La scelta

Gaia

Utente di lunga data
Discorso del cazzo.
Qui non si tratta di essere, si tratta di apparire nel senso più letterale e primitivo del termine.

Roma è fatta a giri. E l’appartenenza a certi giri va dichiarata prima ancora che tu apra bocca. L’abbigliamento è linguaggio, non ornamento.

Se fai il lobbista e frequenti Montecitorio ti vestirai sempre di blu scuro e camicia bianca.
Se lavori con i costruttori avrai sempre il pataccone da minimo 10.000 euro al polso.
Lo stesso pataccone che, se te lo metti in Vaticano, ti mandano a fanculo al primo sguardo.

Nel mondo bancario conta il dettaglio finto-spiritoso milaneseggiante: completo serio e calzino di Topolino, che serve a dire “sono uno di voi, ma non un ragioniere di provincia”.

Sono codici di appartenenza.
Funzionano.
E sono funzionali alla carriera esattamente come tutti i discorsi che hai sempre fatto sullo sbattere le ciglia ai cancellieri.

Io so già che mi farò seppellire con un paio di Stan Smith ai piedi, i Jeckerson e il Barbour addosso.
Esattamente come andavo vestito a quindici anni.

E se c’entra nella tomba, pure a cavallo della Vespetta bianca. :LOL:
Si, l’abito fa il monaco. Ma chi nasce povero e ce la fa sa che può essere senza dover apparire. Acquisisce una sicurezza diversa che non è data dai vestiti o dagli oggetti che indossa.
Mi è capitato di dover scendere da casa in tuta e nonostante l’evidente inopportunità dell’abito gli altri si sono accorti che in quel contesto ero io quella che ‘comandava’.
Poiché io non ho potuto comprare certe cose da ragazza e ben consapevole che allora più di adesso ero considerata per quello che avevo, ho dovuto necessariamente sviluppare l’unica cosa che avevo e cioè la mia personalità.
Io ero considerata dai pariolini come la sfigata che lavorava e perfino durante la pratica forense io la sera andavo a fare la cameriera. Non mi sono mai sentita la piccola fiammiferaia pero’. Quelli come me sopravvivono sempre, in qualsiasi condizione e avversità.
Se c’è una cosa di cui sono grata ai miei e’ per avermi fornito gli strumenti per essere forte.
 

Nicky

Utente di lunga data
Beh, insomma. Si può anche valorizzare quello che il buon Dio ti ha dato senza compromettere troppo l'utilità
Beh, c'è anche il gusto personale, non è detto che tutti trovino "svalorizzanti" le stesse cose. C'è uniformità di giudizio solo sule ballerine 😂
Poi nel vestire conta anche la moda, la diffusione di un certo capo di abbigliamento lo rende "bello" perché ci si fa 'occhio o perché è indossato da gruppi a cui si appartiene.
L' estetica non ha un ruolo così centrale nelle scelte.
 

Nicky

Utente di lunga data
I chelsea sono stivaletti "beatles" se non sbaglio.
Si, sono un classico dagli anni sessanta. Solo che in pelle con la pioggia forte si bagnano e si rovinano, hanno avuto successo per uomo e donna questi materiali sintetici perché sono indistruttibili, tengono persino la neve.
 

danny

Utente di lunga data
Si, sono un classico dagli anni sessanta. Solo che in pelle con la pioggia forte si bagnano e si rovinano, hanno avuto successo per uomo e donna questi materiali sintetici perché sono indistruttibili, tengono persino la neve.
Li ho avuti anch'io, i "Beatles", in cuoio.
Molto comodi e iconici.
Li ho eliminati solo quando la suola si è fatta liscia.
Generalmente io preferisco le scarpe di cuoio.
 

hammer

Utente di lunga data
Si, l’abito fa il monaco. Ma chi nasce povero e ce la fa sa che può essere senza dover apparire. Acquisisce una sicurezza diversa che non è data dai vestiti o dagli oggetti che indossa.
Mi è capitato di dover scendere da casa in tuta e nonostante l’evidente inopportunità dell’abito gli altri si sono accorti che in quel contesto ero io quella che ‘comandava’.
Poiché io non ho potuto comprare certe cose da ragazza e ben consapevole che allora più di adesso ero considerata per quello che avevo, ho dovuto necessariamente sviluppare l’unica cosa che avevo e cioè la mia personalità.
Io ero considerata dai pariolini come la sfigata che lavorava e perfino durante la pratica forense io la sera andavo a fare la cameriera. Non mi sono mai sentita la piccola fiammiferaia pero’. Quelli come me sopravvivono sempre, in qualsiasi condizione e avversità.
Se c’è una cosa di cui sono grata ai miei e’ per avermi fornito gli strumenti per essere forte.
Quoto in pieno.
Personalmente ho avuto la sensazione di avere "svoltato" nel momento in cui ho percepito che non era più necessario che mi vestissi per sembrare il monaco.
Che potevo anche presiedere una riunione in jeans e polo mentre erano gli altri che dovevano sentirsi in dovere di partecipare in giacca e cravatta.
Sono anche queste piccole cose che ti aiutano a sentirti veramente libero.
 

