Dopo giorni di pianto e di analisi, a me risultano chiare alcune cose.
Sappiamo bene che non esiste come giustificazione l’ignoranza (delle leggi, della normativa ecc.)
Nell’ansia di trovare un colpevole, ci plachiamo con l’arresto del proprietario, descritto anche attraverso il passato oscuro, come un delinquente.
Ma il suo dolo è per omissioni, ovvi non c’era volontà.
Avere un locale bruciato non è nelle previsioni di un esercente, anche vuoto.
Quindi è stata una cosa imprevista.
Perché imprevista, nonostante siano già accadute cose simili?
Per ignoranza.
Siamo tutti ignoranti rispetto a qualcosa. Dovremmo riflettere ogni volta che viviamo qualche qualche normativa che come un ostacolo.
In tutti i luoghi di lavoro si fanno i corsi sulla sicurezza, ma li troviamo noiosissimi. Talvolta ci opponiamo alle spiegazioni che confliggono con le nostre abitudini e credenze.
Ricordo un corso in qui invitavano ad abbandonare l’idea della pulizia come assenza di microrganismi, derivata da una pubblicità martellante. Dopo aver contestato chi teneva il corso, ci si è allontanati, dicendo che la pulizia è importante.
Le uscite di sicurezza sono il punto principale.
Le prove di evacuazione e la conoscenza delle normative adesso sono richieste a gran voce, come se non esistesse la normativa che la impone.
Il problema di ogni cosa è che l’apprendimento è valido quando è trasferibile.
Ma quando ci sono interferenze emotive, si escludono le nozioni apprese.
Funzioniamo male.
Possibile che tra i genitori non ce ne sia stato uno che era andato a prendere un caffè in quel locale e aveva visto che non c’erano uscite di sicurezza?
Temo che, anche in questo caso, ci sia stata l’interferenza del desiderio di fare contenti i figli.