarseggiano.
Non c'è stata altra epoca storica in cui la nostra specie ha raggiunto i numeri a cui siamo arrivati ora.

Chiudere le discoteche, aprire il privato, ossia rendere accessibile la cura a chi se la può permettere è una novità per noi.
Per mia nonna era la norma. E penso che la finestra di welfare così come lo abbiamo conosciuto noi si stia necessariamente chiudendo.

Cosa vuol dire che non vedi un cazzo da quando hai 6 anni?
Miopia e a partire dai 20 cheratocono.
Intendevo dire che anche i giovani possono essere, in alcuni casi, lenti, vederci poco o anche avere disfunzionalità e malattie anche peggiori.
Non è questo il punto, ovvero l'etica della società non può - non dovrebbe - relegare l'individuo alla sua sola funzionalità, indipendentemente dall'età.
Il problema delle società con un alto indice di persone anziane è però sostanzialmente l'equilibrio tra persone efficienti e altre che hanno problemi.
E' intuitivo pensare che società più anziane abbiano un maggior numero di persone che hanno bisogno di assistenza e/o siamo meno funzionali.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Miopia e a partire dai 20 cheratocono.
Intendevo dire che anche i giovani possono essere, in alcuni casi, lenti, vederci poco o anche avere disfunzionalità e malattie anche peggiori.
Non è questo il punto, ovvero l'etica della società non può - non dovrebbe - relegare l'individuo alla sua sola funzionalità, indipendentemente dall'età.
Il problema delle società con un alto indice di persone anziane è però sostanzialmente l'equilibrio tra persone efficienti e altre che hanno problemi.
E' intuitivo pensare che società più anziane abbiano un maggior numero di persone che hanno bisogno di assistenza e/o siamo meno funzionali.
uh....non mi riferivo al senso vista.
Mi riferivo al vedere il mondo avendo meno ancoraggi al passato della generazione precedente.
Ossia la capacità di avere visione del futuro e quindi crearlo.
La creatività per immaginarlo e l'energia di contestualizzarlo anche e soprattutto nei cambiamenti in corso.

Siamo noi a creare la realtà in cui viviamo, ormai è provato il fatto che il nostro cervello costruisce e quindi condivide realtà tanto a partire da stimoli esterni in entrata quando da stimoli interni in uscita e che la realtà che costruiamo è soprattutto predittiva...se chi crea vede il passato, per limiti biologici...

Le persone anziane saranno un business interessantissimo. Lo sono già.
A diversi livelli.
Solo a livello farmacologico oltre il 50% dei farmaci in via di sviluppo hanno come target over 60.

Entro il 2050 il 20% della popolazione sarà formato da over 65 (circa 9 miliardi di persone)
Ora come ora le popolazioni così dette avanzate, che rappresentano circa il 15% della popolazione del pianeta, spendono il 75% della spesa sanitaria globale.

Si stima che in Cina per esempio 1 individuo su 4 (circa 330 milioni di individui) avrà 65 anni o più entro il 2050.


Ecco perchè parlavo di corsa agli armamenti, in termini evolutivi, delle generazioni più giovani, che sono appartenenti fra l'altro, per la maggioranza, ai paesi meno avanzati.

Le vedi le ripercussioni di questi limitati aspetti?
Sottolineo limitati.
 
Ultima modifica:

danny

Utente di lunga data
uh....non mi riferivo al senso vista.
Mi riferivo al vedere il mondo avendo meno ancoraggi al passato della generazione precedente.
Ossia la capacità di avere visione del futuro e quindi crearlo.
La creatività per immaginarlo e l'energia di contestualizzarlo anche e soprattutto nei cambiamenti in corso.

Siamo noi a creare la realtà in cui viviamo, ormai è provato il fatto che il nostro cervello costruisce e quindi condivide realtà tanto a partire da stimoli esterni in entrata quando da stimoli interni in uscita e che la realtà che costruiamo è soprattutto predittiva...se chi crea vede il passato, per limiti biologici...

