Al referendum sulla giustizia

cipolino

Utente di lunga data
Che poi io mica ho capito come entrerebbe questo controllo politico sui magistrati, perchè ogni volta che lo hanno chiesto a qualcuno del NO mica risponde, solitamente cambia argomento, o magari mi sono perso io qualche intervento in merito. Sarebbe utile capire il meccanismo
Vedi, le informazioni in giro ci sono: basta andarle a cercare. Ed è proprio sul fatto che la gente non se le va a cercare che agiscono come presa gli slogan di quelli che la buttano sul populistico.
Ora, non ho tempo né voglia di starlo a spiegare, per cui visto che ChatGPT ti garba tanto, te lo faccio spiegare da lei:
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In che modo la riforma costituzionale sottoposta a referendum il 22 marzo favorisce un maggiore controllo dei partiti politici sulla magistratura?

In base al testo della riforma, il maggiore controllo dei partiti sulla magistratura non avverrebbe in modo diretto e immediato, come una subordinazione formale dei magistrati al governo. Il punto sostenuto dai critici è un altro: la riforma sposta una parte decisiva del potere di selezione e di indirizzo degli organi di autogoverno verso canali in cui il Parlamento conta di più, e contemporaneamente indebolisce la capacità della magistratura di autogovernarsi. (Sky TG24)

I meccanismi principali sono questi:

  • Parlamento dentro la filiera di nomina dei nuovi Csm. La riforma sostituisce l’attuale Csm unico con due Csm distinti. Per ciascuno, un terzo dei componenti viene estratto a sorte da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune; inoltre i vicepresidenti devono essere scelti proprio tra questi componenti provenienti dall’elenco parlamentare. Questo aumenta il peso della sfera politico-parlamentare nella formazione dei vertici dei due organi che decidono assunzioni, trasferimenti, valutazioni e conferimento delle funzioni dei magistrati. (Documenti Camera)
  • Meno garanzie costituzionali sulla scelta della quota “laica”. Il dossier della Camera segnala che, per l’elenco dei componenti “laici” compilato dal Parlamento, la riforma non fissa in Costituzione una maggioranza qualificata, a differenza dell’attuale disciplina. Per i critici questo rende più facile alla maggioranza politica del momento incidere sulla composizione degli organi di autogoverno. (Documenti Camera)
  • Alta Corte disciplinare con presenza determinante di soggetti passati dal Parlamento. La riforma sottrae ai Csm il potere disciplinare e lo attribuisce a una nuova Alta Corte. Questa è composta da 15 giudici: 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, 6 sorteggiati tra magistrati giudicanti e 3 tra magistrati requirenti; il presidente dell’Alta Corte deve essere scelto tra i membri nominati dal Presidente della Repubblica e quelli provenienti dall’elenco parlamentare. Per i critici, anche qui il circuito politico entra in un punto molto sensibile: il controllo disciplinare sui magistrati. (Documenti Camera)
  • Frammentazione dell’autogoverno. I critici sostengono che dividere il Csm in due organi e affidarli a componenti sorteggiati ne riduce forza, autorevolezza e capacità di difendere l’indipendenza dei magistrati. L’ANM riassume questa obiezione dicendo che i due Csm e il sorteggio “depotenziano” l’autonomia della magistratura; nello stesso senso Magistratura democratica parla di “indebolimento del Csm”. (Associazione Magistrati)
  • Separazione delle carriere come passaggio che rende più esposto il pubblico ministero. La riforma, da sola, non mette il pm sotto il governo: il testo continua a collocare giudici e pm dentro la magistratura come ordine autonomo e indipendente. Però i critici vedono nella separazione tra carriera giudicante e requirente un assetto che rende più semplice, in prospettiva, trattare il pubblico ministero come un corpo separato e quindi più esposto a future spinte di indirizzo politico. Questa è una valutazione critica, non un effetto testuale immediato della riforma. (Sky TG24)
In sintesi: la riforma favorirebbe un maggiore controllo dei partiti sulla magistratura non perché assegna esplicitamente la magistratura ai partiti, ma perché:

  • aumenta il ruolo del Parlamento nella formazione degli organi di autogoverno e dell’organo disciplinare;
  • riduce le garanzie costituzionali sulla selezione di una parte di quei componenti;
  • frammenta e indebolisce il Csm;
  • crea, secondo i critici, le condizioni per una magistratura meno autonoma e quindi più permeabile alla pressione politica. (Documenti Camera)

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patroclo

Utente di lunga data
Devi sfrondare tutto il discorso dalla propaganda politica e farti solo una domanda: a me come cittadino cosa conviene?

A me come cittadino non cambia praticamente nulla


Sono soddisfatto di come stanno andando le cose?

No! ma questa riforma non migliora i meccanismi della giustizia per i cittadini


Voglio cambiare o non voglio cambiare, pertanto?

Voglio cambiare, ma voglio una riforma che serva alla giustizia

Uscire dall'influenza della propaganda e ragionare esclusivamente sulla base dei propri interessi, potenziali, è fondamentale.

Prendiamo la propaganda per il Sì, è piena di menzogne su come miracolosamente cambierà la giustizia nel caso di vittoria dei sì, solo questo è sufficiente a farmi pensare che è tutto strumentale alla politica del governo in contrasto a chi vede la magistratura come un impedimento. Non sono sostenitore di questo governo, ma anche se lo fossi non sopporterei essere preso per il culo in questo modo.
Non sono contrario alla divisione delle carriere, che sostanzialmente c'è già.
Personalmente proporrei che un soggetto, prima d'intraprendere una delle carriere (a questo punto divise), debba fare esperienze diverse a partire dall'avvocato, PM e giudice. E' un ruolo delicatissimo e, per me, solo una persona che ha la visione "globale" di cosa succede in un'aula di giustizia dovrebbe poter esercitare un ruolo piuttosto che l'altro.
E pazienza se uno diventa ufficialmente giudice a 45/50 anni
 

cipolino

Utente di lunga data
Vedi, le informazioni in giro ci sono: basta andarle a cercare. Ed è proprio sul fatto che la gente non se le va a cercare che agiscono come presa gli slogan di quelli che la buttano sul populistico.
Ora, non ho tempo né voglia di starlo a spiegare, per cui visto che ChatGPT ti garba tanto, te lo faccio spiegare da lei:
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In che modo la riforma costituzionale sottoposta a referendum il 22 marzo favorisce un maggiore controllo dei partiti politici sulla magistratura?

In base al testo della riforma, il maggiore controllo dei partiti sulla magistratura non avverrebbe in modo diretto e immediato, come una subordinazione formale dei magistrati al governo. Il punto sostenuto dai critici è un altro: la riforma sposta una parte decisiva del potere di selezione e di indirizzo degli organi di autogoverno verso canali in cui il Parlamento conta di più, e contemporaneamente indebolisce la capacità della magistratura di autogovernarsi. (Sky TG24)

I meccanismi principali sono questi:


  • Parlamento dentro la filiera di nomina dei nuovi Csm. La riforma sostituisce l’attuale Csm unico con due Csm distinti. Per ciascuno, un terzo dei componenti viene estratto a sorte da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune; inoltre i vicepresidenti devono essere scelti proprio tra questi componenti provenienti dall’elenco parlamentare. Questo aumenta il peso della sfera politico-parlamentare nella formazione dei vertici dei due organi che decidono assunzioni, trasferimenti, valutazioni e conferimento delle funzioni dei magistrati. (Documenti Camera)
  • Meno garanzie costituzionali sulla scelta della quota “laica”. Il dossier della Camera segnala che, per l’elenco dei componenti “laici” compilato dal Parlamento, la riforma non fissa in Costituzione una maggioranza qualificata, a differenza dell’attuale disciplina. Per i critici questo rende più facile alla maggioranza politica del momento incidere sulla composizione degli organi di autogoverno. (Documenti Camera)
  • Alta Corte disciplinare con presenza determinante di soggetti passati dal Parlamento. La riforma sottrae ai Csm il potere disciplinare e lo attribuisce a una nuova Alta Corte. Questa è composta da 15 giudici: 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, 6 sorteggiati tra magistrati giudicanti e 3 tra magistrati requirenti; il presidente dell’Alta Corte deve essere scelto tra i membri nominati dal Presidente della Repubblica e quelli provenienti dall’elenco parlamentare. Per i critici, anche qui il circuito politico entra in un punto molto sensibile: il controllo disciplinare sui magistrati. (Documenti Camera)
  • Frammentazione dell’autogoverno. I critici sostengono che dividere il Csm in due organi e affidarli a componenti sorteggiati ne riduce forza, autorevolezza e capacità di difendere l’indipendenza dei magistrati. L’ANM riassume questa obiezione dicendo che i due Csm e il sorteggio “depotenziano” l’autonomia della magistratura; nello stesso senso Magistratura democratica parla di “indebolimento del Csm”. (Associazione Magistrati)
  • Separazione delle carriere come passaggio che rende più esposto il pubblico ministero. La riforma, da sola, non mette il pm sotto il governo: il testo continua a collocare giudici e pm dentro la magistratura come ordine autonomo e indipendente. Però i critici vedono nella separazione tra carriera giudicante e requirente un assetto che rende più semplice, in prospettiva, trattare il pubblico ministero come un corpo separato e quindi più esposto a future spinte di indirizzo politico. Questa è una valutazione critica, non un effetto testuale immediato della riforma. (Sky TG24)
In sintesi: la riforma favorirebbe un maggiore controllo dei partiti sulla magistratura non perché assegna esplicitamente la magistratura ai partiti, ma perché:

  • aumenta il ruolo del Parlamento nella formazione degli organi di autogoverno e dell’organo disciplinare;
  • riduce le garanzie costituzionali sulla selezione di una parte di quei componenti;
  • frammenta e indebolisce il Csm;
  • crea, secondo i critici, le condizioni per una magistratura meno autonoma e quindi più permeabile alla pressione politica. (Documenti Camera)

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Nota bene: chi propone il NO non dice che se vince il SÌ automaticamente i magistrati diventa servi dei partiti. Dice solo che aumentano le pressioni della politica sulla magistratura e diminuisce l'indipendenza prevista dalla costituzione.

Chi invece promuove il sì fa slogan decisamente più apocalittici, come per esempio vignette viste su queste pagine.

Scegli tu quale informazione ti sembra più equilibrata e a quale dare più credito.

Io, per me, ho deciso in base soprattutto a come venivano promossi gli argomenti, perché di fatto, alla fine, credo che cambierà ben poco in ogni caso.
 

danny

Utente di lunga data
A me viene in mente il referendum sulla scala mobile, oggi sembra assurdo a qualcuno che all'epoca si fosse votato per la sua abolizione, oggi che gli stipendi continuano a perdere potere d'acquisto. In realtà non andò affatto così, ma il referendum diede un indirizzo ben preciso che sarebbe stato attuato anni dppo.
Chiediamo a Gemini se si ricorda perché:

Il referendum sulla scala mobile del 9-10 giugno 1985 non portò all'abolizione del meccanismo, ma confermò il taglio di tre punti del sistema di indicizzazione dei salari introdotto dal governo Craxi.

La consultazione fu indetta per decidere se abrogare il cosiddetto "decreto di San Valentino" (D.L. n. 10/1984), con cui l'esecutivo aveva ridotto l'adeguamento automatico degli stipendi all'inflazione per frenare la corsa dei prezzi.


