La Gioconda è inutile?

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Fantastica

Utente di lunga data
Io personalmente perché "Essere in sintonia con il proprio tempo è la prima imprescindibile funzione dell'arte. L'arte ha da essere necessaria o non è." sono due frasi lapidarie delle quali non ravviso senso (visto che molta arte è contro il proprio tempo, ci confligge o precorre quello futuro e la necessità è un valore soggettivo la ui percezione è ben sfumata) né condivido. E non condivido nemmeno gli strali contro la fruizione di massa tout court (sono ben più contraria al collezionismo privato e la distruzione delle opere d'arte è fuori da ogni mia fibra); non credo l'arte sia morta e in più, chi scrive "[...] un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia; La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo; Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, [etc. etc.]" non ha ragione mai, nemmeno per caso.

*il genere di automobile in tempi fascisti era ancora in assestamento e i futuristi avrebbero preferito morire che conferire alla parola il genere femminile.
Non intendo far cadere questa critica. Intendevo dire che ogni tempo ha l'arte che si merita. E il merito è stabilito da chi la compra, e non credo di dire una novità. I critici sono di due tipi: quelli che fanno affari e quelli che credono nel "valore" dell'arte e si spendono per rintracciare la Bellezza (in larga accezione) negli oggetti che sono acquistati dai collezionisti o dai musei. Anche qui non credo di dire una novità. Essere in sintonia con il proprio tempo non significa essere in simpatia con il proprio tempo. Non si spiegherebbe il genio di Leopardi, che io amo. Significa saper leggere e intepretare il proprio tempo, farne critica. Necessaria è quell'arte che ha detto qualcosa di necessario al tempo suo, di necessariamente critico del tempo suo al tempo suo.
Necessità è una parola grande. E solo i grandi artisti la hanno subita.

Quella che chiami "fruizione di massa" (espressione che mi fa venire la pelle d'oca, ma si sa che sono strana) è brutale tradimento dell'arte quando si rivolge all'arte non contemporanea in modo ignorante: alludo agli eventi delle grandi mostre per esempio dei millemila impressionisti che hanno ammorbato il nostro paese negli ultimi cinque anni o giù di lì. E' invece preziosa quando segnala un orientamento del gusto che spontaneamente (cioè senza che vi sia un battage pubblicitario di qualche ente, poi si sa che i gusti e i disgusti sono indotti) riconosce come "belle" opere che nella maggior parte dei casi i critici ritengono indegne di comparire in qualsivoglia museo o galleria.
Il nostro tempo ha l'arte che si merita, come ogni tempo l'ha avuta.

Io credo che disprezzare il manifesto del futurismo solo perché inneggia alla guerra ed è impregnato di maschilismo sia ottuso. Non ha ammazzato nessuno, era un articolo di giornale. Lì si scrive qualcosa che io trovo onesto e comunque degno di meditazione. Lo riporto.

Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.

Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che varino trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!

Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all'anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti... ve lo concedo. Che una volta all'anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo... Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire?
E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell'artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?... Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un'urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.

Volete dunque sprecare tutte le forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?
In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati! ...) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa. Per i moribondi, per gl'infermi, pei prigionieri, sia pure: - l'ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poiché per essi l'avvenire è sbarrato... Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!
E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!
I più anziani fra noi, hanno trent'anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l'opera nostra. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!
 

Brunetta

Utente di lunga data
boh, interessante idea. Forse 'siamo' dicotomici, putroppo, ancora. E dunque l'aut aut. O si è fuori come una brocca o si è vulcaniani. La terza via, il pensiero (incarnato, ed emotivo e culturale -in senso lato- insieme) non viene mai preso in considerazione. Non so, a me non piace nemmeno un po'.
Cosa non ti piace?
Io sono razionale e passionale e con un pizzico di follia (come Eros :rotfl::rotfl:):rotfl:
 

Nobody

Utente di lunga data
Ma ritornando al quesito iniziale... la Gioconda è utile o no? Mica si è capito... :carneval:
 
