Bisogna fare gli italiani

perplesso

Administrator
Staff Forum
Per me, di punti di importanza, ne sono stati toccati più d'uno ;)

In primo luogo, quello del cambiamento: siamo un Paese estremamente cambiato negli ultimi 50 anni. Chiacchieravo, al mare, su quanto certi posti fossero più a "misura d'uomo", rispetto a Milano: mi è stato prontamente risposto che il rovescio della medaglia, in quei posti, è che una volta esaurita la stagione del turismo, i giovani non hanno prospettive, e i fortunati al limite campano di rendita ;)
Questo significa una cosa, che poi ha ben ricordato per altri versi @Marjanna : dove sono finite le attività di un tempo? :) Non sempre, mica sempre, nemmeno nei ricordi tramandati.

Prendo a spunto il discorso sull'Arte, che è stato introdotto in quel video: Bruni, siamo un Paese che ha tantissima Arte, ma che manco la conosce ;)
Abbiamo dato i Natali a Fontana, ma se a distanza di decenni domandi alla piuparte cosa ne pensa, la piuparte ti risponde che non lo capisce 🤷‍♀️ .
Dimostrando appieno di non aver capito nemmeno i suoi predecessori :)

E' un male, un delitto? ASSOLUTAMENTE NO, uno può benissimo fregarsene dell'Arte. Ma in un'epoca in cui tutto oramai è globalizzato, in cui Arte sono i famosi nft (in cui non si distingue il supporto dall'opera), vivere un Paese ricco di Arte (come giustamente è stato ricordato) e fottersene non soltanto di chi "siano stati", ma anche di chi SONO, gli Artisti oggi, è assai indicativo di quanto si prenda la Storia senza impararla..... non so come meglio dire. Si sottovalutino - noi per primi - le nostre risorse.

E così davanti all'opera di questo tizio:

I Dormienti - Mimmo Paladino | Comune di Poggibonsi


che - intendiamoci - pure secondo me non è Artista di primaria importanza, ma nemmeno l'ultimo dei cagnassi,

si dice che non a caso le sue opere stanno in permanente a Poggibonsi, e non a Londra o meglio a NY, ergo non valgono.... :)

Se, però, un illustre italiano, che gioca con ironia al "chi copia chi" :) emigrato in America fa questo:

Breath-Statua-in-marmo-di-Carrara-di-Maurizio-Cattelan-1024x683.jpg (1024×683) (lorenzotaccioli.it)


allora dai che se ne parla.

E a proposito di americani, siamo tutti però pronti a indignarci se c'è chi alla fine dice, STRAPAGATO, che questo è tutto ciò che rimane dopo la morte:

The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living - Wikipedia

e però viviamo sempre cercando il nostro pezzettino al sole ;), senza conoscere non solo chi siamo e da dove arriviamo, ma anche come - da quelli che siamo e da dove veniamo - potremmo darci da fare per valorizzare ciò che si ha, di modo che, in un mondo dove tutto è divenuto veramente globale, si possa tuttavia dire che l'Italia ha paesaggi e cultura che oggi sono alla portata di chi, venendo qui, abbia voglia di averne testimonianza diretta da chi, indigeno, le conosce, e non (riprendendo il discorso di @Marjanna ) da un branco di ignoranti ;)
mi piacerebbe sapere in quale parte d'Italia una volta finita la stagione turistica, non ci sono altre prospettive
 

Marjanna

Utente di lunga data
«Posso dire che per me la Bellezza è qualcosa che fa sognare, ma è molto più forte del sogno. E’ un ideale, un miraggio, un enigma.»

Trovo che sia molto bello che tu, in un certo senso, senta di avere "dentro ", quelle vite :)
Guardando il video che hai postato, non ho potuto fare a meno di sorridere vedendo la scultura con cui si apre ;)
Igor Mitoraj , scultore polacco, vissuto un po' ovunque in Europa, morto a Parigi, sepolto per sua volontà in Italia.... ;)
Grazie della nota ;)

Scelto in velocità come video... non era malissimo, considerando che girare video simili comporta un certo impegno.
Non ci ho indagato più di tanto. Poi va tenuto conto che se metti qualcosa di lungo nessuno lo guarda.
Però il video riporta ad un approccio visivo, parliamo di terra, di Italia, mi pareva opportuno metterla in immagine, sia mai ci si dimentichi.

Ad esempio, questo potrebbe essere criticabile, ma un pippone di uno storico io dubito verrebbe guardato, Benigni sa rapportarsi con un pubblico.

 

spleen

utente ?
Al di là del video, che (indipendentemente dall’artista polacco che ha “scelto“ l’Italia) e dalla fierezza di una bellezza che vediamo, ma di cui dovremmo essere custodi, ma non lo sappiamo fare, hai centrato un punto che mi ha colpito.
La mancanza di trasmissione intergenerazionale.
Io credo che il boom, vaneggiato, rimpianto, svilito, abbia fatto sentire le generazioni precedenti povere non solo economicamente, ma senza una cultura da trasmettere. Ancora oggi mi stupisce questo silenzio che ha creato un vuoto che è stato riempito di confusione e banalità.
Io ho avuto genitori che raccontavano moltissimo, dai piccoli episodi, alla grande storia, sempre con una prospettiva storica è una indulgente ironia per personali ingenuità. Un po’ come il bambino Pinocchio guardava il burattino, tanto buffo. Ho capito così in modo “naturale“ che si cambia non solo fisicamente, ma anche nel modo di vedere le cose e si può prenderne le distanze e vedere il presente e anche il futuro con fiducia che il cambiamento può essere sempre compreso.
È un atteggiamento totalmente diverso da quello attuale che vediamo diffuso che oscilla tra nostalgia acritica e demolizione delle generazioni precedenti.
Con “fare gli italiani“ citavo una frase tramandata come detta da Cavour. Ma il Risorgimento si studia più? Il povero Mameli, morto per assenza degli antibiotici, che era davvero pronto alla morte, aspirava a un solo popolo.
Cercavo spunti per ragionare andando oltre la retorica di cui sono ufficialmente state nutrite tante generazioni e trovare un sentire comune.
Per me il fatto centrale è la ricerca di una identità.
L'equivoco di fondo della contemporaneità è che venga definita "personalmente" ovvero che un individuo da solo riesca a definire se stesso seguendo soprattutto i suoi istinti, le sue inflessioni ed i suoi gusti personali, possibilmente indotti in modo acritico dalle mode del momento. ( Non a caso il liberalismo più sfrenato ci vorrebbe tutti apolidi ).
Ma è una illusione, un individuo non riesce a definire se stesso se non "seguendo" il proprio clan, trovando un posto nel mondo che non lo faccia sentire solo parte a se stesso.
Ho usato la parola clan non a caso. Il punto di riferimento di fondo è sempre derivato dalla nostra etologia umana.
L'offerta di riferimenti per definire se stesso, per inserirsi nel flusso del mondo, un tempo, come nel tuo caso, come nel mio caso, era data dalla famiglia, dai racconti di vita, dalla scuola che inculcava il valore della identità civica, specifica, nazionale anche. Ed i riscontri erano omogenei e coerenti.
Era una offerta limitata, se vogliamo, ma è stata sostituita nel tempo da cose ben peggiori.
Definire la propria identità attraverso la capacità di consumo ad esempio.
Definire la propria identità attraverso l'appartenenza a "clan" estemporanei ed in contrapposizione all' altro: Il partito politico, la squadra di calcio...
Definire la propria identità attraverso la contrapposizione sempre e comunque a qualcosa: No vax, no euro, no tav, no vattelapesca. Giusto per rimarcare una diversità da sottolineare a tutti i costi.
Definire la propria identità attraverso una adesione acritica e acostruttiva, trasformandosi magari in fanatici religiosi, demandando la spiegazione del mondo ad un "centro di gravità permanente" che faccia sentire al sicuro e che sollevi dalla fatica e dalla incertezza del pensiero critico.
Personalmente so già che passerò anche il resto della mia vita a scovare e ad allacciare quei nodi, quei fili, anche a volte impercettibili che mi legano al mio passato, personale, culturale e familiare. E' questo impegno che mi definisce come italiano più di ogni altra cosa.
Io non ho scelto fino in fondo cosa essere, posso però cercare in ogni modo di scoprirlo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per me il fatto centrale è la ricerca di una identità.
L'equivoco di fondo della contemporaneità è che venga definita "personalmente" ovvero che un individuo da solo riesca a definire se stesso seguendo soprattutto i suoi istinti, le sue inflessioni ed i suoi gusti personali, possibilmente indotti in modo acritico dalle mode del momento. ( Non a caso il liberalismo più sfrenato ci vorrebbe tutti apolidi ).
Ma è una illusione, un individuo non riesce a definire se stesso se non "seguendo" il proprio clan, trovando un posto nel mondo che non lo faccia sentire solo parte a se stesso.
Ho usato la parola clan non a caso. Il punto di riferimento di fondo è sempre derivato dalla nostra etologia umana.
L'offerta di riferimenti per definire se stesso, per inserirsi nel flusso del mondo, un tempo, come nel tuo caso, come nel mio caso, era data dalla famiglia, dai racconti di vita, dalla scuola che inculcava il valore della identità civica, specifica, nazionale anche. Ed i riscontri erano omogenei e coerenti.
Era una offerta limitata, se vogliamo, ma è stata sostituita nel tempo da cose ben peggiori.
Definire la propria identità attraverso la capacità di consumo ad esempio.
Definire la propria identità attraverso l'appartenenza a "clan" estemporanei ed in contrapposizione all' altro: Il partito politico, la squadra di calcio...
Definire la propria identità attraverso la contrapposizione sempre e comunque a qualcosa: No vax, no euro, no tav, no vattelapesca. Giusto per rimarcare una diversità da sottolineare a tutti i costi.
Definire la propria identità attraverso una adesione acritica e acostruttiva, trasformandosi magari in fanatici religiosi, demandando la spiegazione del mondo ad un "centro di gravità permanente" che faccia sentire al sicuro e che sollevi dalla fatica e dalla incertezza del pensiero critico.
Personalmente so già che passerò anche il resto della mia vita a scovare e ad allacciare quei nodi, quei fili, anche a volte impercettibili che mi legano al mio passato, personale, culturale e familiare. E' questo impegno che mi definisce come italiano più di ogni altra cosa.
Io non ho scelto fino in fondo cosa essere, posso però cercare in ogni modo di scoprirlo.
Certamente l’identità è dinamica, ma con un nucleo centrale nella famiglia. Non è certamente solo una questione di eredità genetica e ci sono anche persone che riescono a trovare una propria identità positiva solo negando l’appartenenza familiare e quindi in negativo, come ad esempio i non-mafiosi, come ha fatto Peppino Impastato.
Siamo sempre individui e liberi nella costruzione della nostra identità.
Non sottovaluto l'importanza della appartenenza a sottogruppi, la città o la squadra di calcio, ma anche le appartenenze ideologiche, religiose, perché si intersecano e sono ugualmente importanti e a volte consentono anche la definizione di ciò che non si è in modo giocoso. Quando ciò non avviene in modo auto ironico, ma fanatico è aggressivo, è solo per debolezza della individualità.
Ma io continuo a pensare al primato della lingua. È attraverso la lingua che stiamo comunicando e ci capiamo, attraverso riferimenti culturali linguistici, tu ipoteticamente potresti essere nero, musulmano, persino vegano (😂 eh l’ironia) ma sarebbe irrilevante nel comprendersi.
 

