Non intendo far cadere questa critica. Intendevo dire che ogni tempo ha l'arte che si merita. E il merito è stabilito da chi la compra, e non credo di dire una novità. I critici sono di due tipi: quelli che fanno affari e quelli che credono nel "valore" dell'arte e si spendono per rintracciare la Bellezza (in larga accezione) negli oggetti che sono acquistati dai collezionisti o dai musei. Anche qui non credo di dire una novità. Essere in sintonia con il proprio tempo non significa essere in simpatia con il proprio tempo. Non si spiegherebbe il genio di Leopardi, che io amo. Significa saper leggere e intepretare il proprio tempo, farne critica. Necessaria è quell'arte che ha detto qualcosa di necessario al tempo suo, di necessariamente critico del tempo suo al tempo suo.
Necessità è una parola grande. E solo i grandi artisti la hanno subita.
Ma di che parli? Circostanzia, per favore, altrimenti ci si perde in soli vocalizzi. Ogni tempo ha l'arte che si merita non vuol dire niente, a meno che tu non ritenga veritiero il destino o una qualsiasi entità sovrannaturale.
Ogni tempo ha l'arte che ha (fisicamente, proprio), nella sua pluralità e nelle sue contraddizioni. E questo vale durante, e vuol dire una cosa, e a posteriori, e ne vuol dire un'altra. Prendi l'arte del cossidetto Rinascimento. Per noi la data da prendere in considerazione per far terminare il Medio Evo è il 1401, il celeberrimo concorso della porta Nord del Battistero. Bene, Donatello non ha mica vinto. Non solo: nessuno voleva quell'opera brutale, sprezzante della grazia, lontana dall'ideale. Eppure era di una classicità immensa, comprese anche le citazioni accurate della statuaria ellenistica (quella più nota al tempo); cosa che fece anche, ma con sapore più citazionistico e meno organico, Ghiberti, che di fatto vinse. Masaccio, idem: piacque poco, poco fu compreso; gli fu affiancato Masolino, da 'garante' dell'ortodossia. Eppure è l'epoca del Rinascimento nascente, era apparso un astro. Ora, lo sappiamo. Allora, no: quando ci fu l'occasione di scegliere l'artista per affrescare palazzo Medici-Riccardi (Medici, eh, mica pizze e fichi), e parliamo di più di MEZZO SECOLO DOPO, fu scelto Benozzo Gozzoli, ancora legato a stilemi antichizzanti, cortesi, leggiadri e filo-gotici. Qual'era l'arte che quel periodo aveva, dunque? Bella domanda. Se lo potessi chiedere ai contemporanei, ti direbbero il tardo gotico internazionale, il rutilante stile cortese; se lo chiedi a noi (in senso lato) diremmo: il momento grandiosamente propulsore della 'Rivoluzione del Rinascimento'. Vere entrambe le versioni. In realtà, se dovessimo quantificare, l'arte di quel periodo era in mano ai volgarizzatori, mediatori, stemperatori del nuovo nel tessuto ben introiettato e aproblematico del vecchio. Insomma, i 'né carne né pesce', pavidi artigiani grandiosamente abili. Ma lo diciamo noi che Starnina era meno arte di Masaccio, meno 'necessaria', meno 'sintonica' (intendendo non 'simpatica', come mi insegni

: di fatto, criticava il suo tempo ben poco); allora valeva proprio il contrario: lo stile di Starnina e Monaco venne replicato per generazioni. Ho preso un periodo ad esempio, ma vale per tutti gli altri, nessuno escluso.
"Necessaria è quell'arte che ha detto qualcosa di necessario al tempo suo, di necessariamente critico del tempo suo al tempo suo" vedi che dunque la frase qui sopra ha senso (forse?), e proprio non ne ha. E' la tua chiave di interpretazione del fatto artistico, limitata (in quanto confinata all'interno di quella interpretazione). Raffaello: mai stato critico, mai. Infinite variazioni assolutamente non problematiche, di soggetti imperanti (presente le sue millemila Madonne?). Non è arte? Non critica abbastanza perché lo si consideri artistico? Non è necessario? Media, media, media magistralmente; ha mediato tutta la vita i valori innovativi dei grandi, li ha resi accessibili proprio spogliandoli di problematicità: la prospettiva geologica di Leonardo e lo sfumato, sì, ma senza la sua celebre ambiguità; il volume e la possenza dei Michelangelo, sì, ma senza la sua eterodossia (sia mai!!!!); i colori dei Veneti, sì, ma senza le sciarade; e dolcezza tanto tardo umbra (non ha mai dimenticato il Perugino), dolcezza ovunque, sempre e solo; nelle (poche) composizioni complesse si consultava sulla propettiva con altri, ché non ne sapeva abbastanza. Ora, il Cinquecento è il secolo suo, o era d'altri artisti più a tuo parere necessari? O è del solo Michelangelo, con il suo arcano e terribile neoplatonismo? O di chi altri?
