La scelta

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ti ci voglio vedere nel fango.
Nel fango è difficile che tu mi veda.
Scogli quanti ne vuoi, sabbia a sufficienza, neve senza problemi. Ma la fanga proprio no.

Nonostante abbia un sacco di amici cacciatori che, ogni tre per due, provano a trascinarmi a sparare alla cena — senza successo.

Pensa che a casa mia, in Sardegna, sto pavimentando quasi un ettaro tutt’intorno proprio perché mi rompe il cazzo quando piove. Ho dovuto pure optare per il cemento poroso, per il rischio idrogeologico: sotto la collina potrebbe smottare.

L'eliminazione della fanga dalla mia esistenza è uno dei motivi per cui sono felicissimo di essere passato da canaro a gattaro :LOL:
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
E perché? Non ho mai seguito le mode. La bellezza di essere nato poveri e non aver bisogno di cose per essere.
Discorso del cazzo.
Qui non si tratta di essere, si tratta di apparire nel senso più letterale e primitivo del termine.

Roma è fatta a giri. E l’appartenenza a certi giri va dichiarata prima ancora che tu apra bocca. L’abbigliamento è linguaggio, non ornamento.

Se fai il lobbista e frequenti Montecitorio ti vestirai sempre di blu scuro e camicia bianca.
Se lavori con i costruttori avrai sempre il pataccone da minimo 10.000 euro al polso.
Lo stesso pataccone che, se te lo metti in Vaticano, ti mandano a fanculo al primo sguardo.

Nel mondo bancario conta il dettaglio finto-spiritoso milaneseggiante: completo serio e calzino di Topolino, che serve a dire “sono uno di voi, ma non un ragioniere di provincia”.

Sono codici di appartenenza.
Funzionano.
E sono funzionali alla carriera esattamente come tutti i discorsi che hai sempre fatto sullo sbattere le ciglia ai cancellieri.

Io so già che mi farò seppellire con un paio di Stan Smith ai piedi, i Jeckerson e il Barbour addosso.
Esattamente come andavo vestito a quindici anni.

E se c’entra nella tomba, pure a cavallo della Vespetta bianca. :LOL:
 

Barebow

Utente di lunga data
Discorso del cazzo.
Qui non si tratta di essere, si tratta di apparire nel senso più letterale e primitivo del termine.

Roma è fatta a giri. E l’appartenenza a certi giri va dichiarata prima ancora che tu apra bocca. L’abbigliamento è linguaggio, non ornamento.

Se fai il lobbista e frequenti Montecitorio ti vestirai sempre di blu scuro e camicia bianca.
Se lavori con i costruttori avrai sempre il pataccone da minimo 10.000 euro al polso.
Lo stesso pataccone che, se te lo metti in Vaticano, ti mandano a fanculo al primo sguardo.

Nel mondo bancario conta il dettaglio finto-spiritoso milaneseggiante: completo serio e calzino di Topolino, che serve a dire “sono uno di voi, ma non un ragioniere di provincia”.

Sono codici di appartenenza.
Funzionano.
E sono funzionali alla carriera esattamente come tutti i discorsi che hai sempre fatto sullo sbattere le ciglia ai cancellieri.

Io so già che mi farò seppellire con un paio di Stan Smith ai piedi, i Jeckerson e il Barbour addosso.
Esattamente come andavo vestito a quindici anni.

E se c’entra nella tomba, pure a cavallo della Vespetta bianca. :LOL:
Ce l'avevo anch'io la Vespa. :)
Azzurro cina.
 
Ultima modifica:

Etta

Utente di lunga data
Sto fatto che mi dai della scopababbioni fa ridere. Ho 45 anni, marito 52 e parentesi 51 da compiere. Mi pare in linea come differenza di età’. Non ho mai scopato in vita mia uomini più giovani di me ne’ uomini più vecchi di più di 8 anni.
Che poi per altro e’ sulla 50ina pure lui mi pare quindi se da del babbione a loro…
 

Nicky

Utente di lunga data
Ho dovuto goooglarli, minchia che brutti. Peggio delle crocs
Io credo di avere o avere avuto tutte le scarpe brutte, a parte le crocs perché non saprei proprio quando usarle 😂 mi farò assumere in un ospedale perché mi sento in difetto.
Però sinceramente per me l'abbigliamento deve essere funzionale. Questo vuol dire che deve essere bello o elegante, nei casi in cui occorre essere belli o eleganti, utile in altri casi.
 

feather

Utente tardo
Io credo di avere o avere avuto tutte le scarpe brutte, a parte le crocs perché non saprei proprio quando usarle 😂 mi farò assumere in un ospedale perché mi sento in difetto.
Però sinceramente per me l'abbigliamento deve essere funzionale. Questo vuol dire che deve essere bello o elegante, nei casi in cui occorre essere belli o eleganti, utile in altri casi.
Beh, insomma. Si può anche valorizzare quello che il buon Dio ti ha dato senza compromettere troppo l'utilità
 

danny

Utente di lunga data
Guarda, io sto scherzando perchè penso che si debba semplicemente essere vestiti in modo adeguato al contesto. Per esempio, nell'orto, vanno benissimo le crocs o comunque delle calzature che non fanno sporcare i piedi. Per uscire in città, non le trovo adatte.
Io le trovo ottime per camminare nel bosco, guadare, andare in spiaggia attraversando sentieri, fare tutte quelle attività in piano in cui devi avere qualcosa che possa anche bagnarsi durante il percorso ma allo stesso tempo vuoi proteggere un minimo il piede.
Le infradito sono pericolose in quei frangenti, le altre scarpe inadeguate e fastidiose (metti-togli, col piede bagnato e senza calze etc.).
Che siano brutte non ci piove, ma chissene.
 