Ma ritornando al quesito iniziale... la Gioconda è utile o no? Mica si è capito... :carneval:
Secondo me si...
Fonte di reddito per il Louvre
Bene per gli occhi dei visitatori.:rolleyes:
 

AnnaBlume

capziosina random
Non intendo far cadere questa critica. Intendevo dire che ogni tempo ha l'arte che si merita. E il merito è stabilito da chi la compra, e non credo di dire una novità. I critici sono di due tipi: quelli che fanno affari e quelli che credono nel "valore" dell'arte e si spendono per rintracciare la Bellezza (in larga accezione) negli oggetti che sono acquistati dai collezionisti o dai musei. Anche qui non credo di dire una novità. Essere in sintonia con il proprio tempo non significa essere in simpatia con il proprio tempo. Non si spiegherebbe il genio di Leopardi, che io amo. Significa saper leggere e intepretare il proprio tempo, farne critica. Necessaria è quell'arte che ha detto qualcosa di necessario al tempo suo, di necessariamente critico del tempo suo al tempo suo.
Necessità è una parola grande. E solo i grandi artisti la hanno subita.
Ma di che parli? Circostanzia, per favore, altrimenti ci si perde in soli vocalizzi. Ogni tempo ha l'arte che si merita non vuol dire niente, a meno che tu non ritenga veritiero il destino o una qualsiasi entità sovrannaturale. Ogni tempo ha l'arte che ha (fisicamente, proprio), nella sua pluralità e nelle sue contraddizioni. E questo vale durante, e vuol dire una cosa, e a posteriori, e ne vuol dire un'altra. Prendi l'arte del cossidetto Rinascimento. Per noi la data da prendere in considerazione per far terminare il Medio Evo è il 1401, il celeberrimo concorso della porta Nord del Battistero. Bene, Donatello non ha mica vinto. Non solo: nessuno voleva quell'opera brutale, sprezzante della grazia, lontana dall'ideale. Eppure era di una classicità immensa, comprese anche le citazioni accurate della statuaria ellenistica (quella più nota al tempo); cosa che fece anche, ma con sapore più citazionistico e meno organico, Ghiberti, che di fatto vinse. Masaccio, idem: piacque poco, poco fu compreso; gli fu affiancato Masolino, da 'garante' dell'ortodossia. Eppure è l'epoca del Rinascimento nascente, era apparso un astro. Ora, lo sappiamo. Allora, no: quando ci fu l'occasione di scegliere l'artista per affrescare palazzo Medici-Riccardi (Medici, eh, mica pizze e fichi), e parliamo di più di MEZZO SECOLO DOPO, fu scelto Benozzo Gozzoli, ancora legato a stilemi antichizzanti, cortesi, leggiadri e filo-gotici. Qual'era l'arte che quel periodo aveva, dunque? Bella domanda. Se lo potessi chiedere ai contemporanei, ti direbbero il tardo gotico internazionale, il rutilante stile cortese; se lo chiedi a noi (in senso lato) diremmo: il momento grandiosamente propulsore della 'Rivoluzione del Rinascimento'. Vere entrambe le versioni. In realtà, se dovessimo quantificare, l'arte di quel periodo era in mano ai volgarizzatori, mediatori, stemperatori del nuovo nel tessuto ben introiettato e aproblematico del vecchio. Insomma, i 'né carne né pesce', pavidi artigiani grandiosamente abili. Ma lo diciamo noi che Starnina era meno arte di Masaccio, meno 'necessaria', meno 'sintonica' (intendendo non 'simpatica', come mi insegni :rolleyes:: di fatto, criticava il suo tempo ben poco); allora valeva proprio il contrario: lo stile di Starnina e Monaco venne replicato per generazioni. Ho preso un periodo ad esempio, ma vale per tutti gli altri, nessuno escluso.

