Sei stato con mia mamma!!!????La più bella che hanno detto a me è stata: non è colpa di nessuno era destino![]()
Per lei è sempre colpa o merito del destino
Sei stato con mia mamma!!!????La più bella che hanno detto a me è stata: non è colpa di nessuno era destino![]()
Oddio ma queste persone estraggono le risposte da un pool già pronto?La più bella che hanno detto a me è stata: non è colpa di nessuno era destino![]()
Per un attimo ho letto marito e le stavo dando ragioneSei stato con mia mamma!!!????
Per lei è sempre colpa o merito del destino
No quello no, ma che le scelte della vita avessero scelto per noi quella l'ho sentita spesso. Onestamente a volte l'avrei anche detta io, però me la sono sempre tenuta per non sembrare patetico.Oddio ma queste persone estraggono le risposte da un pool già pronto?
Diceva pure: non eravamo compatibili?
Ognuno è condizionato dal proprio vissuto, (o proiezioni). Non vorrei personalizzare troppo la questione ma. C'è un luogo comune che riscontro: se l'uomo si occupa economicamente della famiglia diventa l'eroe al fronte, e la moglie, a casa, la mantenuta viziata. Difatto occuparti di bambini dipendenti da te 24h è una mansione devastante e sottovalutata. Io ho avuto 2 gravidanze, cercate, a breve distanza. Nessuno ti spiega che la ragazza di prima è morta per lasciare il posto ad una donna con un carico mentale enorme. E non c'entra un cazzo il benessere economico. Non è una giustificazione "lo faccio per noi", perché il lavoro diventa identità sociale e quando al parco ero con nonni e babysitter non mi riconoscevo più. Mio marito ha sempre vestito i panni di quello responsabile, protettivo, presente. È diventato un riferimento solido anche per la mia famiglia di origine. È chiaro che poi questo essere iper vigile ha avuto ricadute anche sulla sfera sessuale. Io sono entrata qui proprio in quel momento della mia vita. Volevo il reset e cercavo conferme nel sentirmi ancora donna. Cioè, non è che ti risvegli all'improvviso con un estraneo in casa. Qualche pezzo se lo sarà perso anche @PrimaVoce nel file excel della sua vita.Lui controllante? È una persona ferita nella fiducia che non ha visto segnali di ricongiungimento attivo da parte di lei oltre a quell oretta in terapia. Ha voluto vedere se veniva preso nuovamente in giro e ha avuto la prova (l' ennesima) che la moglie non è pronta a cedere su nulla, nemmeno sulle uscite in cui è presente l uomo con cui ha tradito. Prima del tradimento lui era all estero e a quella di stanza c era poco da controllare, finchè non ha iniziato a notare un cambiamento. Io non lo definirei controllante ma solo una persona che non vuole essere ritenuta un fesso ripetutamente.
Sì, ci mancherrebbe. Infatti per me è stata una scelta sbagliata quella di accettare un lavoro all'estero.Ognuno è condizionato dal proprio vissuto, (o proiezioni). Non vorrei personalizzare troppo la questione ma. C'è un luogo comune che riscontro: se l'uomo si occupa economicamente della famiglia diventa l'eroe al fronte, e la moglie, a casa, la mantenuta viziata. Difatto occuparti di bambini dipendenti da te 24h è una mansione devastante e sottovalutata. Io ho avuto 2 gravidanze, cercate, a breve distanza. Nessuno ti spiega che la ragazza di prima è morta per lasciare il posto ad una donna con un carico mentale enorme. E non c'entra un cazzo il benessere economico. Non è una giustificazione "lo faccio per noi", perché il lavoro diventa identità sociale e quando al parco ero con nonni e babysitter non mi riconoscevo più. Mio marito ha sempre vestito i panni di quello responsabile, protettivo, presente. È diventato un riferimento solido anche per la mia famiglia di origine. È chiaro che poi questo essere iper vigile ha avuto ricadute anche sulla sfera sessuale. Io sono entrata qui proprio in quel momento della mia vita. Volevo il reset e cercavo conferme nel sentirmi ancora donna. Cioè, non è che ti risvegli all'improvviso con un'estraneo in casa. Qualche pezzo se lo sarà perso anche @PrimaVoce nel file excel della sua vita.
