In realtà il mio pensiero credo sia coerente. Nel senso che la terapia, almeno quella cognitivo comportamentale, necessita di avere un'idea chiara di cosa si va a fare durante la seduta e soprattutto quali sono gli obiettivi. La mia critica era mossa a chi va a fare analisi, quindi penso sia tipo terapia psicodinamica, così per esplorarsi e basta. Il rischio che percepisco è quello di perdersi e non concludere nulla. Per non concludere nulla intendo che la terapia non migliora il mio benessere.
La CBT è anche riconosciuta a livello scientifico, l'analisi no.
Questo non vuole dire che a qualcuno non sia utile, ma che io sceglierei la prima.
E prima ho anche scritto che ci andrei prima che il mio rapporto di coppia si incrini, per correggere die comportamenti che metto in atto automaticamente. Non per mettere insieme i cocci in un rapporto che si è disgregato sulla fiducia.
Nel primo caso reputo che gli obiettivi sono facili da chiarire, nel secondo mi sembra più un'esplorazione "esistenziale".
Spero di essermi spiegata meglio
Ti sei spiegata, grazie.
Quello che desidero sottolineare io è che il punto centrale non è il tipo di terapia disponibile, ma sapere cosa si vuole per sé.
Prima di scegliere un percorso, è fondamentale chiarire i propri bisogni e obiettivi: si cerca di rimodulare schemi e comportamenti in modo rapido e misurabile, oppure di esplorare sé stessi e le proprie domande esistenziali, in termini filosofici (chi sono? dove vado? da dove vengo?), a lungo termine?
Se l’obiettivo è la modulazione di schemi automatici o il miglioramento di comportamenti disfunzionali, approcci strutturati e orientati ai risultati, come la terapia cognitivo-comportamentale o la terapia breve strategica, offrono chiarezza sugli obiettivi e strumenti concreti per misurare i progressi.
Se, invece, la richiesta è più esistenziale, riguardante la comprensione di sé, il senso della propria vita o la costruzione di relazioni significative, approcci più riflessivi come la psicologia dinamica possono permettere un’esplorazione profonda e graduale.
Va sottolineato, però, che lo spazio terapeutico non è un luogo in cui qualcuno ha la ricetta o le risposte sul giusto e lo sbagliato. La funzione della terapia è creare uno spazio sicuro e neutro in cui poter osservare sé stessi, capire i propri schemi e sperimentare nuove modalità di pensiero e comportamento, senza giudizio. In terapia non si trovano risposte, ma domande.
Per me, la cura dell’immagine interna ha lo stesso valore di quella esterna: così come investo in epilazione, pulizia del viso e prodotti per capelli, investo nella manutenzione della mia salute psicologica. Quindi il discorso economico vale il tanto che vale.
Ci si perde quando non si hanno chiari i propri obiettivi.
E quando non si hanno chiari i propri obiettivi anche la definizione di benessere è confusa.
La mediazione di coppia, ha funzioni simili.
Andarci per ricomporre necessariamente la relazione, è non aver chiaro l'obiettivo.
Si ricompongono modalità comunicative. Io ritengo che anche lasciarsi in modo non distruttivo sia un ottimo risultato, per dire. E questo ha implicazioni anche sulla parte economica e impatti potenti sulla gestione dei figli.