"Necessaria è quell'arte che ha detto qualcosa di necessario al tempo suo, di necessariamente critico del tempo suo al tempo suo" vedi che dunque la frase qui sopra ha senso (forse?), e proprio non ne ha. E' la tua chiave di interpretazione del fatto artistico, limitata (in quanto confinata all'interno di quella interpretazione). Raffaello: mai stato critico, mai. Infinite variazioni assolutamente non problematiche, di soggetti imperanti (presente le sue millemila Madonne?). Non è arte? Non critica abbastanza perché lo si consideri artistico? Non è necessario? Media, media, media magistralmente; ha mediato tutta la vita i valori innovativi dei grandi, li ha resi accessibili proprio spogliandoli di problematicità: la prospettiva geologica di Leonardo e lo sfumato, sì, ma senza la sua celebre ambiguità; il volume e la possenza dei Michelangelo, sì, ma senza la sua eterodossia (sia mai!!!!); i colori dei Veneti, sì, ma senza le sciarade; e dolcezza tanto tardo umbra (non ha mai dimenticato il Perugino), dolcezza ovunque, sempre e solo; nelle (poche) composizioni complesse si consultava sulla propettiva con altri, ché non ne sapeva abbastanza. Ora, il Cinquecento è il secolo suo, o era d'altri artisti più a tuo parere necessari? O è del solo Michelangelo, con il suo arcano e terribile neoplatonismo? O di chi altri?

Sul merito stabilito da chi la compera: vero? assolutamente non vero? Entrambe. Per l'arte tutta fino all'Ottocento il valore era stabilito, PRIMA che fosse realizzata, dal committente (e stabilito via contratto, addirittura); aumentato o diminuito (o ignorato) dai fruitori contemporanei; ORA il valore di quell'arte è determinato dagli studiosi (non critici: storici e studiosi!) e in misura ben più risibile dalle 'mode'. Per l'arte contemporanea sì, il mercato (post realizzazione) incide di più nella determinazione del valore. Ma non è comunque l'unica direttrice né mai potrà essere. Non ho poi ben capito il tuo "si spendono per rintracciare la Bellezza (con la maiuscola, eh, assurta dunque a categoria assoluta estetica :rolleyes:) negli oggetti che sono acquistati dai collezionisti o dai musei." Rintracciare è un verbo strano, come se fosse (di nuovo) un valore assoluto da trovare, come il gioielo nelle vecchie soffitte.


Quella che chiami "fruizione di massa" (espressione che mi fa venire la pelle d'oca, ma si sa che sono strana) è brutale tradimento dell'arte quando si rivolge all'arte non contemporanea in modo ignorante: alludo agli eventi delle grandi mostre per esempio dei millemila impressionisti che hanno ammorbato il nostro paese negli ultimi cinque anni o giù di lì. E' invece preziosa quando segnala un orientamento del gusto che spontaneamente (cioè senza che vi sia un battage pubblicitario di qualche ente, poi si sa che i gusti e i disgusti sono indotti) riconosce come "belle" opere che nella maggior parte dei casi i critici ritengono indegne di comparire in qualsivoglia museo o galleria.
Il nostro tempo ha l'arte che si merita, come ogni tempo l'ha avuta.
Sulla pelle d'oca, mai sarò d'accordo: fruizione di massa è un termine neutro, si intende dire 'fruito da un sacco di gente' che è sempre, sempre sarà meglio che 'da pochi'. Anzi, una delle rivoluzioni più importanti, in arte, è quella di aver reso pubblico il godimento, quando prima era un fatto di pochi e danarosi eletti. Sul fatto che, poi, quella moltitudine sia di ignoranza abissale è un triste fatto e per di più in aumento (il famoso analfabetismo di ritorno); certo l'impedimento all'accessibilità lo accrescerebbe. La pelle d'oca viene a me quando leggo questo desiderio di elitarietà; magari, però, ho letto e interpretato male. Le biblioteche pubbliche e l'editoria a basso costo sono cose simili: prima le biblioteche erano piccole, personali, di fasto fiabesco e costo immenso (codici manoscritti, cinquecentine, etc.). Infatti, 'la gente', tranne i pochissimi privilegiati, non leggeva proprio. Poi, che ora legga Volo e Dan Brown e non altri, è triste, ma che possa leggere potenzialmente di tutto è un bene, mai un male. La parte finale, l'orientamento del gusto "spontaneo" (cioè critico?) o è basata sulla conoscenza artistica o non è critico per definizione (a meno che tu non ravvisi come esistente una categoria archetipa, quello del bello :singleeye: manipolata da quei cattivoni dei mercanti); l'equazione "gusto spontaneo" e "opere che nella maggior parte dei casi i critici ritengono indegne di comparire in qualsivoglia museo o galleria." da dove la prendi, dove la basi? Perché, detta così, a me sembra una sciocchezza data soprattutto la quantità di gallerie serissime e grandiosamente pioniere nel mondo. Non tutta l'arte che meriterebbe diviene nota, ma da qui a dire che tutta l'arte nota non è che una baggianata, scusa, ma chi sei per affermare questo? :sorriso4: (sempre se era questo quel che intendevi). E comunque, siam sempre lì: meglio milioni di persone a vedere l'ennesima mostra carrozzone degli impressionisti che milioni di persone che non vedono niente. Almeno finanziano i musei, che in Italia in genere ne han bisogno, e rendono possibile il loro non fallimento. Poco, e banalizzato, è meglio di niente. Cosa tu ci trovi di positivo nell'elitarismo, francamente, non capisco né condivido. Per me, pomperei infusioni d'arte, di ogni tipo e qualità, insieme al latte la mattina, per "[...] un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo già arrivare" (Yourcenar, Memorie di Adriano).