Varlam

Utente di lunga data
Penso che dipenda da come l’ Italia si sia formata.
Per il desiderio di un élite, non per un sentimento collettivo.
Le nazioni che nascono con decisioni esterne hanno spesso un identità fragile , che non si consolida tramandando nozioni storia o di cultura.
La soluzione di creare uno stato centralista e non federale a fronte delle varie identità che andavano a formarlo, vuol dire che si è preferito una scelta dall’ alto.
Guardate come la politica è in balia di ogni categoria , anche piccola , sufficientemente organizzata. L’unica soluzione proposta da ogni partito è il soddisfacimento di queste richieste.
Nessuno che vive di consenso propone l’ interesse collettivo: perché è poco sentito e non porta voti, anzi..
Piu che un paese siamo un insieme di caste e corporazioni.
Non sto propugnando la secessione , non so se questo migliorerebbe la situazione.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Penso che dipenda da come l’ Italia si sia formata.
Per il desiderio di un élite, non per un sentimento collettivo.
Le nazioni che nascono con decisioni esterne hanno spesso un identità fragile , che non si consolida tramandando nozioni storia o di cultura.
La soluzione di creare uno stato centralista e non federale a fronte delle varie identità che andavano a formarlo, vuol dire che si è preferito una scelta dall’ alto.
Guardate come la politica è in balia di ogni categoria , anche piccola , sufficientemente organizzata. L’unica soluzione proposta da ogni partito è il soddisfacimento di queste richieste.
Nessuno che vive di consenso propone l’ interesse collettivo: perché è poco sentito e non porta voti, anzi..
Piu che un paese siamo un insieme di caste e corporazioni.
Non sto propugnando la secessione , non so se questo migliorerebbe la situazione.
Ma in base a cosa pensi che i contadini di qualsiasi altro paese, che al massimo erano stati alla fiera del paese vicino, avessero competenze geografiche e conoscenze storiche per sentirsi nazione più dei contadini italiani?
Comunque la mia domanda era cosa ci fa riconoscere come italiani.
 

Varlam

Utente di lunga data
Ma in base a cosa pensi che i contadini di qualsiasi altro paese, che al massimo erano stati alla fiera del paese vicino, avessero competenze geografiche e conoscenze storiche per sentirsi nazione più dei contadini italiani?
Comunque la mia domanda era cosa ci fa riconoscere come italiani.
Non pensare che, poiché ai tempi in cui si sono formate le altre nazioni non c’era la democrazia, possano essere nate senza il consenso. Il re costringe con la forza il singolo, non può farlo con un popolo.

Si sono un po’ OT , mi ha tratto in inganno il titolo. Comunque “ cosa ci fa riconoscere come italiani ?” Poco, per lo più illusioni.
 

Marjanna

Utente di lunga data
Al di là del video, che (indipendentemente dall’artista polacco che ha “scelto“ l’Italia) e dalla fierezza di una bellezza che vediamo, ma di cui dovremmo essere custodi, ma non lo sappiamo fare, hai centrato un punto che mi ha colpito.
La mancanza di trasmissione intergenerazionale.
Io credo che il boom, vaneggiato, rimpianto, svilito, abbia fatto sentire le generazioni precedenti povere non solo economicamente, ma senza una cultura da trasmettere. Ancora oggi mi stupisce questo silenzio che ha creato un vuoto che è stato riempito di confusione e banalità.
Io ho avuto genitori che raccontavano moltissimo, dai piccoli episodi, alla grande storia, sempre con una prospettiva storica è una indulgente ironia per personali ingenuità. Un po’ come il bambino Pinocchio guardava il burattino, tanto buffo. Ho capito così in modo “naturale“ che si cambia non solo fisicamente, ma anche nel modo di vedere le cose e si può prenderne le distanze e vedere il presente e anche il futuro con fiducia che il cambiamento può essere sempre compreso.
È un atteggiamento totalmente diverso da quello attuale che vediamo diffuso che oscilla tra nostalgia acritica e demolizione delle generazioni precedenti.
Con “fare gli italiani“ citavo una frase tramandata come detta da Cavour. Ma il Risorgimento si studia più? Il povero Mameli, morto per assenza degli antibiotici, che era davvero pronto alla morte, aspirava a un solo popolo.
Cercavo spunti per ragionare andando oltre la retorica di cui sono ufficialmente state nutrite tante generazioni e trovare un sentire comune.
Spiega meglio cosa intendi con "demolizione delle generazioni precedenti".
Quello che io ho recepito, specialmente nella mia nonna materna, era un guardare ad un "mondo nuovo", che offriva altre possibilità ai propri figli, che permetteva una vita migliore. E non è che il "mondo nuovo" fosse una farneticazione, perchè si basava su cose concrete, come gli elettrodomestici, come le macchine, come poter trovare beni necessari e con ampia scelta in un supermercato. Quella che lei vedeva in sua figlia, era una vita migliore, da signora.
Non è che ogni tanto non mi sia capitato di sentire accenni a cose del passato, ma era "passato". Un passato pesante, credo.
Oggi parliamo di psicologia per ogni granello che vola, ma nel suo passato aveva perso un fratello in guerra, tanto che diede il nome di quel fratello ad uno dei suoi figli. I tuoni le ricordavano le bombe. Cos'altro si portasse dentro, io non lo so.
I ragazzi italiani di oggi, rimangono italiani. Siamo noi che invecchiamo e iniziamo a far discorsi da vecchi.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Penso che dipenda da come l’ Italia si sia formata.
Per il desiderio di un élite, non per un sentimento collettivo.
Le nazioni che nascono con decisioni esterne hanno spesso un identità fragile , che non si consolida tramandando nozioni storia o di cultura.
La soluzione di creare uno stato centralista e non federale a fronte delle varie identità che andavano a formarlo, vuol dire che si è preferito una scelta dall’ alto.
Guardate come la politica è in balia di ogni categoria , anche piccola , sufficientemente organizzata. L’unica soluzione proposta da ogni partito è il soddisfacimento di queste richieste.
Nessuno che vive di consenso propone l’ interesse collettivo: perché è poco sentito e non porta voti, anzi..
Piu che un paese siamo un insieme di caste e corporazioni.
Non sto propugnando la secessione , non so se questo migliorerebbe la situazione.
non esistono nazioni senza un'elite che guidava il processo di unificazione.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Spiega meglio cosa intendi con "demolizione delle generazioni precedenti".
Quello che io ho recepito, specialmente nella mia nonna materna, era un guardare ad un "mondo nuovo", che offriva altre possibilità ai propri figli, che permetteva una vita migliore. E non è che il "mondo nuovo" fosse una farneticazione, perchè si basava su cose concrete, come gli elettrodomestici, come le macchine, come poter trovare beni necessari e con ampia scelta in un supermercato. Quella che lei vedeva in sua figlia, era una vita migliore, da signora.
Non è che ogni tanto non mi sia capitato di sentire accenni a cose del passato, ma era "passato". Un passato pesante, credo.
Oggi parliamo di psicologia per ogni granello che vola, ma nel suo passato aveva perso un fratello in guerra, tanto che diede il nome di quel fratello ad uno dei suoi figli. I tuoni le ricordavano le bombe. Cos'altro si portasse dentro, io non lo so.
I ragazzi italiani di oggi, rimangono italiani. Siamo noi che invecchiamo e iniziamo a far discorsi da vecchi.
Mi riferisco alla moda attuale di accumunare tutti in generazioni, come se non esistessero differenze personali, sociali, economiche, culturali e responsabilità diverse.
 

