Probabilmente non mi sono spiegata molto bene se hai inteso che scrivendo "dire la verità" io mi riferissi alla vita erotica del maschio e della femmina. Anche se per la verità mi pareva chiaro proprio distinguendo l'essenzialità identitaria nel genere dai ruoli che si assumono via via nella vita (uomo/donna, padre/madre, compagno/compagna)
Comunque, io facevo riferimento al dichiarare la parte emotiva. I turbamenti dell'animo. Esplicitando, nel fare, che la Vita non è la favola felice. Che il dolore ne è parte integrante e tocca tutti. LA grossa differenza fra adulto e bambino è saper contestualizzare nel tempo e nello spazio anche queste emozioni. Riconoscere che un dolore individuale non equivale e non si sovrappone al crollo del mondo...all'incrinatura dell'universo. Ma è semplicemente parte dello scorrere della vita. Anche della famiglia. Che proprio essere famiglia, in senso emotivo, è aver co-costruito, adulti e bambini uno spazio comune, intersoggettivo, in cui collocare le emozioni turbanti, per poter innanzitutto condividere uno spazio quieto e fiducioso in cui permanere insieme e poi anche per guardare insieme e trovare soluzioni. Ognuno in proporzione a ciò che è, nel suo tempo e nel suo spazio. Quindi in piena considerazione dell'Essere di ognuno. Anche rapportato all'età. Ma non soltanto. Trovo abbia molto poco significato una coppia genitoriale che gira immusonita per casa, incazzata, e indifferente e di fronte alla domanda dei figli, spesso muta, risponda, spesso in modo altrettanto muto "ma no..hai visto male. Va tutto bene." Quando non va bene un cazzo. Che a quel punto il ragazzetto, se non è un completo interdetto due domande se le fa...e le risposte sono le più disparate...dall'iniziare a dubitare di ciò che vede e percepisce all'assumersi la responsabilità di ciò che percepisce ma viene negato...e cito solo le due situazioni più conosciute...che il mare profondo delle attribuzioni ha le stesse profondità per adulti e bambini...la differenza è che i bambini hanno meno esperienze per spiegarsi a se stessi e, e non è cosa di poco conto, ritengono gli adulti di riferimento i portatori della verità. Anche quando, nell'adolescenza la mettono in dubbio e magari ci confliggono pure pesantemente.
Quanto al secondo grassetto, vero. E' un rischio, e non indifferente...ed è uno dei motivi per cui, vista la situazione, parlerei molto molto chiaro. In particolare con la figlia maggiore. Stabilendo bene i confini fra coppia genitoriale a questo punto. Visto che l'altra è stata malamente svelata. E la figlia.
LA figlia, resta figlia. Non sono cazzi suoi, per dirla male. Della coppia maschio e femmina. Sono cazzi suoi però della coppia genitoriale. PErchè subisce le conseguenze. E questa distinzione io la farei serenamente. Spiegando semplicemente che i dolori del maschio e della femmina non la riguardano e non riguardano, se non collateralmente la RESPONSABILITA' di coppia genitoriale, che al netto dei disaccordi e delle motivazioni, tale resta. E le serve un discorso chiaro. A questo punto. Che sia anche spazio in cui lei possa dire, chiedere, urlare se ne ha bisogno. Chiedere sopra a tutto. Che non è che le si apre davanti il vaso di pandora e poi...ops..scherzetto! Torna a giocare con le bambole tesoro...
Ovviamente rapportato all'età. Che parlare con una dodicenne è diverso che parlare con una 15enne piuttosto che con una 17enne piuttosto che con una 20enne...sono fasi diverse. E molto. E hanno compiti evolutivi diversi. Che devono, per responsabilità, essere rispettati. E probabilmente in questo cuore e sua moglie due dritte potrebbero andare a cercarsele, se riconoscono che da soli non sono in grado.