Io credo che disprezzare il manifesto del futurismo solo perché inneggia alla guerra ed è impregnato di maschilismo sia ottuso. Non ha ammazzato nessuno, era un articolo di giornale. Lì si scrive qualcosa che io trovo onesto e comunque degno di meditazione. Lo riporto.

Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.

Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che varino trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!

Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all'anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti... ve lo concedo. Che una volta all'anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo... Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire?
E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell'artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?... Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un'urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.

Volete dunque sprecare tutte le forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?
In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati! ...) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa. Per i moribondi, per gl'infermi, pei prigionieri, sia pure: - l'ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poiché per essi l'avvenire è sbarrato... Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!
E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!
I più anziani fra noi, hanno trent'anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l'opera nostra. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!
Io non disprezzo nulla (tranne l'arte di regime, e manco tutta), specie se storicizzato; tantomeno SOLO perché inneggiante alla guerra (come fosse poco, poi :rolleyes:) e impregnato di maschilismo. Questa riduzione l'hai fatta tu. Io ho detto che "chi scrive [...] non ha ragione mai, nemmeno per caso". Vediamo di circostanziare. F.T. Marinetti, uno che ha fatto della provocazione puerile il suo miglior cavallo di battaglia; uno che scrive (non c'è bisogno di cercar tanto, eh, il tenore suppergiù è lo stesso ovunque) roba come:

"L'arte è un bisogno di distruggersi e di sparpagliarsi, grande innaffiatoio di eroismo che inonda il mondo. 1 microbi - non lo dimenticate - sono necessari alla salute dello stomaco e dell'intestino. Vi è anche una specie di microbi necessaria alla vitalità dell'arte, questo prolungamento della foresta delle nostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo. Poeti futuristi! lo vi ho insegnato a odiare le biblioteche e i musei, per prepararvi a odiare l'intelligenza, ridestando in voi la divina intuizione, dono caratteristico delle razze latine. Mediante l'intuizione, vinceremo l'ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori. Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell'uomomeccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell'intelligenza logica." (questo è il m. tecnico fut. della letteratura)

o questa, che conosci di sicuro:

"Contro Venezia passatista
27 aprile 1910

Noi ripudiamo l'antica Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari, che noi pure amammo e possedemmo in un gran sogno nostalgico.
Ripudiamo la Venezia dei forestieri, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell'imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti, semicupio ingemmato per cortigiane cosmopolite, cloaca massima del passatismo.
Noi vogliamo guarire e cicatrizzare questa città putrescente, piaga magnifica del passato. Noi vogliamo rianimare e nobilitare il popolo veneziano, decaduto dalla sua antica grandezza, morfinizzato da una vigliaccheria stomachevole ed avvilito dall'abitudine dei suoi piccoli commerci loschi.
Noi vogliamo preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago italiano.
Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi.
Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l'imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture.
Venga finalmente il regno della divina Luce Elettrica, a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna da camera ammobigliata." (firmato dal gotha del futurismo tutto: Marinetti, Bocioni, Carrà, Russolo)

uno che scrive un manifesto (perché questo era, come altrove dici, non certo una 'letterina') però contravviene alla regole base dei manifesti d'avanguardia, cioè l'autogestione e autodiffusione e invece briga per vie parentali e alla fine PAGA le Figaro (!) perché sia pubblicato, comprandosi dunque una effimera notorietà internazionale nel canale che dovrebbe disprezzare; uno che, conniventissimo (e per due volte poi: non glien'è bastata una) col regime fascista, cioè un regime totalitario, situazione nella quale l'arte NON ci può essere proprio, per diffondere all'estero l'italianità (fu anche 'ambasciatore culturale'
:rotfl: dell'Italia all'estero) si lanciò in un improbabile e ridicolo panegirico sull "ottimismo del Leopardi" (parole sue, eh), uno che sente "l'inanità ridicola della sintassi ereditata da Omero" (e propugna l'uso dei sostantivi a caso, l'abolizione degli aggettivi, gli avverbi e la punteggiatura, i verbi solo all'infinito...insomma, c'è da divertirsi, solo che se era Dada si divertiva/ci divertivamo davvero, invece lui è incapace di ironizzare e si prende terribilmente sul serio, come se 'sta roba fosse davvero plausibile)... Insomma, uno così è chiaro che non ha ragione mai: non ne azzecca una e scrive cose raccapriccianti. Anche la parte del Manifesto che mi hai generosamente riportato, mi ha rinfrescato orrori tipo questo:

"
Volete dunque sprecare tutte le forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?[...] noi, giovani e forti futuristi!

E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!".

La pelle d'oca m'è venuta la prima volta, a 19 anni, quando l'ho studiato (curata poi con lo studio degli altri Manifesti, delle avanguardie serie, non 'sta roba da provincialotti frustrati a causa della grandezza inarrivabile altrui e a caccia di notorietà internazionale che proprio non ne voleva sapere di arrivare, chissà perché) e non scema affatto. Per questo non sono d'accordo. E anche altro (anche l'ignoranza, ad esempio), se la devo dir tutta, solo che tutto questo si trasformerebbe su una pipposissima lezione sul futurismo (il suo avvento, il suo sviluppo, la necessaria caduta e l'effettiva pochezza della portata culturale); già ho scritto troppissimissimo. Se preferisci pensare, però, che io "disprezzi" (parole tue, non mie) "solo perché inneggia alla guerra ed è impregnato di maschilismo", liberissima ;). Non so se è ottusità: a me basta che sia molto, molto, molto ben fondata (dati alla mano), circostanziata, approfondita. A ognuno la sua ottusità :mrgreen:
 

AnnaBlume

capziosina random
Cosa non ti piace?
Io sono razionale e passionale e con un pizzico di follia (come Eros :rotfl::rotfl:):rotfl:
non mi piace questa mortifera dicotomia, l'aut aut. Sono d'accordo con te, insomma, ne avevamo già parlato. :)
 

AnnaBlume

capziosina random
E' che non ci piace l'aggettivo...
Non è utile, è lussuosa :)
per te non è utile. Per me (e per buona parte d'altri, compresi i contemporanei suoi) è più che utile: è necessaria come l'aria. Non solo Leonardo, eh.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Vi leggo quando ho più tempo :mrgreen:
 

Fantastica

Utente di lunga data
Ti ringrazio, AnnaBlume, veramente, e tantissimo, per il tempo che hai dedicato e la messe di cose belle che hai scritto!

Farò anche io una gran fatica, per onorare la tua :)

Non parlo da esperta di arte, nello specifico. Parlo da persona che ama l'arte, ma non ne è esperta. Ci tengo a dirlo, perché mi piace essere anche un po' ignorante per potermi mettere a guardare le cose anche dal punto di vista di chi ne sa meno di me. Pertanto, provo a risponderti, senza osare mettermi sul tuo piano.

Ogni tempo ha l'arte che ha (fisicamente, proprio), nella sua pluralità e nelle sue contraddizioni
Sicuramente. Ma per me ha un valore molto importante sapere che quando Lorenzo Valla pubblicava il suo mirabile saggio sul falso della "Donazione di Costantino" e Poggio Bracciolini scriveva in un brillante latino dalle movenze quasi "parlate" le sue gustosissime lettere dai bagni di Baden o dal Concilio di Costanza il libro più diffuso nelle biblioteche d'Europa era comunque il Martirologio dei Santi. Il tempo ha decretato che il Martirologio dei Santi non merita un posto di primo piano nella storia delle lettere, ma certamente nella storia della cultura sì. La nostra prospettiva di posteri che sanno cosa è successo dopo ci permette di vagliare e scegliere e anche valutare come grande arte ciò che pochi comprendevano al tempo loro, perché schiacciati sul presente, come minimo.
E' il tempo che decide e fa la differenza. Ma il gusto del tempo non è mai stato deciso dalle élites. Le élites hanno semmai deciso il gusto del tempo futuro, di chi sarebbe stato attuale domani. E' perché Firenze all'inizio del Quattrocento era la culla della civiltà mondiale che Donatello osò quello che osò. E non è che poi non abbia più lavorato perché non si ripresero dallo scandalo.
Mi citi poi Benozzo Gozzoli. Il potere dei Medici era all'apice: nessun uomo di potere di buon senso (e Cosimo ne aveva in generosa quantità) avrebbe affidato a un pittore di genio un affresco come quello di Palazzo Medici-Riccardi che è dichiaratamente celebrativo: per celebrare occorre affidarsi alla buona vecchia maniera che non tradisce.
Ma per fortuna esistono anche i pazzi come Giulio II ! Ma ecco: parliamo di committenti che erano mediamente molto colti rispetto alla stragrande parte della popolazione. E sicuramente lanciarono un gusto, ma non credo che di quel gusto fossero testimoni e garanti le folle. Di Raffaello non so che dirti. Per me "La liberazione di San Pietro" è un'opera da sindrome di Stendhal, ma le sue Madonne mi dicono zero. Credo dicessero zero anche a lui. Ma lo statuto dell'artigiano era mutato. L'arte pagava e insomma anche Raffaello aveva uno stomaco da riempire. La moda, forse, nasce proprio con lui e i suoi epigoni (Perugino, appunto). E comunque il Cinquecento è anche suo, sì. E' suo perché è il secolo anche di Bembo, del petrarchismo, della "normalizzazione" e della "norma" come difesa contro l'ansia della fine, che si stava avvertendo. E infatti fu anche il secolo dell'inizio della fine della stagione culturale più feconda e grandiosa che l'Europa abbia mai conosciuto (e forse il mondo). Questo per dire cosa? mah... Per parlare :)

Per l'arte tutta fino all'Ottocento il valore era stabilito, PRIMA che fosse realizzata, dal committente (e stabilito via contratto, addirittura)
Errore. Perlomeno Tiziano stabiliva lui il prezzo. Che il valre dell'arte sia determinato dagli studiosi è molto bello e consolante. Ma non dice nulla del tempo dell'arte, ma di quello degli studiosi, delle loro passioni, delle loro ideologie. Qual è il criterio per cui un Vang Gogh battuto all'asta viene pagato presumibilmente di più di un Gaugin? Dipende dall'anno in cui viene battuto all'asta, direi. Cioè: il valore intrinseco di un'opera lo rintraccia chi di quell'opera si innamora, perché non c'è altro criterio, non c'è un (ma nemmno più di un) criterio intrinseco al manufatto artistico che ne possa decretare il valore. A me Dalì fa schifo, ma piace molto, ma molto di più di Picasso: hai voglia a spiegare a scolaresche in visibilio per le "trovate" degli orologi molli che non valgono un solo tratto della mano di Picasso. Tutta la sapienza del mondo non li convincerà, perché loro guardano con gli occhi abituati alla sorpresa dell'ovetto Kinder anche l'arte... E a me questo interessa. Questo.
La Bellezza va rintracciata, sì, è gli studiosi lo fanno. Non la cogli se non la cerchi, se quello di cui ti accontenti è il tuo "oh!" di meraviglia per gli orologi molli.

