Amavo un'altra e ho ucciso tutti

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AnnaBlume

capziosina random

oscuro

Utente di lunga data
Ah

45 anni fa una poteva anche non denunciare una violenza di un conoscente che le dava un passaggio in macchina perché l'avrebbero tacciata di essere una zoccola.
Ah ecco,quindi è stato uno stupro....Senti un pò,e sta certezza da dove ti viene?
 

Brunetta

Utente di lunga data

Zod

Escluso
errore macroscopico... spero che non sarai mai chiamata a far parte di una giuria popolare. Proprio chi l'ha uccisa potrebbe essere stato semplicemente molto prudente, e non aver lasciato tracce di sorta. Un assassino accorto non lascia mai impronte digitali in casa della vittima, cosa che potrebbe capitare a me, del tutto innocente, se fossi un suo conoscente. Poi è probabile sia lui, ma devi necessariamente trovare la prova che lo inchiodi.
È difficile non lasciare tracce in un omicidio cruento. E comunque l'indiziato deve spiegare che ci fa il suo DNA sulla biancheria della vittima. Cosa che non ha fatto, negando una prova che per quanto statistica ha una sua valenza. Erano anni che cercavano quel DNA, ovvero il figlio illegittimo dell'autotrasportatore. Poi dovrebbe fornire un alibi, cosa che non ha fatto. Il movente c'è. Il contatto visivo con la vittima anche. C'è poi il cantiere dove ha lavorato. La linea difensiva è la negazione totale, in quanto se anche ammettesse una relazione con la vittima poi rischierebbe di cadere in mille contraddizioni. Ma resta il suo DNA sulla vittima, unico presente. E resta il fatto che la moglie non gli ha fornito un alibi, e le celle telefoniche lo davano sul luogo del delitto. Con una accusa del genere, non si farebbe problemi a dover dichiarare di essere stato lì prima con una prostituta, o qualunque cosa vera o falsa che possa scagionarlo. Invece dichiara che stava a casa, la moglie non ricorda, e il suo DNA è sugli slip della vittima. Se non basta questo ...
 
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Nobody

Utente di lunga data
È difficile non lasciare tracce in un omicidio cruento. E comunque l'indiziato deve spiegare che ci fa il suo DNA sulla biancheria della vittima. Cosa che non ha fatto, negando una prova che per quanto statistica ha una sua valenza. Erano anni che cercavano quel DNA, ovvero il figlio illegittimo dell'autotrasportatore. Poi dovrebbe fornire un alibi, cosa che non ha fatto. Il movente c'è. Il contatto visivo con la vittima anche. C'è poi il cantiere dove ha lavorato. La linea difensiva è la negazione totale, in quanto se anche ammettesse una relazione con la vittima poi rischierebbe di cadere in mille contraddizioni. Ma resta il suo DNA sulla vittima, unico presente. E resta il fatto che la moglie non gli ha fornito un alibi, e le celle telefoniche lo davano sul luogo del delitto. Con una accusa del genere, non si farebbe problemi a dover dichiarare di essere stato lì prima con una prostituta, o qualunque cosa vera o falsa che possa scagionarlo. Invece dichiara che stava a casa, la moglie non ricorda, e il suo DNA è sugli slip della vittima. Se non basta questo ...
Non conoscevo questi due elementi, certo sommati al dna direi che appesantiscono molto la sua posizione, soprattutto la cella telefonica. Se era sul luogo del delitto all'ora in cui è stato commesso, allora è inchiodato.
 

Nobody

Utente di lunga data
Ma da noi esistono le giurie popolari come in america? Tipo quelle che si vedono nei film? Ecco perché il nano malefico è ancora in circolazione! Votano tutti per lui! :carneval:

Buscopann
mio fratello proprio in questo periodo sta facendo il giudice popolare in un processo parecchio importante :smile:
 

Brunetta

Utente di lunga data

free

Escluso
nel caso di Yara secondo me è probabile che l'assassino la conoscesse di vista ed abbia premeditato di caricarla sul furgone alla prima occasione, però l'abbandono in un campo secondo me potrebbe stare a significare che il resto dell'omicidio sia frutto di una certa improvvisazione, nel senso che il corpo non è stato di certo nascosto in modo accurato (come nei casi in cui il corpo non si trova, rendendo le indagini molto più difficili)

nel caso del marito, secondo me può essere un po' vero che a tutti prima o poi attraversano la mente pensieri orrendi, attimi di "follia", tuttavia la maggioranza delle persone, e quindi la società, non dà seguito a questi pensieri tetri ed anzi li rifugge
questo marito invece non solo ha pensato ad una possibile "soluzione", per quanto delirante, al suo problema, ma l'ha anche messa in atto, in pieno delirio narcisistico di onnipotenza, nel quale si è appunto visto "capace" di mettere a posto le cose per "migliorare" la propria vita...il che non è certo frutto della società, secondo me
 