Le persone anziane saranno un business interessantissimo. Lo sono già.
A diversi livelli.
Solo a livello farmacologico oltre il 50% dei farmaci in via di sviluppo hanno come target over 60.

Entro il 2050 il 20% della popolazione sarà formato da over 65 (circa 9 miliardi di persone)
Ora come ora le popolazioni così dette avanzate, che rappresentano circa il 15% della popolazione del pianeta, spendono il 75% della spesa sanitaria globale.

Si stima che in Cina per esempio 1 individuo su 4 (circa 330 milioni di individui) avranno 65 anni o più entro il 2050.


Ecco perchè parlavo di corsa agli armamenti, in termini evolutivi, delle generazioni più giovani, che sono appartenenti fra l'altro, per la maggioranza, ai paesi meno avanzati.

Le vedi le ripercussioni di questi limitati aspetti?
Sottolineo limitati.
Sono palesi gli effetti. Ma tu ragioni sul fatto che le masse abbiano coscienza e siano determinate nelle scelte.
Io ritengo invece che le masse siano manipolabili e perseguano la meta che viene loro indicata, senza nemmeno accorgersene.
Il problema degli anziani è un non problema se all'elevato numero corrispondesse almeno un altrettanto adeguato numero di giovani.
il fatto che la popolazione anziana sopravviva di più di un tempo sarebbe bilanciato comunque dalla minore mortalità infantile.
Tieni conto che l'Europa è sopravvissuta a 37 milioni di morti della Grande Guerra, perlopiù giovani, e a un numero elevato di feriti e mutilati, grazie a una forte natalità.
Oggi, con una guerra paragonabile, il dispendio di risorse giovani renderebbe ingestibile la fase successiva.
Il fatto è che da più generazioni il tasso di natalità è abbondantemente al di sotto quello di sostituzione, e attualmente è 1,24.
Vuol dire che ogni due persone ne nasce una e qualcosa.
L'estinzione della popolazione deve essere bilanciata dalla sostituzione con altre risorse: l'immigrazione è perfettamente voluto e vantaggiosa, in quanto la popolazione arriva da paesi con minori pretese in termini di welfare e condizioni di vita e gode della prospettiva di crescita individuale (la ex di mio padre con i guadagni in Italia si era fatta due case nel paese d'origine e pagato gli studio universitari del figlio. Le rimesse sono una fonte di benessere per i paesi d'origine). Detto ciò, l'Italia in declino non resta comunque un paese attrattivo.
Ed è questo un altro problema, al di là dei numeri. Perché la fascia più giovane in Italia negli ultimi anni è stata incrementata sopratutto da stranieri, che hanno trovato risorse per stabilirsi.
Senza di loro, il paese sarebbe ulteriormente più vecchio.
Questo indipendentemente dai problemi sociali che si creano, perché ovviamente la formazione delle comunità interne allo Stato è un fatto assodato, non un rischio per il futuro.
 