Sulla "fruizione" dei molti che è sempre meglio di quella dei pochi ti rispondo con le parole di Leopardi:

Sebbene vedo che quanto cresce la volontà d’imparare, tanto scema quella di studiare.
Ed è cosa che fa maraviglia a contare il numero dei dotti, ma veri dotti, che vivevano contemporaneamente cencinquant’anni addietro, e anche più tardi, e vedere quanto fosse smisuratamente maggiore di quello dell’età presente.
Né mi dicano che i dotti sono pochi perché in generale le cognizioni non sono più accumulate in alcuni individui ma divise fra molti; e che la copia di questi compensa la rarità di quelli.
Le cognizioni non sono come le ricchezze, che si dividono e si adunano, e sempre fanno la stessa somma. Dove tutti sanno poco, e’ si sa poco; perché la scienza va dietro alla scienza, e non si sparpaglia. L’istruzione superficiale può essere, non propriamente divisa fra molti, ma comune a molti non dotti. Il resto del sapere non appartiene se non a chi sia dotto, e gran parte di quello a chi sia dottissimo. E, levati i casi fortuiti, solo chi sia dottissimo, e fornito esso individualmente di un immenso capitale di cognizioni, è atto ad accrescere solidamente e condurre innanzi il sapere umano.


Evviva sempre gli studiosi.

Io non credo che l'arte nota sia una baggianata. Niente affatto. Diffido, semplicemente, dei contemporanei. Perché semplicemente hanno il difetto di essere inesorabilmente contemporanei. Un po' come quando assegnarono le porte al Ghiberti, no? E poi vuoi mettere la differenza tra l'essere contemporanei nel 1401 a Firenze e l'essere contemporanei nel 2014 a New York? Per me la differenza è abissale: coloro che commissionarono le porte al Ghiberti erano comunque un'avanguardia. Oggi chi decide cosa esporre a Chelsea è una marmellata. Ne faccio parte anche io, inesorabilmente. Per cui non tollero nessuna autorità che mi segnali un qualche valore artistico contemporaneo.

Che Marinetti fosse un provinciale e un uomo di merda non nego, ci mancherebbe.
Dico che liquidare certe provocazioni sul passatismo della cultura italiana ha permesso a degli imbecilli di ricostruire il Teatro della Fenice a Venezia esattamente come era, mentre a Parigi, per dire, davanti al Louvre hanno piazzato la Piramide. Non so se mi spiego.:)
 
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Sbriciolata

Escluso
@Fanta, @Annablume

mi gira la testa.
Martirologio dei santi, che lettura interessante mi sono persa:D
 