Fantastica

Utente di lunga data
Leggo nei commenti, alle osservazioni competenti e accurate del blog, che è difficile spiegare che non esiste la colpa della società per l'omicidio ma una mentalità diffusa che tende a definire sempre l'omicida totalmente estraneo.
Io ho tentato una riflessione in questo senso.
Lo so, l'ho visto e apprezzo. Ho pubblicqto questo link perché mi pare riassuma bene ciò che riguarda "noi che non abbiamo ucciso", e faccia il punto sul linguaggio becero della stampa online.
 

oscuro

Utente di lunga data
E si

Ipotesi Come quella che sia una zoccola.
Ipotesi un pò insensata.Perchè non dire la verità ai figli una volta adulti e vaccinati?Persa non perdi mai occasione.....alla fine ti riveli sempre per quello che sei.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ipotesi un pò insensata.Perchè non dire la verità ai figli una volta adulti e vaccinati?Persa non perdi mai occasione.....alla fine ti riveli sempre per quello che sei.
A parte sta fissa.
Il problema è un omicidio non la presunta zoccolaggine di una madre.
 

lunaiena

Scemo chi legge
nel caso di Yara secondo me è probabile che l'assassino la conoscesse di vista ed abbia premeditato di caricarla sul furgone alla prima occasione, però l'abbandono in un campo secondo me potrebbe stare a significare che il resto dell'omicidio sia frutto di una certa improvvisazione, nel senso che il corpo non è stato di certo nascosto in modo accurato (come nei casi in cui il corpo non si trova, rendendo le indagini molto più difficili)

nel caso del marito, secondo me può essere un po' vero che a tutti prima o poi attraversano la mente pensieri orrendi, attimi di "follia", tuttavia la maggioranza delle persone, e quindi la società, non dà seguito a questi pensieri tetri ed anzi li rifugge
questo marito invece non solo ha pensato ad una possibile "soluzione", per quanto delirante, al suo problema, ma l'ha anche messa in atto, in pieno delirio narcisistico di onnipotenza, nel quale si è appunto visto "capace" di mettere a posto le cose per "migliorare" la propria vita...il che non è certo frutto della società, secondo me

Quoto...
anche se tu la fai troppo semplice...:D
 

Buscopann

Utente non raggiungibile
nel caso di Yara secondo me è probabile che l'assassino la conoscesse di vista ed abbia premeditato di caricarla sul furgone alla prima occasione, però l'abbandono in un campo secondo me potrebbe stare a significare che il resto dell'omicidio sia frutto di una certa improvvisazione, nel senso che il corpo non è stato di certo nascosto in modo accurato (come nei casi in cui il corpo non si trova, rendendo le indagini molto più difficili)

nel caso del marito, secondo me può essere un po' vero che a tutti prima o poi attraversano la mente pensieri orrendi, attimi di "follia", tuttavia la maggioranza delle persone, e quindi la società, non dà seguito a questi pensieri tetri ed anzi li rifugge
questo marito invece non solo ha pensato ad una possibile "soluzione", per quanto delirante, al suo problema, ma l'ha anche messa in atto, in pieno delirio narcisistico di onnipotenza, nel quale si è appunto visto "capace" di mettere a posto le cose per "migliorare" la propria vita...il che non è certo frutto della società, secondo me
Sul caso di Yara non mi esprimo perché la ricostruzione dei fatti non l'ha conosce nessuno nei dettagli a parte (forse) gli inquirenti.
Per l'altro caso ti quoto con furore. È la stessa cosa che penso pure io. Se un ghanese esce la mattina e tira picconate alla gente non è che si può dare colpa alla società razzista. C'è gente che non sta affatto bene. Punto.

