Avevo deciso di uscire definitivamente da questa discussione, perché credo che sia inutile.
In generale è inutile anche parlare di relazioni, perché le persone sempre più (non era così anni fa) non hanno la minima intenzione di smuoversi dal proprio personale punto di vista che li fa sentire a proprio agio, che sia poter fare sesso con chi pare loro, senza alcuna intenzione di considerare il coniuge, sia che sia il desiderio di inveire nei confronti del traditore, senza alcuna riflessione sulle motivazioni. In pochi anni siamo (non mi metto in questa prima persona plurale, ma è solo una forma retorica) diventati egocentrici al massimo, portando a compimento il principio uomo, che è diventato io, misura di tutte le cose.
Leggo ovunque un atteggiamento di scherno nei confronti di ogni principio, religioso, politico, filosofico. Quindi qui non è diverso.
Mi dispiace che questo atteggiamento abbia portato persone con le quali avevo sempre dialogato, anche in privato in modo confidenziale da amici, a stravolgere cose che ho scritto. Forse è utile attribuirmi qualcosa, come presunta avversaria. Come avrebbe potuto Cicerone scrivere le Catilinarie senza Catilina? Ma io non sono Catilina e non rappresento nessun potere da combattere, ma se agli altri piace, non comportando conseguenze nel reale, mi adeguo.
Però sulla scuola sono competente e sono competente della scuola con alunni stranieri. Perché la mia scuola è stata a lungo la scuola con il maggior numero di stranieri e di varietà di etnie. Abbiamo anche avuto una coreana. Per dire una nazionalità rara tra gli immigrati.
Forse la realtà della immigrazione nel quartiere era particolare? Fatto sta che tra i criteri per la formazione delle classi prime (6 anni) oltre a quelli da sempre presenti nella ricerca di formare classi eterogenee all’interno e omogenee tra le altre della interclasse* avevamo aggiunto la diversità di etnie e nazionalità.
Questo per evitare che potessero anche esternamente apparire come classi definibili come la classe dei neri o dei sudamericani ecc.
Quindi si cerca di distribuire i bambini della stessa lingua madre in classi diverse.
La formazione delle classi è un lavoro impegnativo e cooperativo che nella mia scuola viene svolto dagli insegnanti stessi dell’interclasse. Questo ha sempre evitato quelle cosa da Maestro di Vigevano che facevano arrivare il figlio del medico, del farmacista, dell’avvocato tutti nella stessa classe. Cose che accadevano in tempi lontani.
Però le classi si fanno con i bambini che ci sono e fanno parte del bacino di utenza. Da circa trent’anni è comunque possibile iscrivere i bambini dove i genitori desiderano, se vi è la possibilità di accoglierli.
Questo significa che ci deve essere un organico (=insegnanti) e aule sufficienti, senza pregiudicare il diritto di chi abita nel bacino di utenza. Mi pare intuibile che non possa che essere così. Ovviamente anche prima della liberalizzazione delle iscrizioni, i genitori che sceglievano un’altra scuola da quella del bacino di utenza, trovavano vari escamotage. Ad esempio dichiarando il figlio domiciliato dai nonni. Cosa a volte determinata dal bisogno reale che fossero i nonni ad andare ad accompagnare e prendere il bambino. Io stessa non ho fatto le elementari nel mio bacino di utenza perché abitavo al numero civico che mi assegnava a una scuola lontana, mia madre ha scritto il numero civico sbagliato per comodità.
A me fa ridere che poi avesse fatto una raccolta di firme per ottenere una nuova scuola più vicina che venne in effetti costruita, ma quando ero ormai alle medie, però è la scuola dove andai a fare le prime supplenze.
Quindi è difficile che anche in classi con maggioranza di stranieri siano tutti della stessa lingua madre. Dall’esterno può apparire così, ma al massimo ho avuto 2 o 3 bambini della stessa lingua. Inoltre i bambini che arrivano alle elementari (si chiama Primaria da un po’, ma continuo a dire elementari per capirci) hanno al 99% già frequentato la scuola materna (che si chiama dell’infanzia) e hanno pressoché la stessa conoscenza della lingua italiana. Questo perché i bambini di tre anni, età in cui entrano alla materna, hanno un vocabolario ridotto che si amplia proprio dai 3 ai 6 anni.
Quindi non si può creare esclusione di nessuno durante il gioco, momento importante per l’acquisizione della lingua perché momento informale in cui viene accettata l’interazione anche con parole fantasiose o anche solo attraverso gli oggetti.
I bambini di recente immigrazione che non conoscono la lingua costituiscono una esigua minoranza, per questi è previsto un insegnante che organizza gruppi per la prima alfabetizzazione orale. L’ho fatto anch’io donando ore. Comunque l’acquisizione della lingua è straordinarianente rapida, magari fosse lo stesso per gli adulti! Nel giro di un mese hanno acquisito le strutture e un vocabolario di sopravvivenza e poi l’insegnamento fa il resto. Nella mia esperienza con tutte le nazionalità e lingua madre, ho avuto solo una bambina particolarmente lenta che per arrivare alle competenze degli altri ci ha messo un anno. Ma poi ha recuperato benissimo e anche gli insegnanti delle superiori la consideravano una delle migliori. Un alunno davvero in difficoltà era uno dello Sri Lanka, ma arrivato a 10 anni con più bocciature nel suo paese, dove esistono più lingue e un alfabeto complesso, probabilmente dislessico. Ha avuto il sostegno e penso abbia risolto.
Quindi i casi abnormi che diventano notizia sui giornali prevalentemente non esistono. Prevalentemente. Può essere che in qualche realtà particolare, in cui vi è una prevalenza di una nazionalità, ci sia una prevalenza di indiani (nelle zone dove si occupano di allevamento) o di cinesi, in alcune zone della Toscana o quartieri, ma comunque i bambini avrebbero già frequentato la materna.
* criteri per la formazione delle classi: maschi e femmine, nati nel primo semestre o secondo semestre, informazioni da parte delle insegnanti della scuola dell’infanzia su incompatibilità pregresse manifestate, distribuzione dei bambini con 104.