Sbriciolata

Escluso
verissimo ...anche se fanta colpevolizza gli artisti contemporanei per essere nati oggi e non ieri:singleeye:
Ma è tipo un calendario, leggi il Martirologio di oggi:
8 Maggio
A Milano la commemorazione di S. Vittore ,martire, di origine africana,mentre era soldato nelle milizie imperiali, obbligato da Massimiano a sacrificare agli idoli, abbandonò le armi piegò il collo e venne ucciso con la spada.
A Bisanzio S. Acacio soldato, martire
Ad Auxerre in Francia S. Elladio, vescovo.
Presso il monte Scetim In Egitto S. Arsenio,che si dice sia stato diacono della Chiesa di Roma,il quale al tempo dell’imperatore Teodosio si ritirò in solitudine e ivi praticate tutte le virtù rese l’anima a Dio.
In Francia S Gibriano,sacerdote pellegrino per Cristo dall’Irlanda attraverso la Francia.
A Bourges in Aquitania S. Desiderato, il quale prima detentore del sigillo del re, fu poi vescovo di questa città. Arricchì la sua chiesa delle reliquie del martiri.
A Roma presso S. Pietro S. Bonifacio IV, Papa, che, richiesto dall’imperatore Foca, dedicò il Pantheon in onore della beata Maria ad Martyres, e molto siimpegnò per la disciplina monastica
Nello stesso luogo S. Benedetto II, Papa , amante della povertà,umile,mansuetoe si distinse per le elemosine.
A Verona S. Matrone, eremita, che ,come si dice, condusse una vita dura e di penitenza.
A Roermond in Olanda S.Wiro, il quale si dice che, insieme ai compagni Plechelmo e Odgero , si dedicò alla evangelizzazione di questa regione.
A Saludecio in Romagna il B. Amato Ronconi ,si distinse per l’ospitalità e per la cura dei i pellegrini .
Nel monastero di S. Maria della Serra nel Piceno il B. Angelo di Masaccio, sacerdote camaldolese e martire strenuo difensore della domenica giorno del Signore.
A Randazzo in Sicilia il B. Luigi Rabata, sacerdote carmelitano, fedelissimo alla regola e di grande carità verso i nemici.
- In Canada, la B. Maria Caterina di S. Agostino Symon de Longprey.vergine, delle Suore Ospedaliere della Misericordia, dell’Ordine di S. Agostino, dedita alla cura degli infermi, li confortava e dava loro speranza.
Nel villaggio di Hegne in Germania la B. Ulrica Nisch, vergine delle Suore della Carità della S. Croce. Servì il Signore nel lavoro umile, in particolare nell’aiutare la cuoca, e nella malattia.



anvedi quante cose che si imparano.
365 giorni analoghi, però.
Ah, è in latino, ovviamente, qualche volenteroso l'ha tradotto per renderlo di più facile accesso, date le numerose richieste.
 

Tobia

Utente di lunga data
Temo comunque che i pittori come Botticelli
si ritenessero non artisti, ma artigiani.


Artigiani di base lo sono un po' tutti gli artisti, per forza.

Il falegname costruisce un mobile fine a se stesso; lo scultore concettualizza ciò che scolpisce. Stesso discorso tra un imbianchino e un pittore che esegue l'affresco. Però se l'imbianchino durante un'imbiancatura dovesse tracciare due righe di traverso e di colore diverso, dandogli un significato allegorico, simbolico, concettuale (alla forma e al colore usato)... anche lui in quell'occasione sarebbe artista oltre che artigiano.

In ogni caso, se la bravura dell'artista sta anche nel nascondere il significato di certi segni, allora anche molti traditori sono in un certo senso artisti: riescono a nascondere segni che col senno di poi vediamo si come evidenti, ma che nel durante erano pressoché illeggibili, quasi invisibili anche se ben manifesti davanti a noi.
 
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@lex

Escluso
godetevelo e riempitevi gli occhi di bellezza
Una mostra esaltante e molto ben organizzata. Forse non per chi lavora o é un addetto ai lavori. Ma per un amatore e conoscitore dell'arte a livelli medi direi riuscitissima. La consiglio caldamente
 
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Buscopann

Utente non raggiungibile
Una mostra esaltante e molto ben organizzaya. Forse non per chi lavora o é un addetto ai lavori. Ma per un amatore e in conoscente dell'arte a livelli medi direi riuscitissima. La consiglio caldamente
Ma cosa c'è a Palazzo Strozzi?

A me sarebbe piaciuto andare a Vicenza. Alla Basilica Palladiana c'è la mostra sugli impressionisti. E non mi sarebbe dispiaciuto neppure Bologna dove è esposto per la prima volta in Italia "la ragazza con l'orecchino di perla". Ma col bimbo di 16 mesi mi sa che resterò a digiuno ancora pere un po' di arte :D

Buscopann
 
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