Buscopann
 

Brunetta

Utente di lunga data
Lo comprerò

http://www.sulleregole.it/2014/05/28/il-perdono-responsabile-perche-il-carcere-non-serve-a-nulla/

“Continuavo a pensare che il carcere fosse utile; ma piano piano ho conosciuto meglio la sua realtà e i suoi effetti. Se il carcere non è una soluzione efficace, ci si arriva a chiedere: somministrando condanne, sto davvero esercitando giustizia?”
La gran parte dei condannati a pene carcerarie torna a delinquere; la maggior parte di essi non viene riabilitata, come prescrive la Costituzione, ma semplicemente repressa, e privata di elementari diritti sanciti dalla nostra carta fondamentale – come ne vengono privati i loro cari; la condizione carceraria, per il sovrafollamento, la violenza fisica e psicologica, è di una durezza inconcepibile per chi non la viva, e questa durezza incoraggia tutt'altre tendenze che il desiderio di riabilitarsi; la cultura della retribuzione costringe le vittime dei crimini alla semplice ricerca della vendetta, senza potersi giovare di alcuna autentica riparazione, di alcuna genuina guarigione psicologica.
È possibile pensare a forme diverse di sanzione, che coinvolgano vittime e condannati in un processo di concreta responsabilizzazione? In questo libro Gherardo Colombo indaga le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa, che lentamente emergono negli ordinamenti internazionali e nel nostro. Pratiche che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società: riguardano l’essenza stessa della convivenza civile.
Gherardo Colombo​
 
http://www.sulleregole.it/2014/05/28/il-perdono-responsabile-perche-il-carcere-non-serve-a-nulla/

“Continuavo a pensare che il carcere fosse utile; ma piano piano ho conosciuto meglio la sua realtà e i suoi effetti. Se il carcere non è una soluzione efficace, ci si arriva a chiedere: somministrando condanne, sto davvero esercitando giustizia?”
La gran parte dei condannati a pene carcerarie torna a delinquere; la maggior parte di essi non viene riabilitata, come prescrive la Costituzione, ma semplicemente repressa, e privata di elementari diritti sanciti dalla nostra carta fondamentale – come ne vengono privati i loro cari; la condizione carceraria, per il sovrafollamento, la violenza fisica e psicologica, è di una durezza inconcepibile per chi non la viva, e questa durezza incoraggia tutt'altre tendenze che il desiderio di riabilitarsi; la cultura della retribuzione costringe le vittime dei crimini alla semplice ricerca della vendetta, senza potersi giovare di alcuna autentica riparazione, di alcuna genuina guarigione psicologica.
È possibile pensare a forme diverse di sanzione, che coinvolgano vittime e condannati in un processo di concreta responsabilizzazione? In questo libro Gherardo Colombo indaga le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa, che lentamente emergono negli ordinamenti internazionali e nel nostro. Pratiche che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società: riguardano l’essenza stessa della convivenza civile.
Gherardo Colombo​
Basta condannarli a pagare un mutuo
lavorando onestamente

Finito lì.
 

disincantata

Utente di lunga data
http://www.sulleregole.it/2014/05/28/il-perdono-responsabile-perche-il-carcere-non-serve-a-nulla/

“Continuavo a pensare che il carcere fosse utile; ma piano piano ho conosciuto meglio la sua realtà e i suoi effetti. Se il carcere non è una soluzione efficace, ci si arriva a chiedere: somministrando condanne, sto davvero esercitando giustizia?”
La gran parte dei condannati a pene carcerarie torna a delinquere; la maggior parte di essi non viene riabilitata, come prescrive la Costituzione, ma semplicemente repressa, e privata di elementari diritti sanciti dalla nostra carta fondamentale – come ne vengono privati i loro cari; la condizione carceraria, per il sovrafollamento, la violenza fisica e psicologica, è di una durezza inconcepibile per chi non la viva, e questa durezza incoraggia tutt'altre tendenze che il desiderio di riabilitarsi; la cultura della retribuzione costringe le vittime dei crimini alla semplice ricerca della vendetta, senza potersi giovare di alcuna autentica riparazione, di alcuna genuina guarigione psicologica.
È possibile pensare a forme diverse di sanzione, che coinvolgano vittime e condannati in un processo di concreta responsabilizzazione? In questo libro Gherardo Colombo indaga le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa, che lentamente emergono negli ordinamenti internazionali e nel nostro. Pratiche che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società: riguardano l’essenza stessa della convivenza civile.
Gherardo Colombo​
Non diventero' mai Ministro della Giustizia ma dipendesse da me trasformerei tutte le carceri i in Hotel a 4 *
e proibirei arresti assurdi di 24/48 h o per banalita' alla Maroni.

Usiamoli sti benedetti braccialetti elettronici.
 
Stato
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