Ma secondo me prima non lo sai. Si sceglie sempre alla cieca.Sì, ci mancherrebbe. Infatti per me è stata una scelta sbagliata quella di accettare un lavoro all'estero.
Però l'hanno scelto in due. Io al mio partner avrei detto che la cosa avrebbe sicuramente avuto delle ripercussioni importanti per me.
Ma si è sempre in due, anche nella separazione. Lui non sta subendo la scelta.Sì, ci mancherrebbe. Infatti per me è stata una scelta sbagliata quella di accettare un lavoro all'estero.
Però l'hanno scelto in due. Io al mio partner avrei detto che la cosa avrebbe sicuramente avuto delle ripercussioni importanti per me.
Dipende dai casi. Io per motivi di studio ho avuto due relazioni a distanza e ho ben capito che queste non mi soddisfano e si creano dinamiche che non mi piacciono. Quindi il primo requisito (per me) per la prossima è che la relazione non sia a distanza. Seconda cosa, anche se non avessi mai avuto una relazione a distanza, se per me è importante il lavoro, ci si organizza in modo (se possibile) da avere una genitorialità condivisa e non "bisettimanale" e che poi io poi mi reinserisco a lavoro. Terza cosa, se le esigenze organizzative cambiano, si dovrebbe discutere e rimettere in gioco tutto. Quest'ultima cosa dovrebbe precedere il tradimento.,Si sceglie sempre alla cieca.
Sì, ma non ne farei una questione maschi contro femmine.Ognuno è condizionato dal proprio vissuto, (o proiezioni). Non vorrei personalizzare troppo la questione ma. C'è un luogo comune che riscontro: se l'uomo si occupa economicamente della famiglia diventa l'eroe al fronte, e la moglie, a casa, la mantenuta viziata. Difatto occuparti di bambini dipendenti da te 24h è una mansione devastante e sottovalutata. Io ho avuto 2 gravidanze, cercate, a breve distanza. Nessuno ti spiega che la ragazza di prima è morta per lasciare il posto ad una donna con un carico mentale enorme. E non c'entra un cazzo il benessere economico. Non è una giustificazione "lo faccio per noi", perché il lavoro diventa identità sociale e quando al parco ero con nonni e babysitter non mi riconoscevo più. Mio marito ha sempre vestito i panni di quello responsabile, protettivo, presente. È diventato un riferimento solido anche per la mia famiglia di origine. È chiaro che poi questo essere iper vigile ha avuto ricadute anche sulla sfera sessuale. Io sono entrata qui proprio in quel momento della mia vita. Volevo il reset e cercavo conferme nel sentirmi ancora donna. Cioè, non è che ti risvegli all'improvviso con un'estraneo in casa. Qualche pezzo se lo sarà perso anche @PrimaVoce nel file excel della sua vita.
Sono molto d'accordo e trovo pessimo usare le figlie come copertura.Sì, ma non ne farei una questione maschi contro femmine.
Il problema è il modello.
Ci raccontano che la famiglia sia sempre più della somma delle sue parti. Poi scopri che, spesso, avere qualcuno in mezzo ai coglioni che decide con te, su di te, intorno a te, ti costa tempo, risorse, spazio mentale, desiderio, identità.
Vale per tutti.
Lei diventa madre, agenda, poppate, scuola, merende, pediatra, recite, ansia, corpo che cambia, ragazza precedente sepolta sotto il passeggino. Lui diventa stipendio, protezione, funzione, problem solver, bancomat emotivo, uomo affidabile che a forza di reggere tutto smette di essere interessante perfino a sé stesso.
A quel punto il reset dentro la coppia è difficilissimo, con l’amante invece resetti più facile. L'amante non ha il mutuo addosso. Non ha la chat della scuola, la lavatrice, la cena coi tuoi, il pediatra, il commercialista, la stanchezza accumulata in dieci anni di “lo faccio per noi”. L’amante ti trova fuori dal museo delle funzioni.
Poi c’è una cosa che ho toccato con mano sulle differenza uomodonna: il risveglio della donna-femmina spesso arriva quando i figli recuperano un minimo di autonomia. Uomini che tradiscono con moglie incinta o figli piccolissimi ne senti a secchiate. Donne molto meno. Di solito arrivano dopo: figli più grandi, ménage consolidato, marito diventato struttura familiare, presenza utile, figura necessaria, ma erotica quanto il libretto della caldaia.