Sul merito stabilito da chi la compera: vero? assolutamente non vero? Entrambe. Per l'arte tutta fino all'Ottocento il valore era stabilito, PRIMA che fosse realizzata, dal committente (e stabilito via contratto, addirittura); aumentato o diminuito (o ignorato) dai fruitori contemporanei; ORA il valore di quell'arte è determinato dagli studiosi (non critici: storici e studiosi!) e in misura ben più risibile dalle 'mode'. Per l'arte contemporanea sì, il mercato (post realizzazione) incide di più nella determinazione del valore. Ma non è comunque l'unica direttrice né mai potrà essere. Non ho poi ben capito il tuo "si spendono per rintracciare la Bellezza (con la maiuscola, eh, assurta dunque a categoria assoluta estetica

) negli oggetti che sono acquistati dai collezionisti o dai musei." Rintracciare è un verbo strano, come se fosse (di nuovo) un valore assoluto da trovare, come il gioielo nelle vecchie soffitte.
Quella che chiami "fruizione di massa" (espressione che mi fa venire la pelle d'oca, ma si sa che sono strana) è brutale tradimento dell'arte quando si rivolge all'arte non contemporanea in modo ignorante: alludo agli eventi delle grandi mostre per esempio dei millemila impressionisti che hanno ammorbato il nostro paese negli ultimi cinque anni o giù di lì. E' invece preziosa quando segnala un orientamento del gusto che spontaneamente (cioè senza che vi sia un battage pubblicitario di qualche ente, poi si sa che i gusti e i disgusti sono indotti) riconosce come "belle" opere che nella maggior parte dei casi i critici ritengono indegne di comparire in qualsivoglia museo o galleria.
Il nostro tempo ha l'arte che si merita, come ogni tempo l'ha avuta.
Sulla pelle d'oca, mai sarò d'accordo: fruizione di massa è un termine neutro, si intende dire 'fruito da un sacco di gente' che è sempre, sempre sarà meglio che 'da pochi'. Anzi, una delle rivoluzioni più importanti, in arte, è quella di aver reso pubblico il godimento, quando prima era un fatto di pochi e danarosi eletti. Sul fatto che, poi, quella moltitudine sia di ignoranza abissale è un triste fatto e per di più in aumento (il famoso analfabetismo di ritorno); certo l'impedimento all'accessibilità lo accrescerebbe. La pelle d'oca viene a me quando leggo questo desiderio di elitarietà; magari, però, ho letto e interpretato male. Le biblioteche pubbliche e l'editoria a basso costo sono cose simili: prima le biblioteche erano piccole, personali, di fasto fiabesco e costo immenso (codici manoscritti, cinquecentine, etc.). Infatti, 'la gente', tranne i pochissimi privilegiati, non leggeva proprio. Poi, che ora legga Volo e Dan Brown e non altri, è triste, ma che possa leggere potenzialmente di tutto è un bene, mai un male. La parte finale, l'orientamento del gusto "spontaneo" (cioè critico?) o è basata sulla conoscenza artistica o non è critico per definizione (a meno che tu non ravvisi come esistente una categoria archetipa, quello del bello :singleeye: manipolata da quei cattivoni dei mercanti); l'equazione "gusto spontaneo" e "opere che
nella maggior parte dei casi i critici ritengono indegne di comparire in qualsivoglia museo o galleria." da dove la prendi, dove la basi? Perché, detta così, a me sembra una sciocchezza data soprattutto la quantità di gallerie serissime e grandiosamente pioniere nel mondo. Non tutta l'arte che meriterebbe diviene nota, ma da qui a dire che tutta l'arte nota non è che una baggianata, scusa, ma chi sei per affermare questo? :sorriso4: (sempre se era questo quel che intendevi). E comunque, siam sempre lì: meglio milioni di persone a vedere l'ennesima mostra carrozzone degli impressionisti che milioni di persone che non vedono niente. Almeno finanziano i musei, che in Italia in genere ne han bisogno, e rendono possibile il loro non fallimento. Poco, e banalizzato, è meglio di niente. Cosa tu ci trovi di positivo nell'elitarismo, francamente, non capisco né condivido. Per me, pomperei infusioni d'arte, di ogni tipo e qualità, insieme al latte la mattina, per "[...] un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo già arrivare" (Yourcenar, Memorie di Adriano).
Io credo che disprezzare il manifesto del futurismo solo perché inneggia alla guerra ed è impregnato di maschilismo sia ottuso. Non ha ammazzato nessuno, era un articolo di giornale. Lì si scrive qualcosa che io trovo onesto e comunque degno di meditazione. Lo riporto.
Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che varino trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!
Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all'anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti... ve lo concedo. Che una volta all'anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo... Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire?
E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell'artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?... Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un'urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.
Volete dunque sprecare tutte le forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?
In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati! ...) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa. Per i moribondi, per gl'infermi, pei prigionieri, sia pure: - l'ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poiché per essi l'avvenire è sbarrato... Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!