Tachidoz

Utente di lunga data
Ma in base a cosa pensi che i contadini di qualsiasi altro paese, che al massimo erano stati alla fiera del paese vicino, avessero competenze geografiche e conoscenze storiche per sentirsi nazione più dei contadini italiani?
Comunque la mia domanda era cosa ci fa riconoscere come italiani.
L' Italia è uno stato costituitosi a seguito dell'invasione di uno stato sovrano da parte di un altro stato sovrano. L' identità nazionale non esisteva, a differenza di altre nazioni che hanno avuto secoli per cementare la propria identità e da questo nacque la famosa frase: fatta l' Italia bisogna fare gli Italiani. In Italia infatto vi è una forte identità REGIONALE, rimasta indenne nonostante il passare dei secoli.

Una vera e propria identità nazionale ha iniziato a formarsi durante la prima guerra mondiale, la cerimonia e la processione del milite ignoto fu la prima che accomunò e commosse un Italia intera da nord a sud e questo risponde in parte alla tua domanda.

Ma due guerre mondiali non ci sono bastate per sentirci completamente italiani, basti pensare alla questione meridionale e al razzismo, ancora oggi diffuso, verso alcune regioni del sud Italia. Successivamente la tv ha fatto la sua parte, dando un'identità linguistica alla nazione, limitando in parte l'utilizzo del dialetto proprio di ogni regione e città.

Il calcio ha svolto anch'esso la sua parte con le partite della nazionale.

Quindi la prima guerra mondiale e il milite ignoto prima, la tv e il calcio dopo hanno reso nazione un melting pot regionale che va dalle Alpi all' Africa, dalla polenta al cous cous.
 

Brunetta

Utente di lunga data
L' Italia è uno stato costituitosi a seguito dell'invasione di uno stato sovrano da parte di un altro stato sovrano. L' identità nazionale non esisteva, a differenza di altre nazioni che hanno avuto secoli per cementare la propria identità e da questo nacque la famosa frase: fatta l' Italia bisogna fare gli Italiani. In Italia infatto vi è una forte identità REGIONALE, rimasta indenne nonostante il passare dei secoli.

Una vera e propria identità nazionale ha iniziato a formarsi durante la prima guerra mondiale, la cerimonia e la processione del milite ignoto fu la prima che accomunò e commosse un Italia intera da nord a sud e questo risponde in parte alla tua domanda.

Ma due guerre mondiali non ci sono bastate per sentirci completamente italiani, basti pensare alla questione meridionale e al razzismo, ancora oggi diffuso, verso alcune regioni del sud Italia. Successivamente la tv ha fatto la sua parte, dando un'identità linguistica alla nazione, limitando in parte l'utilizzo del dialetto proprio di ogni regione e città.

Il calcio ha svolto anch'esso la sua parte con le partite della nazionale.

Quindi la prima guerra mondiale e il milite ignoto prima, la tv e il calcio dopo hanno reso nazione un melting pot regionale che va dalle Alpi all' Africa, dalla polenta al cous cous.
Dolore condiviso, massacro trasformato in sacrificio. E poi la lingua standard?
 

omicron

Irritante puntigliosa spaccacoglioni e pigra
Top