ivanl

Utente di lunga data
Sono palesi gli effetti. Ma tu ragioni sul fatto che le masse abbiano coscienza e siano determinate nelle scelte.
Io ritengo invece che le masse siano manipolabili e perseguano la meta che viene loro indicata, senza nemmeno accorgersene.
Il problema degli anziani è un non problema se all'elevato numero corrispondesse almeno un altrettanto adeguato numero di giovani.
il fatto che la popolazione anziana sopravviva di più di un tempo sarebbe bilanciato comunque dalla minore mortalità infantile.
Tieni conto che l'Europa è sopravvissuta a 37 milioni di morti della Grande Guerra, perlopiù giovani, e a un numero elevato di feriti e mutilati, grazie a una forte natalità.
Oggi, con una guerra paragonabile, il dispendio di risorse giovani renderebbe ingestibile la fase successiva.
Il fatto è che da più generazioni il tasso di natalità è abbondantemente al di sotto quello di sostituzione, e attualmente è 1,24.
Vuol dire che ogni due persone ne nasce una e qualcosa.
L'estinzione della popolazione deve essere bilanciata dalla sostituzione con altre risorse: l'immigrazione è perfettamente voluto e vantaggiosa, in quanto la popolazione arriva da paesi con minori pretese in termini di welfare e condizioni di vita e gode della prospettiva di crescita individuale (la ex di mio padre con i guadagni in Italia si era fatta due case nel paese d'origine e pagato gli studio universitari del figlio. Le rimesse sono una fonte di benessere per i paesi d'origine). Detto ciò, l'Italia in declino non resta comunque un paese attrattivo.
Ed è questo un altro problema, al di là dei numeri. Perché la fascia più giovane in Italia negli ultimi anni è stata incrementata sopratutto da stranieri, che hanno trovato risorse per stabilirsi.
Senza di loro, il paese sarebbe ulteriormente più vecchio.
Questo indipendentemente dai problemi sociali che si creano, perché ovviamente la formazione delle comunità interne allo Stato è un fatto assodato, non un rischio per il futuro.
questo, nella generazione Z, è lampante e tragico. I nostro figli saranno 'governati' inconsapevolmente dai quei 10 furbetti che alzeranno gli occhi dallo schermo del telefono e capiranno che possono (far) fare qualsiasi cosa al resto del gregge
 

spleen

utente ?
Per tirarsi indietro, mi riferivo ironicamente al farsi da parte in termini valoriali.
Cosa che è ancora parecchio di là da venire, ma che inevitabilmente accadrà.

Sarà ad opera di chi non sa leggere un testo? Molto probabile.
Con un collega, ironicamente, scherzavamo in questi giorni riguardo il fatto che il prossimo apprendimento della nostra sarà specie sarà imparare e a leggere e a scrivere :D

Io spero nella genZ non per "salvare" la nostra specie.
Io spero nella genZ per la creatività. Tenendo fermo che la scimmia, resta scimmia. Non diviene altro. :)

E, mi conosci, non parlo della creatività romantica, parlo della creatività di specie in correlazione con le altre specie...la corsa agli armamenti, fondamentalmente.
Ora, in questo luogo, come puoi vedere, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere nello stesso posto; se si vuole andare da qualche altra parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così!” (cit).
Il problema di fondo rimane sempre quello: convincere, non vincere. Per sostituire qualcosa (che serve) devi trovare altro di credibile, e non lo puoi imporre, deve essere c o n v i n c e n t e.
Tutto quello che fu, è stato e sarà proposto dovrà fare i conti con lo status del sapiens che continua alla seguente corsa agli "armamenti":

-Ostinarsi a formare una famiglia (o qualcosa che ci somigli).

-Identificarsi nel clan (più o meno ciecamente, che questo significhi Patria o squadra di calcio).

-Adorare gli dei per dare un senso all’esistenza (Quelli vecchi, quelli seminuovi e quelli estemporanei, il denaro, il successo e il potere. (La gloria è in disuso se non fai il mondiale di calcio).

Poi è chiaro che a una certa età fa più figo fare i ribelli, in ogni caso se Demi Lovato vuole che le si dia del plurale maiestatis, perché non si ritiene definibile binariamente (come qualsiasi altro mammifero del cazzo) qualche sospetto che il nuovo che avanza si stia suicidando dentro immani cazzate, (purchè politicamente corrette) a me onestamente viene.

Comunque mi chiamo fuori, ho già dato, avanti un altro, che son curioso di vedere e contento di ricredermi se sarà il caso.
All’arrivo dei barbari, credo fino ad un certo punto.

Se non lo hai già letto: Il lungo inverno – Federico Rampini.
 
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ologramma

Utente di lunga data
io gli Agnelli ce l'avrei messi da moltissimi anni per essersi fatti i cazzi suoi e esportando capitakli all'estero , vedi che lite ancora hanno tra di loro per l'eredità depositata in svizzera e altrove .
Gli abbiamo dato soldi per non chiudere , già scritto , ma a che è servito a fare le fabbriche all'estero
 
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