AnnaBlume
capziosina random
Vero e non vero. Chi acquista arte, o ne sa di suo o ha un consulente. I miliardari americani, ad esempio -li cito perché mi sto occupando fra le altre cose della formazione delle collezioni private statunitensi etc etc ma lo stesso vale per i cinesi -i nuovi ricchi- i russi etc.- avevano -e hanno- come consulenti i direttori dei musei e conoscitori d'arte di eccezionale levatura. Anche Getty era un miliardario americano le cui finanze provenivano da tutt'altro campo; idem Frick (la collezione più bella di NY, a mio parere), che era un magnate dell'acciaio. Ora ci sono collezioni contemporanee di enorme pregio, e stai sicuro che la conoscenza dell'arte alla base c'è. Sono alla fine pochissimi quelli che comperano per 'speculare' o come investimento. Arte e artigianato, forse erano confusi tra Settecento e Ottocento, ma questo ha creato -nel bene e nel male, io sono fortemente contraria al collezionismo privato- delle collezioni di gusto ineccepibile, smembramenti di patrimoni (mai sentito parlare dello scempio della Contini-Bonacossi, governo italiano ben complice?) e riformazioni di patrimoni artistici di incredibile pregio e valore. Insomma, a me pare che l'ignoranza sia nella parte media della popolazione (quella che non compera, per intenderci, ma solo va di tanto in tanto nei musei); un tempo, però, era un dispregio. Ora sembra che ci si vanti, di questo, che si pretenda di mantenerla. Che ci si offenda se il discorso è complesso. Ma il discorso lo è sempre stato, complesso. E lungo. E di ben altro livello di "bello! brutto!"(scusa la velocità ma non ho tempo)Sul distinguere un originale da una copia ci andrei piano anche nei confronti dei così detti "esperti". Nessuno ricorda la bufala delle teste di Modigliani?
veramente io in quel punto parlavo di opere moderne, non contemporanee. Mi riferivo al turistame medio, che non ha idea, e si commuove per opere blasonate (vere o copie) e snobba le altre, così, solo in base al nome. Al proposito ti potrei citare le scene che accadono allo Jacquemart-André, ma sono davvero di fretta.
Per come la vedo io, una copia può emozionare quanto l'originale. Certo che se al di là del valore artistico guardiamo quella tela e pensiamo che è stata toccata da Picasso, Caravaggio ecc... l'opera acquisisce un valore per così dire "poetico".
questo perché come unica valenza all'arte dai "l'emozionare", il che non è riduttivo: è peggio.
Pensa ad una partitura di musica: musicalmente, a livello esecutivo, artistico ecc... non cambia uno spartito originale di Mozart da una stampa fresca di tipografia. Se invece pensiamo che quello spartito è stato scritto di prima mano da Mozart il suo valore acquista importanza che va oltre al discorso artistico. Il valore dell'arte è l'idea, l'originalità, l'innovazione ecc... più ancora del "prodotto-opera d'arte" in se.
L'esempio è sbagliato: mele con le pere. Paragoni un'arte riproducibile per definizione (una partitura, una sinfonia) con un'arte composta da pezzi unici per definizione, e per definizione non riproducibili (questo vale per tutta l'arte fino agli anni '60).
Concordo con Busco: l'arte essendo anche (e soprattutto) rappresentazione della natura (vista sempre e comunque dal punto di vista dell'artista) deve essere immediata. Altrimenti sarebbe come dire che per apprezzare davvero un tramonto, l'aurora boreale, la barriera corallina ecc... è necessario avere nozioni di fisica o biologia marina.
Rappresentazione della natura? Ma quando mai? L'arte di paesaggio, forse (e certo non quella dell'Ottocento, nella quale di riverberano le correnti del Romanticismo prima e del Simbolismo e del razionalismo di paesaggio poi). L'arte è idee per immagini. Programmi filosofici o letterari, messaggi più o meno criptici (dipende dallo spettatore designato), ammaestramenti, ingiunzioni, proclami politici, corsi di catechismo, e ancora e ancora. L'arte (come la conosciamo noi perlomeno fino al 1945) è comunicazione, messaggio. Da capire se il messaggio lo vuoi comprendere. La percezione dell'arte che hai tu è formalistica. Limitatissima.
Ovvio che se parliamo di arte astratta, surrealista, futurista... allora si rende necessario un minimo di nozione.
Minimo? Complimenti per l'approsimazione!![]()
informazioni in ogni caso facilmente reperibili nell'infinita letteratura sul tema. Qualsiasi biblioteca dispone di moltisimi volumi su qualsiasi movimento pittorico, storia della pittura e arte in generale. Se devi fare arte vai a scuola di arte, ma se ti serve solo capire l'arte bastano i libri della biblioteca.
Ah, su questo sono d'accordo: ci passo metà della mia vita lì dentro, io. Il problema che la gente non studia, mi dirai.
Il lavoro grosso lo fa l'artista. Un volta fatta, l'arte diventa fruibile a tutti. Il problema sollevabile oggi, secondo me, nella pittura come nella musica colta, riguarda il fatto che gli "artisti" parlano sempre più un linguaggio scientifico, di settore. Comprensibile solo dagli addetti ai lavori.
Linguaggio scientifico no (tranne le correnti che occhieggiano alla scienza, ovviamente). Non solo comprensibili agli addetti ai lavori, ma a chi di arte legge, si informa, studia. Perché mai non dovrebbe essere necessaria, questa cosa, che è necessaria per ogni campo dello scibile? Leggi un libro di filosofia senza nessuna base e dimmi cosa comprendi.
Molti acquirenti di queste "opere d'arte" sono spesso la versione milionaria di quelli che vanno al Louvre e che non distinguono l'arte dall'artigianato.
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