I fuffaguru di internet la vendono agli incel dicendo che “le donne trasformano gli uomini in ciò da cui poi non sono più attratte”.
Secondo me non sono le donne. È il modello familiare consolidato. La famiglia prende maschi e femmine e li trasforma in funzioni. Prima reggeva perché il tradimento femminile costava socialmente molto più di quello maschile. L’uomo aveva più sfogo, la donna più gabbia.
Adesso con la parità dei diritti, dei soldi, degli spazi, delle occasioni, il giocattolo si è rotto.
Quindi sì, qualche pezzo nel file Excel della sua vita @PrimaVoce se lo sarà perso. Ma non perché ha lavorato, protetto, organizzato, fatto il suo dovere.
Perché a forza di chiamare “progetto” una macchina che divora identità, poi non puoi stupirti se qualcuno, a un certo punto, cerca fuori una stanza dove tornare persona.
La mia partita sta tutta sul come lei lo abbia fatto: demmerda, perché è una da due soldi.
Hai straragione, ma è coniscere sè stessi e immaginarsi che è difficile.Dipende dai casi. Io per motivi di studio ho avuto due relazioni a distanza e ho ben capito che queste non mi soddisfano e si creano dinamiche che non mi piacciono. Quindi il primo requisito (per me) per la prossima è che la relazione non sia a distanza. Seconda cosa, anche se non avessi mai avuto una relazione a distanza, se per me è importante il lavoro, ci si organizza in modo (se possibile) da avere una genitorialità condivisa e non "bisettimanale" e che poi io poi mi reinserisco a lavoro. Terza cosa, se le esigenze organizzative cambiano, si dovrebbe discutere e rimettere in gioco tutto. Quest'ultima cosa dovrebbe precedere il tradimento.,
Si magari io conosco questa parte di me e non altre. Alla fine il problema con il quale nel tempo ti scontri arriva per forza senza che lo avevi preventivato.Hai straragione, ma è coniscere sè stessi e immaginarsi che è difficile.
O forse alcuni di noi non vogliono farlo, perchè vogliono essere "come si deve", soprattutto da giovani.
Non mi riferisco solo alla coppia, ma a tutte quelle scelte con cui costruisci la tua vita, alle aspettative che hai su te stesso.
Hai ben capito cosa intendevo.Adesso sull'altra finestra aggancio una su Tinder poi vado stasera, siccome morosa é impegnata, poi a morosa dico che ho agito in questo modo, ma non so perché, non era meditato! Poi se domani sono senza domicilio mi trovi tu un mono/bilocale a Parma e mi paghi affitto a tempo indeterminato. Ok?
Risalire a like di anni è penoso.
Ma non e' che i like fossero di anni fa.e condivido la conta penosa dei likes. Lui mi pare anelastico e controllante per molti aspetti)
Io metto like a caso e a caso li mettono a me.Ma non e' che i like fossero di anni fa.
I like sono di adesso: lei ha poche foto profilo, quindi scrollando le prime due o tre e' stato immediato vedere che quest'uomo aveva messo i cuori a ogni foto risalendo in breve tempo fino ad anni fa (e lo ha fatto per esplicitare il suo interesse, che va benissimo).
Non e' l'interesse che mi ha infastidito, e' il mettere in mezzo le bambine a una situazione ambigua in un momento delicato raccontando loro che stiamo uscendo per "far giocare i bambini insieme".
E la situazione e' cosi evidente che mi preoccupa di più' il dire "non l'avevo riconosciuta" rispetto al "me ne sono fregata".
Io non ho proprio controllato un bel niente, pur avendo capito benissimo e' stata la mia figlia più' grande (7 anni) che quando l'ho messa a letto si e' sentita in dovere di dirmi: "quei bambini non li conoscevo, ci hanno invitati perché' il loro papa' e' un amico di mamma".
Quello che e’ emerso e’ stata una maternita’ vissuta con molta fatica e anche dolore, tutto questo accadeva qualche anno fa. Non abbiamo fatto il salto necessario per ricongiungerlo ai giorni nostri, ma penso che la perdita di identita’ all’interno del ruolo di madre/moglie sia stato il primo tassello del domino.E durante la terapia di coppia sono emerse le ragioni che l'hanno portata alle corna?