Perché il referendum confermò i tagli
Il voto fu il culmine di uno scontro politico e sindacale tra il governo e il PCI di Enrico Berlinguer. Il risultato vide prevalere i "No" all'abrogazione con il 54,3% dei voti, per diverse ragioni economiche e politiche:
Lotta all'inflazione: Il meccanismo era accusato di alimentare una "spirale prezzi-salari", dove ogni aumento automatico degli stipendi spingeva le imprese ad alzare i prezzi, creando ulteriore inflazione.
  • Competitività: Le imprese e il governo sostenevano che il costo del lavoro troppo alto rendesse i prodotti italiani meno competitivi all'estero.
  • Stabilità politica: La vittoria dei "No" rafforzò il governo Craxi, che godeva dell'appoggio di Cisl, Uil e di una parte del mondo produttivo, convinti che la scala mobile fosse ormai uno strumento obsoleto
L'abolizione definitiva







Sebbene il referendum del 1985 ne abbia solo ridotto l'impatto, la scala mobile fu definitivamente abolita nel 1992 sotto il governo Amato, attraverso un accordo triangolare tra governo, sindacati (Cgil, Cisl, Uil) e Confindustria. Quella scelta fu dettata dalla necessità di risanare i conti pubblici ed entrare nel sistema dell'euro, ponendo fine per sempre agli automatismi salariali in Italia.
 

danny

Utente di lunga data
In questo momento come all'epoca le forze politiche spingono perlopiù per il NO.
Questo è un indirizzo politico dal quale non si uscirà più.
Se questa riforma verrà cancellata, non verrà più proposta con altre modifiche.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Vedi, le informazioni in giro ci sono: basta andarle a cercare. Ed è proprio sul fatto che la gente non se le va a cercare che agiscono come presa gli slogan di quelli che la buttano sul populistico.
Ora, non ho tempo né voglia di starlo a spiegare, per cui visto che ChatGPT ti garba tanto, te lo faccio spiegare da lei:
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In che modo la riforma costituzionale sottoposta a referendum il 22 marzo favorisce un maggiore controllo dei partiti politici sulla magistratura?

In base al testo della riforma, il maggiore controllo dei partiti sulla magistratura non avverrebbe in modo diretto e immediato, come una subordinazione formale dei magistrati al governo. Il punto sostenuto dai critici è un altro: la riforma sposta una parte decisiva del potere di selezione e di indirizzo degli organi di autogoverno verso canali in cui il Parlamento conta di più, e contemporaneamente indebolisce la capacità della magistratura di autogovernarsi. (Sky TG24)

I meccanismi principali sono questi:


  • Parlamento dentro la filiera di nomina dei nuovi Csm. La riforma sostituisce l’attuale Csm unico con due Csm distinti. Per ciascuno, un terzo dei componenti viene estratto a sorte da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune; inoltre i vicepresidenti devono essere scelti proprio tra questi componenti provenienti dall’elenco parlamentare. Questo aumenta il peso della sfera politico-parlamentare nella formazione dei vertici dei due organi che decidono assunzioni, trasferimenti, valutazioni e conferimento delle funzioni dei magistrati. (Documenti Camera)
  • Meno garanzie costituzionali sulla scelta della quota “laica”. Il dossier della Camera segnala che, per l’elenco dei componenti “laici” compilato dal Parlamento, la riforma non fissa in Costituzione una maggioranza qualificata, a differenza dell’attuale disciplina. Per i critici questo rende più facile alla maggioranza politica del momento incidere sulla composizione degli organi di autogoverno. (Documenti Camera)
  • Alta Corte disciplinare con presenza determinante di soggetti passati dal Parlamento. La riforma sottrae ai Csm il potere disciplinare e lo attribuisce a una nuova Alta Corte. Questa è composta da 15 giudici: 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, 6 sorteggiati tra magistrati giudicanti e 3 tra magistrati requirenti; il presidente dell’Alta Corte deve essere scelto tra i membri nominati dal Presidente della Repubblica e quelli provenienti dall’elenco parlamentare. Per i critici, anche qui il circuito politico entra in un punto molto sensibile: il controllo disciplinare sui magistrati. (Documenti Camera)
  • Frammentazione dell’autogoverno. I critici sostengono che dividere il Csm in due organi e affidarli a componenti sorteggiati ne riduce forza, autorevolezza e capacità di difendere l’indipendenza dei magistrati. L’ANM riassume questa obiezione dicendo che i due Csm e il sorteggio “depotenziano” l’autonomia della magistratura; nello stesso senso Magistratura democratica parla di “indebolimento del Csm”. (Associazione Magistrati)
  • Separazione delle carriere come passaggio che rende più esposto il pubblico ministero. La riforma, da sola, non mette il pm sotto il governo: il testo continua a collocare giudici e pm dentro la magistratura come ordine autonomo e indipendente. Però i critici vedono nella separazione tra carriera giudicante e requirente un assetto che rende più semplice, in prospettiva, trattare il pubblico ministero come un corpo separato e quindi più esposto a future spinte di indirizzo politico. Questa è una valutazione critica, non un effetto testuale immediato della riforma. (Sky TG24)
In sintesi: la riforma favorirebbe un maggiore controllo dei partiti sulla magistratura non perché assegna esplicitamente la magistratura ai partiti, ma perché:

  • aumenta il ruolo del Parlamento nella formazione degli organi di autogoverno e dell’organo disciplinare;
  • riduce le garanzie costituzionali sulla selezione di una parte di quei componenti;
  • frammenta e indebolisce il Csm;
  • crea, secondo i critici, le condizioni per una magistratura meno autonoma e quindi più permeabile alla pressione politica. (Documenti Camera)

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A me viene questo:

Ecco i nomi più illustri e i gruppi che si sono esposti per il SI:

1. I "Padri Nobili" e i Giuristi
  • Augusto Barbera: Presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex parlamentare del PDS. Sostiene che la separazione sia necessaria per garantire la reale terzietà del giudice.
  • Sabino Cassese: Giudice emerito della Consulta e intellettuale d'area riformista. È tra le voci più autorevoli a favore di una razionalizzazione del sistema che distingua nettamente chi accusa da chi giudica.
  • Stefano Ceccanti: Costituzionalista ed ex parlamentare PD. È tra i principali animatori del fronte "Sinistra per il Sì", sostenendo che la riforma sia coerente con i modelli europei.
  • Giovanni Pellegrino: Storico senatore dei DS e presidente della Commissione Stragi. Da sempre su posizioni garantiste, vede nella separazione un modo per restituire equilibrio al processo.
2. Politici e Riformisti (Area PD e dintorni)
Molti di questi nomi si sono riuniti nell'associazione LibertàEguale:

  • Enrico Morando: Ex viceministro dell'Economia e figura storica del PD/DS. Considera la riforma un "patrimonio del riformismo" che non va regalato alla destra.
  • Anna Paola Concia: Ex deputata PD, nota per le sue battaglie civili, sostiene che un sistema giudiziario più equo sia una battaglia di libertà.
  • Claudio Martelli: Ex Ministro della Giustizia. Sebbene la sua storia sia socialista, rappresenta quella cultura laica di sinistra che da decenni chiede di limitare lo strapotere delle procure.
  • Benedetto Della Vedova: (Più Europa) Storicamente vicino a posizioni radicali, sostiene il SÌ per coerenza con la cultura liberale e garantista.

TUTTI POPULISTI CHE LA BUTTANO SUL POPULISTICO?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non si dice che il PD di oggi abbia proseguito il percorso dei Radicali?

Però, vedi, il problema è che non si DOVREBBE votare per appartenenza politica.
E' proprio questo l'errore.
Questo non è un referendum per affossare la Meloni o per dar contro a Berlusconi pace all'anima sua.
Non dovrebbe essere così.
Chiunque dovrebbe votare sulla base della sensibilità personale e i partiti limitarsi a spiegare le ragioni del SI' e del NO senza chiamare all'appello gli elettori.
E un elettore di sinistra dovrebbe votare SI' pur essendo di sinistra così come il contrario.
In un referendum si può votare indipendentemente dalle scelte di politica generale.
In questo caso è indispensabile perché è una riforma costituzionale.
In altri casi, quelli che ricordiamo tutti perché “epocali”, come il divorzio e l’aborto hanno riguardato aspetti etici e in particolare il riconoscimento della libertà individuale. E non era così scontato che il popolo fosse arrivato alla libertà individuale incondizionata da valori comuni.
Questo è un referendum tecnico su cui pochi abbiamo competenza.
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Vedi, se si trattasse solo della separazione delle carriere, non avrei molti problemi: forse voterei sì, senza pensarci troppo, anche perché sarebbe semplicemente poco più di una presa d'atto di una separazione che già c'è, di fatto, considerato che la percentuale di magistrati che va da una parte all'altra è esigua (siamo intorno allo 0,5% !).

Il problema è che le modifiche proposte non toccano solo la separazione delle carriere ma intervengono pesantemente anche (e soprattutto) sugli organi di autogoverno della magistratura: con le modifiche proposte, gli organi diventano (in buona parte) di nomina politica.
Questo implica che è molto è più facile che la magistratura sia più serva della politica di quanto non lo sia adesso.

Inoltre, nelle modifiche proposte non c'è niente invece che vada ad incidere sulla lunghezza dei procedimenti (il vero problema della giustizia in Italia) e neanche sulla responsabilità civile dei magistrati: ne segue che quando leggi appelli di qualcuno a favore del sì per rendere finalmente snelli i procedimenti o per farla pagare ai magistrati che sbagliano, si tratta di niente altro che di facili slogan populisti che fanno leva sull'ignoranza della gente! ;)

Il diavolo è nei dettagli... ;)
L’ultimo paragrafo spiega bene su cosa si sta facendo leva, l’ignoranza con slogan populisti, altro che Enzo Tortora.
Recentemente, è stato chiesto a La Russa mentre saliva in auto se i magistrati colpevoli di condanne errate con questa riforma sarebbero stati considerati punibili.
Risposta: beh no, la riforma mica punta a questo, ma magari cambiando capo si sensibilizzano sull’argomento.
 

Nono

Utente di lunga data
Sono servi del loro pensiero politico, non della politica di altri.
E chiunque è servo del proprio pensiero politico: anche tu.
Si vabbè. Facciamo finta di credere che non abbiano mai agito nell'interesse di una parte politica.

Io non sono servo di niente e nessuno. Mi considero intellettualmente onesto, indipendentemente dal mio pensiero politico.
Tanto più chi decide della vita dei cittadini non dovrebbe essere servo del proprio pensiero politico.

È molto grave che chi assolve o condanna persone possa essere offuscato da un preconcetto.
 

Brunetta

Utente di lunga data
"Nel corso dei lavori della Bicamerale D’Alema, furono presentati diversi emendamenti che prevedevano la separazione delle carriere, sottoscritti anche da esponenti del Partito democratico della sinistra come Claudio Petruccioli, Enrico Morando, Giovanni Pellegrino. Fu poi approvato un emendamento del Ppi a firma di Ortensio Zecchino, che come soluzione di compromesso prevedeva la divisione del Csm in due sezioni: votarono a favore Forza Italia, Alleanza nazionale, Ccd. Cdu, cinque popolari (oltre a Zecchino, Ciriaco De Mita, Franco Marini, Tarcisio Andreolli e Sergio Mattarella), due del gruppo misto, il socialista Enrico Boselli e Giovanni Pellegrino del Pds; contrari il Pds (meno Pellegrino), Rifondazione comunista, uno del gruppo misto e un verde; astenuti due di Rinnovamento italiano, il relatore Marco Boato dei Verdi e due del Ppi (Leopoldo Elia e Gianclaudio Bressa); la Lega aveva annunciato il suo voto favorevole, ma poi non partecipò perché in precedenza non era passata la sua proposta di elezione popolare diretta dei pubblici ministeri. Quel voto, comunque, non si concretizzerà mai, come tutto il lavoro della Bicamerale, che naufragò nel 1998 in seguito alla rottura tra Silvio Berlusconi e i suoi avversari politici."