Nicky

Utente di lunga data
Li ho avuti anch'io, i "Beatles", in cuoio.
Molto comodi e iconici.
Li ho eliminati solo quando la suola si è fatta liscia.
Generalmente io preferisco le scarpe di cuoio.
In genere le scarpe in materiale sintetico a me fanno proprio male (a parte le sneakers). Ma alcuni materiali tecnici sono comodi.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Molto upper class 😄
Con la pioggia, qui a Milano chelsea della blundstone ai piedi di tutti (anche miei, in effetti, avevo copiato una collega anni fa, studa di avere i piedi bagnati!).
I Chelsea li usano tutti come scarpa neutra. Io li metto sotto i completi per lo scooter.
Lo sai che sono snob :LOL:
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Quella azzurra era un 50, poi ho avuto la px200, bianca.
Con quella, in estate, credo nel '87 siamo partiti io e mia moglie da Milano con tenda e bagagli e abbiamo girato tutta Corsica e Sardegna.
Px 200 bianca pure io. Sti cciovani non possono capire. Ovviamente senza ruota di scorta e che quindi pendeva da una parte :LOL:
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Si, l’abito fa il monaco. Ma chi nasce povero e ce la fa sa che può essere senza dover apparire. Acquisisce una sicurezza diversa che non è data dai vestiti o dagli oggetti che indossa.

Mi è capitato di dover scendere da casa in tuta e nonostante l’evidente inopportunità dell’abito gli altri si sono accorti che in quel contesto ero io quella che ‘comandava’.

Poiché io non ho potuto comprare certe cose da ragazza e ben consapevole che allora più di adesso ero considerata per quello che avevo, ho dovuto necessariamente sviluppare l’unica cosa che avevo e cioè la mia personalità.

Io ero considerata dai pariolini come la sfigata che lavorava e perfino durante la pratica forense io la sera andavo a fare la cameriera. Non mi sono mai sentita la piccola fiammiferaia però. Quelli come me sopravvivono sempre, in qualsiasi condizione e avversità.

Se c’è una cosa di cui sono grata ai miei è per avermi fornito gli strumenti per essere forte.
Ave Gaia, santa protettrice dell'incoerenza :LOL:
Sempre lavorato quindici, sedici ore al giorno, weekend inclusi.
Prima vacanza sei anni dopo la laurea.
Ma vestirsi a cazzo non sublima nessuna rivalsa.
Se fai l’avvocato non è per sopravvivere.
È per dominare.
Sennò fai l’idraulico, l’elettricista o qualunque altro lavoro vero: guadagni subito, guadagni anche tanto, compri casa, metti su famiglia, prendi la macchina e pure la seconda casetta fuori. E puoi vivere in tuta senza mille sovrastrutture. Mica è male. Anzi, col senno di poi, forse avrei fatto altro pure io.

Ma se scegli una certa strada, la percorri fino in fondo. Senza fare la pentita a metà salita.

Hai scelto l’arrampicata sociale?
Allora ti vesti e adotti i manierismi di quelli a cui hai deciso di appartenere. Non per finta. Per codice. Per segnale. Perché l’abito non è vanità: è linguaggio.

In questo i milanesi sono molto più onesti. Come tutte le città fatte da gente che viene da fuori: lasciano perdere la pippa delle origini e seguono le mode del momento. Zero nostalgia, zero alibi. Scelgono il campo e giocano la partita. Fanno ridere spesso chi ha radici vere, ma Milano, se te la vuoi giocare davvero, su questo è impagabile.

Il resto è romanticismo da retrobottega. E a me, francamente, non interessa.
 

Gaia

Utente di lunga data
Ave Gaia, santa protettrice dell'incoerenza :LOL:
Sempre lavorato quindici, sedici ore al giorno, weekend inclusi.
Prima vacanza sei anni dopo la laurea.
Ma vestirsi a cazzo non sublima nessuna rivalsa.
Se fai l’avvocato non è per sopravvivere.
È per dominare.
Sennò fai l’idraulico, l’elettricista o qualunque altro lavoro vero: guadagni subito, guadagni anche tanto, compri casa, metti su famiglia, prendi la macchina e pure la seconda casetta fuori. E puoi vivere in tuta senza mille sovrastrutture. Mica è male. Anzi, col senno di poi, forse avrei fatto altro pure io.

