Avevo inteso il tuo indirizzo
Il grassetto è la china rischiosa e scivolosa a a cui facevo riferimento. Se lo rileggi, puoi vedere chiaramente l'agglomerato di ansie e desideri che sono raccolti lì dentro.
La Verità, che come dicevi bene tu, nessuno detiene in termini assoluti, è l'ultima delle questioni da gestire...
Sai bene quanto la dinamica osservatore-osservato sia circolare, ed è il confine sottile su cui ci si muove nel setting...sono d'accordo, da fuori si vede. Spesso ad un primo sguardo...ma. Si vede secondo la propria prospettiva. Secondo il proprio vissuto che fa da filtro...e l'inghippo, quella verità sulla punta della lingua, è anche in questo nodo.
Ed è il motivo per cui semplicemente il terapeuta, pur vedendo, osserva...perchè il fine di una terapia non è dire la verità...ma far emergere fuori da dentro...
Penso che parte del delirio di onnipotenza, e del timore che il delirio serve a coartare anche nel terapeuta, riguardi proprio la percezione di aver visto la verità...e per certi versi volerla incanalare secondo un percorso già conosciuto. Manualistico anche. Una cosa che ho imparato da ragazza, è che si ha una valigia degli strumenti, che sono poi gli orientamenti teorici e gli strumenti correlati, ma quella valigia ha la necessità di essere morbida, variabile, adattabile al contesto e all'individuo...e questa è la parte più istintuale che un terapeuta mette in gioco nel setting. Maggiore è l'esperienza, maggiore è la consapevolezza della propria relatività rispetto al paziente. Forse ti farebbe bene sperimentare una morte che è tangente il tuo setting.

E' un fantasma la morte, anche nei terapeuti...il punto è che i pazienti muoiono. Capita. Il terapeuta è presente, tangente. Ma ogni vita fa capo a se stessa. E nessuno può danneggiare irreparabilmente qualcun altro nè men che meno salvarlo da danni irreparabili che semmai emergono nel setting..non so se mi spiego

Ovvio che non ti sto augurando la morte di uno dei tuoi pazienti...ma è una esperienza che caratterizza questo lavoro. Specialmente se viene svolto in contesti "ad alto rischio".
non so bene con chi lavori, che tipologia di pazienti tu abbia...io, nella mia esperienza mi sono convinta che a volte il setting fa emergere danni preesistenti...nulla si crea e nulla si distrugge, per dirla in termini filosofici. E sì, a volte il terapeuta riesce a contenerli...ma partire dal presupposto che sempre ci riuscirà, è un masso nella valigia degli strumenti...irreale fra l'altro.
Non si guarisce l'altro. Semmai gli si fa compagnia nel processo di guarigione che lui stesso attua su se stesso...e quando un individuo sceglie la morte...neanche il miglior terapeuta del mondo ci può far qualcosa.
LA scelta di morte è individuale e intima. Come la scelta della vita.
Nessuno può nulla a riguardo. E io penso sia uno degli apprendimenti di base per chi vuol fare questo lavoro.
Sei molto tecnico...ma è teoria
Le relazioni, i sistemi individuali e familiari si muovono in modo imprevedibile...si possono prevedere certi scarti, ma non le risorse che mano a mano emergono, e che spesso non erano "presenti" (in termini di consapevolezza) neanche in chi le lascia emergere in certi momenti. E mica per magia (anche se io penso sia una parte romanticamente magica della bellezza di poter osservare come gli individui rispondono ai colpi della vita..). Emergono perchè sono prevedibili alcuni percorsi, ma altri, dati dalle intersezioni particolari sono impreviste...e inaspettate.
E' la bellezza dei sistemi familiari...la pratica della teoria per cui il Tutto è maggiore della somma delle parti...e spesso e volentieri è esattamente in quel "maggiore" che si concretizzano strategie inaspettate...magari neanche citate nei modelli funzionali...che essendo appunto modelli parlano del generale e non del particolare...
HO visto sistemi familiari mettere in campo risorse incredibili. Nel bene e nel male. E autoregolarsi mano mano seguendo.
Ecco perchè batto sulla chiarezza.
Che la parola del padre e della madre vale certo di più della parola del terapeuta...mai provato a lavorare coi ragazzetti?
La realtà è che nel labirinto ci sono dentro tutti. Ognuno a suo modo. adulti e non adulti. E o riescono a mettersi insieme e comporre la situazione o semplicemente si faranno male.
Danni irreparabili?
Quasi mai.
E questo te lo posso dire per esperienza individuale. Una forma di riparazione subentra.
Anche la morte è una forma di autoriparazione...solo che noi facciamo molta fatica ad accettarlo. per i nostri fantasmi. Ma i fantasmi sono problema individuale...e quello della morte, nel nostro contesto socio culturale, è piuttosto forte perchè negato e relegato nel "male" assoluto. Cosa che non è....La morte è parte semplicemente della vita.
E spero di non essere fraintesa...non auguro la morte...ma ho imparato ad accettare che quando si fa presente è l'individuo stesso che la sceglie come direzione...ben prima di attuarla. Ci sono diversi tipi di scelte di morte. Quella fisica è l'ultima. E forse la più liberatoria.
Tornando a @
cuoreinfranto, a cui verrà un colpo leggendo tutti questi ragionamenti sulla gravità di situazioni che avvengono quotidianamente...
Loro hanno gli strumenti per risolvere la situazione. In un modo o nell'altro. Pensare di fare tutto giusto è ideale.
Sbaglieranno. E più che tendere al tutto giusto, io sono piuttosto convinta che sia sensato tendere al riconoscere gli errori che sicuramente faranno per metterli in campo come apprendimenti per tutti.
Compresa la figlia maggiore...che ormai sa. Inutile girarci intorno.
E' dentro. E non la si può tirare fuori.
E' stata buttata in acqua...un corpo galleggia, tendenzialmente se non va in panico...ecco.
Tanto vale insegnarle a nuotare. Non hanno molte altre alternative adesso.
E sono tutti a bagna...o nuotano o affogano. L'istinto di vita li porterà a fare il possibile per galleggiare.
L'umiltà della consapevolezza degli errori è un modo per nuotare in quelle acque.
Pensare di fare finta di essere in spiaggia, quando sono tutti a bagna...ecco, quello sì è pericoloso.
Sai, le teorie sono importanti...ma gli individui vivono anche senza. E trovano i loro accomodamenti.
Se ci pensi...i manuali sono stati scritti proprio osservando gli accomodamenti...non prevedendoli.
