Se la storia stessa si trasforma in un cumulo di macerie può essere necessario doversene liberare per andare avanti. Non tutti reggono la sola convenienza della questione. A prescindere dall' età.
Credo che per molti traditi vada proprio così, a prescindere da qualsiasi concezione etica si segua.
La "convenienza" del rimanere insieme ad ogni costo è un retaggio del passato, spesso convenientemente tirato fuori da chi ha qualcosa da far dimenticare o da nascondere o pensa che l'altro tema l' incognita del ripartire da capo.
In ogni caso, la convenienza è un alibi per non vedere la realtà, come un coperchio che si cala sopra un serbatoio colmo di scorie emozionali, problemi non affrontati nel tempo che si vive insieme: un coacervo di piccoli o grandi rimpianti e/o rancori, di molti non detti, di delusioni o aspettative insoddisfatte, di diritti sentiti come calpestati e così via.
Una melma, diciamolo pure, maleodorante. Che rischia di cancellare pure quel trascorso insieme che pulsava di progettualità, di entusiasmo, di attrazione, di passione, amore, che pure ci deve essere stato.
Il problema è che ogni essere umano cambia nel tempo, quello che era attraente o accettabile in una certa epoca non lo è più 10 o 20 o 30 anni dopo. Si creano distanze non colmabili se non si trovano NUOVI punti di equilibrio all' interno della coppia.
@Fenice53 dovrebbe aver capito che, nel suo caso, la moglie ha imboccato con convinzione una strada diversa dalla sua, e lui, persino se lei si convincesse ad accettare una soluzione di "facciata" apparentemente soddisfacente, in ogni caso rischia seriamente di sentirsi solo ed insicuro. Perché non c'è più fiducia come prima tra i partners...
Il tradimento, per quanto sempre scelta eticamente negativa, è l'emersione di un malessere evidentemente non improvviso ma cresciuto e, direi sempre, sottovalutato, che ha logorato la coppia, ha cancellato il "NOI" e fatto emergere esigenze e desideri diversi e non conciliabili. E' solo la punta di un iceberg.
La riconciliazione, quella vera (cioè condivisa) è una evenienza rara, comporta convinzione ed impegno, perché il passato non si dimentica e rimane un peso da portarsi sulle spalle.
Per quanto mi riguarda, dopo averla sperimentata per un paio di anni, ho trovato insopportabile la percezione della solitudine più nera, quella di sentirsi soli pur rimanendo apparentemente in coppia. Si sente la inutilità di un legame ormai spento, dove costa sforzo quotidiano cercare di trovare piccoli accomodamenti, mentre ciascuno dei partners sente di vivere per conto proprio, alternando pochi momenti di relativa tranquillità a molti rimpianti, contrasti ed esasperazioni, in una sequenza che sembra non avere fine.
Tanto vale vivere secondo la propria natura, dico io, e lasciarsi con la serena constatazione che sono più le cose che dividono che quelle che uniscono. Rifiutando di partecipare ad un' ipocrita parvenza di "coppia" che è solo una copertura fragile, persino agli occhi degli altri (figli compresi). Almeno da soli ci si rimette in gioco, si possono sfruttare opportunità ed occasioni di nuovi incontri ed intese che non sono appesantite da un passato ingombrante ed indimenticabile.