Ma se scegli una certa strada, la percorri fino in fondo. Senza fare la pentita a metà salita.

Hai scelto l’arrampicata sociale?
Allora ti vesti e adotti i manierismi di quelli a cui hai deciso di appartenere. Non per finta. Per codice. Per segnale. Perché l’abito non è vanità: è linguaggio.

In questo i milanesi sono molto più onesti. Come tutte le città fatte da gente che viene da fuori: lasciano perdere la pippa delle origini e seguono le mode del momento. Zero nostalgia, zero alibi. Scelgono il campo e giocano la partita. Fanno ridere spesso chi ha radici vere, ma Milano, se te la vuoi giocare davvero, su questo è impagabile.

Il resto è romanticismo da retrobottega. E a me, francamente, non interessa.
Ma certo, ti ho detto che concordo, ma che pur concordando non ho potuto sempre nella mia vita aderire. Per ragioni economiche che pure ho combattuto fin dai 15 anni.
Detto ciò, un tempo io pensavo che lamia condizione fosse un punto in più relativamente alla mia determinazione. Crescendo ho capito che io avevo avuto quel tipo di problema e i figli di papà altri. Ad esempio a casa mia io e i miei fratelli siamo sempre stati spinti oltre i nostri limiti, ma al contempo io sono stata una figlia molto amata (lo sono tuttora). Coloro che avevano più cose di me magari hanno avuto altri problemi. Ma lo so oggi, all’epoca loro mi parevano privilegiati e lo erano sotto certi aspetti, ma non sotto altri.
non mi sentirai mai dire che l’abito non fa il monaco. Lo fa eccome. Ma sulla mia pelle ho imparato a essere anche senza abito.
 

Andromeda4

Utente di lunga data
Guarda, io sto scherzando perchè penso che si debba semplicemente essere vestiti in modo adeguato al contesto. Per esempio, nell'orto, vanno benissimo le crocs o comunque delle calzature che non fanno sporcare i piedi. Per uscire in città, non le trovo adatte.
Io porto le Crocs per andare al mare. Non voglio portare più le infradito, troppo instabili.
Certo che sono inadatte e assurde per uscire in città, a meno di non essere in Germania. Io poi trovo terribili anche le ciabatte cosiddette fashion, con cui la gente esce anche di sera. Per fortuna non se ne vedono più così tante.
 

Andromeda4

Utente di lunga data
Io credo di avere o avere avuto tutte le scarpe brutte, a parte le crocs perché non saprei proprio quando usarle 😂 mi farò assumere in un ospedale perché mi sento in difetto.
Però sinceramente per me l'abbigliamento deve essere funzionale. Questo vuol dire che deve essere bello o elegante, nei casi in cui occorre essere belli o eleganti, utile in altri casi.
Io vado sempre a piedi o con i mezzi pubblici, dato che non guido, perciò il cambio scarpe non posso portarlo, tranne quando sono in macchina con qualcuno. Quindi sti cazzi dell'eleganza quando devo attraversare due città, la mia e il capoluogo. Ora per esempio porto un polacchino tranquillissimo.
 

Gaia

Utente di lunga data
Io porto le Crocs per andare al mare. Non voglio portare più le infradito, troppo instabili.
Certo che sono inadatte e assurde per uscire in città, a meno di non essere in Germania. Io poi trovo terribili anche le ciabatte cosiddette fashion, con cui la gente esce anche di sera. Per fortuna non se ne vedono più così tante.
Concordo. Sta moda di uscire con le ciabatte mi fa sorridere. Un conto è un bel sandalo e un altro una ciabatta. In estate, in tribunale io porto sempre le famose chanel, un sandalo con il tallone scoperto e la punta coperta. Trovo irrispettoso andare in giro con i piedi di fuori.
Quando esco invece porto sandali gioiello d’estate, ma mai ciabatte né infradito. Le infradito solo in casa.
 

Gaia

Utente di lunga data
Io vado sempre a piedi o con i mezzi pubblici, dato che non guido, perciò il cambio scarpe non posso portarlo, tranne quando sono in macchina con qualcuno. Quindi sti cazzi dell'eleganza quando devo attraversare due città, la mia e il capoluogo. Ora per esempio porto un polacchino tranquillissimo.
Ho letto una cosa intelligente. Bisognerebbe portare scarpe che consentano di fare comodamente almeno 5 km. Ecco io da un po’ mi regolo così.
 
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