Il mio linguaggio emotivo e’ in costruzione, per storia familiare e personale mi manca e ho iniziato a lavorarci da poco in terapia individuale. Non mi stupisce quindi non essere riuscito a farlo passare: ma il mio intento in terapia era proprio la ricostruzione di un rapporto nuovo, piu’ libero e consapevole - ben sapendo che la mia parte di cambiamento sarebbe stata necessaria.Tu… ho avuto difficoltà a trovare un interprete così gelido, teso più che a ricostruire e chiedere limiti e sanzioni come precondizioni. Insomma più preoccupato di ottenere un risarcimento (questo spiega anche il ricorso alla giudiziale, come strumento di condanna simbolico, che per non dare un mantenimento economico.)
Per carità tu sei mosso da una ferita profonda, quindi il tuo atteggiamento è comprensibile.
Ma non pensare di avere fatto il possibile.
E se avessi visto quello che volevi vedere, come avresti fatto a sapere se era sincero e non conseguenza ad esempio della paura da minaccia di una giudiziale?Quello che e’ emerso e’ stata una maternita’ vissuta con molta fatica e anche dolore, tutto questo accadeva qualche anno fa. Non abbiamo fatto il salto necessario per ricongiungerlo ai giorni nostri, ma penso che la perdita di identita’ all’interno del ruolo di madre/moglie sia stato il primo tassello del domino.
Per me il dispiacere piu’ grande e’ stato che non siamo riusciti a parlarne quando eravamo ancora in tempo, che lei non si sia sentita di chiedermi aiuto e che io non sia riuscito a vedere che lei lo aveva.
Il mio linguaggio emotivo e’ in costruzione, per storia familiare e personale mi manca e ho iniziato a lavorarci da poco in terapia individuale. Non mi stupisce quindi non essere riuscito a farlo passare: ma il mio intento in terapia era proprio la ricostruzione di un rapporto nuovo, piu’ libero e consapevole - ben sapendo che la mia parte di cambiamento sarebbe stata necessaria.
Anche cio’ che tu chiami limiti e sanzioni come precondizioni, non avevano un intento punitivo ma erano un mio bisogno di sentirmi al sicuro, sapendo di non essere preso in giro nel frattempo che la fiducia si ricostruiva. Sarebbero poi facilmente venute meno a fiducia ricostruita.
Ma nel frattempo che un percorso cosi fragile si stava ricomponendo, era necessario proteggerlo. Se il mio spazio mentale viene occupato interamente dai pensieri negativi di saperti fuori con anche l’ex-amante oppure sapendoti mentre lo guardi durante il corso (e’ l’insegnante) – come posso pensare di fare spazio a quei pensieri e quelle emozioni che possono guidare un percorso di ricostruzione?
Io ho fatto tutto cio’ che (mi) era possibile, con i miei limiti umani.
Non ho fatto cio’ che (mi) era impossibile: rimanere nel percorso, rinunciare alla giudiziale senza vedere del movimento che mi confermasse la volonta’ e l’impegno dell’altra persona alla ricostruzione.
Ed effettivamente questa volonta’ non c’era o quantomeno, per dirlo con parole sue: “Lo vorrei ma non ci riesco”. E quindi a quel punto io ho scelto di fermarmi.
Io non volevo semplicemente “tenere insieme” una relazione. Volevo costruirne una nuova, diversa, migliore. Non cambiare persona, ma cambiare le dinamiche tra noi. Crescere entrambi dentro qualcosa che avevamo scelto profondamente e che, proprio per questo, pensavo meritasse di essere difeso fino in fondo.
Questo e’ il motivo per il quale sono entrato in terapia con lei quando me lo ha proposto e sono contento di averlo fatto – nonostante l’esito non sia stato quello che avevo desiderato.
Sono d'accordo con l'intero commento, penso che hai fatto un'analisi molto vera.Perché a forza di chiamare “progetto” una macchina che divora identità, poi non puoi stupirti se qualcuno, a un certo punto, cerca fuori una stanza dove tornare persona.
Se avessi sentito quello che desideravo, ci avrei creduto - magari sbagliando.E se avessi visto quello che volevi vedere, come avresti fatto a sapere se era sincero e non conseguenza ad esempio della paura da minaccia di una giudiziale?