A parte che il grigio l'ho introdotto io nel discorso, non sono sicurissimo che in natura chi vive in branco benefici sempre e aggratis del cibo portato dal capo. Anzi più spesso il capo o viene servito e riverito dai cacciatori senza fare un tubo (tipo il leone) o se caccia poi distribuisce il cibo selettivamente ai suoi alleati per mantenere il potere o alle femmine per ottenere sesso (scimpanzè). Tra l'altro in natura, a livello individuale, un predatore senza prede è un predatore morto, perciò fondamentalmente è un parassita, pur se necessario per mantenere l'equilibrio dell'ecosistema, mentre una preda senza predatore camperebbe tranquillamente tutto il tempo che ha a disposizione. Perciò in effetti se le 2 cose sono funzionali a mantenere un certo equilibrio generale, ha senso.
Ma dove avrei scritto “gratis”?
Il parassitismo in natura è una relazione precisa, non una categoria morale da appiccicare a qualunque rapporto di dipendenza. Il predatore non è un parassita: è un predatore. Sono due rapporti biologici diversi. Il parassita vive a spese dell’ospite, di norma senza ucciderlo immediatamente; il predatore cattura e uccide una preda. Chiamare “parassita” un predatore perché senza prede muore significa confondere categorie diverse.
Tra l’altro hai scelto proprio un esempio pessimo, perché nel caso dei leoni il maschio residente non è semplicemente quello che “non fa un tubo” mentre le femmine lavorano per lui. Le leonesse cacciano più spesso, certo, ma il maschio ha una funzione di presidio, difesa del territorio e protezione del gruppo dalla concorrenza di altri maschi. Quando un maschio dominante viene spodestato o muore, il branco può subire conseguenze pesantissime: nuovi maschi, cuccioli uccisi, femmine aggredite, assetti sociali completamente ribaltati. Non è “uno mantenuto”, è una divisione dei ruoli, brutale quanto vuoi, ma sempre divisione dei ruoli.
Il problema di fondo, però, è un altro: umanizzare gli animali e poi animalizzare gli esseri umani porta quasi sempre fuori strada. Gli animali non ragionano secondo categorie morali, giuridiche, economiche o politiche. E gli esseri umani, soprattutto sul piano sociologico, funzionano in modo infinitamente più complesso.
Nella società umana ci sono linguaggio, istituzioni, diritto, denaro, famiglia, reputazione, cultura, ideologia, rapporti di produzione, gerarchie simboliche, obblighi giuridici e convenzioni sociali. Non siamo un branco che si limita a spartire carcasse dopo la caccia.
Per questo l’identificazione tra leader, padrone, capo o figura dominante e “predatore alfa” è una grandissima cazzata. La dominanza, in natura, non coincide necessariamente con la predazione. Esistono gerarchie anche tra erbivori, uccelli e specie sociali che non c’entrano nulla con l’immagine del carnivoro grosso che sbrana tutti. “Alfa” non significa “predatore”: significa posizione dominante dentro una struttura sociale specifica, e cambia completamente da specie a specie.
Quindi eviterei proprio queste commistioni tra animali ed esseri umani. Se vuoi parlare di potere, sfruttamento, dipendenza, gerarchia o comando nella società umana, usiamo categorie umane. Tirare in mezzo leoni, scimpanzé, predatori, prede ed ecosistemi serve solo a rendere più colorita la metafora, non a renderla più corretta.
E, già che ci siamo, eviterei anche di parlare di “ecosistema” sociale come se fosse la savana. L’ecosistema sociale degli esseri umani comincia con gli esseri umani e finisce con gli esseri umani, con buona pace di canari, gattari e animalisti vari.