Certo è che la proiezione di cuore mi ha molto impressionata...e spero davvero che si discuta...è profondissimo quel che ha detto riconoscendo la somiglianza a se stesso della figlia.
Qui stiamo dicendo la stessa cosa.
Io parlando dell'aspetto istituzionale del matrimonio mi rifaccio alla immagine che ho visto spesso essere rappresentata da genitori in difficoltà..facendo danni piuttosto ingenti anche.
Quindi se ne andavano a fare la famiglia felice in giro a fare gite con sorrisi che avevano più a che vedere con lo sguainare i denti e che diventavano occasione di recriminazioni sommerse, ringhi creduti impercettibili, battute e battutine che scappano...
E di quell'immagine ribadisco che ai figli non frega una beneamata. E neanche, per paradosso di genitori apparentemente sereni...sentendo che non lo sono. Che nove su dieci sono i figli a finire per assumersi la resposnabilità di fare il collante...ho visto ragazzini fare i giullari di casa (trasportando fuori il ruolo con conseguenze degne di nota) per risollevare il morale al genitore o ai genitori, piuttosto che vederli iniziare a camminare in punta di piedi, fisicamente proprio muovendosi negli spazi con esasperata attenzione, e facendo di conseguenza un danno dopo l'altro e perdendo coordinamento grosso motorio...oppure divenire super responsabili verso tutto, smettendo quindi di essere bambini che sbagliano, fanno casino, rompono cose e coglioni, oppure covando rabbia che poi esplode nei luoghi e nei tempi più imprevisti....insomma...la casistica è infinita.
Ai figli interessano adulti "sinceri" e coerenti. Fra il dire e il fare. E percepiscono nettamente quando quella coerenza non c'è.
Questo matrimonio è importante.
COn quel che ne conseguenza in termini di responsabilità di chiarezza nello spazio condiviso che viene chiamato famiglia. E che non è detto corrisponda al nucleo integro nella stessa casa. PErchè è spazio intersoggettivo dove tutti gli attori possono giocare se stessi in modo accettabilmente sereno.
Poi concordo con te sul resto.
Ma io più che dare peso a "moglie" e "marito", in situazioni come queste darei un gran peso alle parole "madre" e "padre".
Moglie e marito è un qualcosa che ha a che vedere con ruoli adulti e ipotizzati da adulti.
Madre e padre, e mi riferisco a significante e significato, hanno un valore portante a qualunque età.
Certo....sta agli adulti fare ordine in queste parole che sembrano solo parole ma non lo sono.
Che portano con sè un carico simbolico antico e ancestrale.
L'umiltà di sbagliare e avere gli occhi aperti più sugli errori che sul far giusto, il saper chiedere aiuto, il non cristallizzarsi...credo siano compiti fondamentali.
I figli crescono...elaborano...e insegnano pure. Se li si ascolta per davvero e non come novelle sibille cumane che devono solo dare risposte.
Sono sempre più convinta che una cosa molto interessante, nello spazio intersoggettivo della famiglia sia la condivisione delle domande...più che delle risposte...non è meno adulto un "non lo so...cerchiamo insieme". Come non è meno adulto un "ho sbagliato.".
La differenza sostanziale fra adulto e bambino è che l'adulto lo sa vedere, lo sa riconoscere e ci si sa mettere in discussione, trasformando le situazioni, le incomprensioni in gradini evolutivi. Coinvolgendo chi deve essere coinvolto.
I figli sono comunque coinvolti in un disastro di questo genere. Credere di poterli lasciar fuori mettendo su la bella faccia è illusione, tanto quanto le nastrine già calde sul tavolo della colazione.
La psiche...la psiche ha risorse immense, anche di autoriparazione...probabilmente più nei bambini che hanno meno "strati" che negli adulti...certo, da soli, nessuno fa niente.
E se lo sguardo è confuso, e da dentro lo è sempre...non è meno onorevole chiedere uno sguardo esterno con cui confrontarsi.