Gaia

Utente di lunga data
Discorso del cazzo.
Qui non si tratta di essere, si tratta di apparire nel senso più letterale e primitivo del termine.

Roma è fatta a giri. E l’appartenenza a certi giri va dichiarata prima ancora che tu apra bocca. L’abbigliamento è linguaggio, non ornamento.

Se fai il lobbista e frequenti Montecitorio ti vestirai sempre di blu scuro e camicia bianca.
Se lavori con i costruttori avrai sempre il pataccone da minimo 10.000 euro al polso.
Lo stesso pataccone che, se te lo metti in Vaticano, ti mandano a fanculo al primo sguardo.

Nel mondo bancario conta il dettaglio finto-spiritoso milaneseggiante: completo serio e calzino di Topolino, che serve a dire “sono uno di voi, ma non un ragioniere di provincia”.

Sono codici di appartenenza.
Funzionano.
E sono funzionali alla carriera esattamente come tutti i discorsi che hai sempre fatto sullo sbattere le ciglia ai cancellieri.

Io so già che mi farò seppellire con un paio di Stan Smith ai piedi, i Jeckerson e il Barbour addosso.
Esattamente come andavo vestito a quindici anni.

E se c’entra nella tomba, pure a cavallo della Vespetta bianca. :LOL:
Si, l’abito fa il monaco. Ma chi nasce povero e ce la fa sa che può essere senza dover apparire. Acquisisce una sicurezza diversa che non è data dai vestiti o dagli oggetti che indossa.
Mi è capitato di dover scendere da casa in tuta e nonostante l’evidente inopportunità dell’abito gli altri si sono accorti che in quel contesto ero io quella che ‘comandava’.
Poiché io non ho potuto comprare certe cose da ragazza e ben consapevole che allora più di adesso ero considerata per quello che avevo, ho dovuto necessariamente sviluppare l’unica cosa che avevo e cioè la mia personalità.
Io ero considerata dai pariolini come la sfigata che lavorava e perfino durante la pratica forense io la sera andavo a fare la cameriera. Non mi sono mai sentita la piccola fiammiferaia pero’. Quelli come me sopravvivono sempre, in qualsiasi condizione e avversità.
Se c’è una cosa di cui sono grata ai miei e’ per avermi fornito gli strumenti per essere forte.
 

Nicky

Utente di lunga data
Beh, insomma. Si può anche valorizzare quello che il buon Dio ti ha dato senza compromettere troppo l'utilità
Beh, c'è anche il gusto personale, non è detto che tutti trovino "svalorizzanti" le stesse cose. C'è uniformità di giudizio solo sule ballerine 😂
Poi nel vestire conta anche la moda, la diffusione di un certo capo di abbigliamento lo rende "bello" perché ci si fa 'occhio o perché è indossato da gruppi a cui si appartiene.
L' estetica non ha un ruolo così centrale nelle scelte.
 

Nicky

Utente di lunga data
I chelsea sono stivaletti "beatles" se non sbaglio.
Si, sono un classico dagli anni sessanta. Solo che in pelle con la pioggia forte si bagnano e si rovinano, hanno avuto successo per uomo e donna questi materiali sintetici perché sono indistruttibili, tengono persino la neve.
 

danny

Utente di lunga data
Si, sono un classico dagli anni sessanta. Solo che in pelle con la pioggia forte si bagnano e si rovinano, hanno avuto successo per uomo e donna questi materiali sintetici perché sono indistruttibili, tengono persino la neve.
Li ho avuti anch'io, i "Beatles", in cuoio.
Molto comodi e iconici.
Li ho eliminati solo quando la suola si è fatta liscia.
Generalmente io preferisco le scarpe di cuoio.
 

hammer

Utente di lunga data
Si, l’abito fa il monaco. Ma chi nasce povero e ce la fa sa che può essere senza dover apparire. Acquisisce una sicurezza diversa che non è data dai vestiti o dagli oggetti che indossa.
Mi è capitato di dover scendere da casa in tuta e nonostante l’evidente inopportunità dell’abito gli altri si sono accorti che in quel contesto ero io quella che ‘comandava’.
Poiché io non ho potuto comprare certe cose da ragazza e ben consapevole che allora più di adesso ero considerata per quello che avevo, ho dovuto necessariamente sviluppare l’unica cosa che avevo e cioè la mia personalità.
Io ero considerata dai pariolini come la sfigata che lavorava e perfino durante la pratica forense io la sera andavo a fare la cameriera. Non mi sono mai sentita la piccola fiammiferaia pero’. Quelli come me sopravvivono sempre, in qualsiasi condizione e avversità.
Se c’è una cosa di cui sono grata ai miei e’ per avermi fornito gli strumenti per essere forte.
Quoto in pieno.
Personalmente ho avuto la sensazione di avere "svoltato" nel momento in cui ho percepito che non era più necessario che mi vestissi per sembrare il monaco.
Che potevo anche presiedere una riunione in jeans e polo mentre erano gli altri che dovevano sentirsi in dovere di partecipare in giacca e cravatta.
Sono anche queste piccole cose che ti aiutano a sentirti veramente libero.
 
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