Quanti anni....
Ne sono passati 28.
Grazie a Dio! E verrà riproposta 😔
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Si vabbè. Facciamo finta di credere che non abbiano mai agito nell'interesse di una parte politica.

Io non sono servo di niente e nessuno. Mi considero intellettualmente onesto, indipendentemente dal mio pensiero politico.
Tanto più chi decide della vita dei cittadini non dovrebbe essere servo del proprio pensiero politico.

È molto grave che chi assolve o condanna persone possa essere offuscato da un preconcetto.
Quindi fammi capire: se è informalmente schiavo del proprio pensiero politico non va bene. ma se lo diventa formalmente allora va bene.
Perche la riforma porta a questo.
 

patroclo

Utente di lunga data
Si vabbè. Facciamo finta di credere che non abbiano mai agito nell'interesse di una parte politica.

Io non sono servo di niente e nessuno. Mi considero intellettualmente onesto, indipendentemente dal mio pensiero politico.
Tanto più chi decide della vita dei cittadini non dovrebbe essere servo del proprio pensiero politico.

È molto grave che chi assolve o condanna persone possa essere offuscato da un preconcetto.
Per me ti fai offuscare dalla propaganda che dice che le correnti sono il male assoluto. Se guardi il numero di magistrati iscritti alle correnti e quanti appartengono a aree di sinistra ti renderai conto che i numeri sono secondari.

I giudici sono persone, hanno preconcetti a prescindere
 

danny

Utente di lunga data
In un referendum si può votare indipendentemente dalle scelte di politica generale.
In questo caso è indispensabile perché è una riforma costituzionale.
In altri casi, quelli che ricordiamo tutti perché “epocali”, come il divorzio e l’aborto hanno riguardato aspetti etici e in particolare il riconoscimento della libertà individuale. E non era così scontato che il popolo fosse arrivato alla libertà individuale incondizionata da valori comuni.
Questo è un referendum tecnico su cui pochi abbiamo competenza.
Come altri referendum.
Sappiamo bene che quando sono così "criptici" servono a confermare indirizzi politici già presi.
il NO è scontato che vinca, la stessa Meloni non fa propaganda per il SI' proprio perché il risultato negativo secondo i sondaggi non venga associato al suo governo.
 

Nono

Utente di lunga data
Per me ti fai offuscare dalla propaganda che dice che le correnti sono il male assoluto. Se guardi il numero di magistrati iscritti alle correnti e quanti appartengono a aree di sinistra ti renderai conto che i numeri sono secondari.

I giudici sono persone, hanno preconcetti a prescindere
Posso io fidarmi di un giudice che ha già dei preconcetti?
 

danny

Utente di lunga data
Quindi fammi capire: se è informalmente schiavo del proprio pensiero politico non va bene. ma se lo diventa formalmente allora va bene.
Perche la riforma porta a questo.
Le correnti sono strumenti, il pensiero politico no.
Dalla misera esperienza che ho fatto, posso dire che fa parecchia differenza essere capolista di Rifondazione o del PD.
Se vuoi fare un minimo di carriera, occorre evitare i partitelli.
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Le correnti sono strumenti, il pensiero politico no.
Dalla misera esperienza che ho fatto, posso dire che fa parecchia differenza essere capolista di Rifondazione o del PD.
Se vuoi fare un minimo di carriera, occorre evitare i partitelli.
Rispondevo a Nono ove parlava di pensiero politico.
 
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