E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!
I più anziani fra noi, hanno trent'anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l'opera nostra. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!
Io non disprezzo nulla (tranne l'arte di regime, e manco tutta), specie se storicizzato; tantomeno SOLO perché inneggiante alla guerra (come fosse poco, poi

) e impregnato di maschilismo. Questa riduzione l'hai fatta tu. Io ho detto che "chi scrive [...] non ha ragione mai, nemmeno per caso". Vediamo di circostanziare. F.T. Marinetti, uno che ha fatto della provocazione puerile il suo miglior cavallo di battaglia; uno che scrive (non c'è bisogno di cercar tanto, eh, il tenore suppergiù è lo stesso ovunque) roba come:
"L'arte è un bisogno di distruggersi e di sparpagliarsi, grande innaffiatoio di eroismo che inonda il mondo. 1 microbi - non lo dimenticate - sono necessari alla salute dello stomaco e dell'intestino. Vi è anche una specie di microbi necessaria alla vitalità dell'arte, questo prolungamento della foresta delle nostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo. Poeti futuristi! lo vi ho insegnato a odiare le biblioteche e i musei, per prepararvi a odiare l'intelligenza, ridestando in voi la divina intuizione, dono caratteristico delle razze latine. Mediante l'intuizione, vinceremo l'ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori. Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell'uomomeccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell'intelligenza logica." (questo è il m. tecnico fut. della letteratura)
o questa, che conosci di sicuro:
"
Contro Venezia passatista27 aprile 1910
Noi ripudiamo l'antica Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari, che noi pure amammo e possedemmo in un gran sogno nostalgico.
Ripudiamo la Venezia dei forestieri, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell'imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti, semicupio ingemmato per cortigiane cosmopolite, cloaca massima del passatismo.
Noi vogliamo guarire e cicatrizzare questa città putrescente, piaga magnifica del passato. Noi vogliamo rianimare e nobilitare il popolo veneziano, decaduto dalla sua antica grandezza, morfinizzato da una vigliaccheria stomachevole ed avvilito dall'abitudine dei suoi piccoli commerci loschi.
Noi vogliamo preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago italiano.
Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi.
Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l'imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture.
Venga finalmente il regno della divina Luce Elettrica, a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna da camera ammobigliata." (firmato dal gotha del futurismo tutto: Marinetti, Bocioni, Carrà, Russolo)
uno che scrive un manifesto (perché questo era, come altrove dici, non certo una 'letterina') però contravviene alla regole base dei manifesti d'avanguardia, cioè l'autogestione e autodiffusione e invece briga per vie parentali e alla fine PAGA le Figaro (!) perché sia pubblicato, comprandosi dunque una effimera notorietà internazionale nel canale che dovrebbe disprezzare; uno che, conniventissimo (e per due volte poi: non glien'è bastata una) col regime fascista, cioè un regime totalitario, situazione nella quale l'arte NON ci può essere proprio, per diffondere all'estero l'italianità (fu anche 'ambasciatore culturale' :rotfl: dell'Italia all'estero) si lanciò in un improbabile e ridicolo panegirico sull "ottimismo del Leopardi" (parole sue, eh), uno che sente "l'inanità ridicola della sintassi ereditata da Omero" (e propugna l'uso dei sostantivi a caso, l'abolizione degli aggettivi, gli avverbi e la punteggiatura, i verbi solo all'infinito...insomma, c'è da divertirsi, solo che se era Dada si divertiva/ci divertivamo davvero, invece lui è incapace di ironizzare e si prende terribilmente sul serio, come se 'sta roba fosse davvero plausibile)... Insomma, uno così è chiaro che non ha ragione mai: non ne azzecca una e scrive cose raccapriccianti. Anche la parte del Manifesto che mi hai generosamente riportato, mi ha rinfrescato orrori tipo questo:
" Volete dunque sprecare tutte le forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?[...] noi, giovani e forti futuristi!
E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!".
La pelle d'oca m'è venuta la prima volta, a 19 anni, quando l'ho studiato (curata poi con lo studio degli altri Manifesti, delle avanguardie serie, non 'sta roba da provincialotti frustrati a causa della grandezza inarrivabile altrui e a caccia di notorietà internazionale che proprio non ne voleva sapere di arrivare, chissà perché) e non scema affatto. Per questo non sono d'accordo. E anche altro (anche l'ignoranza, ad esempio), se la devo dir tutta, solo che tutto questo si trasformerebbe su una pipposissima lezione sul futurismo (il suo avvento, il suo sviluppo, la necessaria caduta e l'effettiva pochezza della portata culturale); già ho scritto troppissimissimo. Se preferisci pensare, però, che io "disprezzi" (parole tue, non mie) "solo perché inneggia alla guerra ed è impregnato di maschilismo", liberissima

. Non so se è ottusità: a me basta che sia molto, molto, molto ben fondata (dati alla mano), circostanziata, approfondita. A ognuno la sua ottusità :mrgreen: